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28 settembre 2026

EP & SINGOLI SETTEMBRE 2026

Tree ep molto belli per cominciare: il ritorno del songwriting piacevole ed intelligente di Lande Hekt, il debutto dei super promettenti The Danphes e l'indie pop dinamico con un tocco di elettronica di COOL HEAT. 

Tra i singoli: il pezzo migliore che Soccer Mommy abbia mai scritto, il ritorno dopo un milione di anni dei mitologici Language of Flowers, l'eleganza dreamy di Flower Face, le melodie sfrigolanti degli Hidden Eyes, l'indie pop canonico di Dreamcoaster, il Giappone dolcemente shoegazer di The Big Sleep, l'Indonesia C86 di The Interpretaion Culture e quella power pop di Meraung, l'ennesimo pezzo splendido di Absolutely Yours...

EP

SINGOLI

 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 
 

03 settembre 2026

Hazel English - Conversations EP REVIEW

Cosa altro dire di Hazel English che non abbiamo già scritto ampiamente dai suoi esordi fino ad oggi? L'abbiamo davvero vista maturare, singolo dopo singolo, ep dopo ep, dalle prime copertine in cui, appena sbarcata in California dalla natia Australia, campeggiava giovanissima con la frangetta e i capelli raccolti con il cerchio e una valigia di fianco, fino alle ultime in cui mette insieme una timida sensualità e la semplicità della ragazza della porta accanto.

Al di là di un (azzardato?) passo laterale stilistico corrispondente all'unico suo vero album (Wake Up!) Hazel non è in fondo così cambiata dai suoi esordi: il suo dream pop aereo, leggiadro, dinamico e cristallino è in fondo lo stesso di dieci anni fa, solo più rotondo e rifinito; e il medesimo è il nucleo narrativo delle sue canzoni, che sono immancabilmente canzoni d'amore, appassionato o deluso che sia, semplici e oneste canzoni d'amore, ovvero l'abc stesso della musica pop, spogliato da ogni pretesa di una complessità poetica che con una musica come questa farebbe necessariamente a pugni. 

Hazel, lo sappiamo, predilige la pubblicazione frequente di nuovi singoli e la loro raccolta in ep. Conversations è - se conto bene - il quinto ep della "regina del dream pop" e contiene sei pezzi che riprendono con nonchalance il discorso sospeso (ma mai interrotto, ci sono state anche delle cover formidabili) dopo Real Life. 

C'è la voce di miele che conosciamo. Ci sono le ricche e sfavillanti trine di chitarre jangly ordite con paziente sapienza dall'immancabile Jackson Phillips / Day Wave. Ci sono le melodie circolari che trascinano nelle loro delicate spirali, dall'inizio alla fine. 

L'elemento (parzialmente) nuovo è forse un'insistenza maggiore sul pedale catchy rispetto al passato, tanto che la micidiale infilata iniziale Different Story - Conversations - Gimme - Calgary mette davvero in fila quattro delle canzoni più piacevoli, vivaci e corrusche che Hazel abbia mai scritto. Nell'ordine: un pezzo ironico su un amore finito, uno su un amore che riemerge dal passato, uno sulla paura di innamorarsi, uno che esalta il topos amore-natura. Giusto per intenderci subito sul fatto che Hazel è la più "romantica" delle singer songwriter indie pop di sempre. 

E non che la successiva Baby Blue - che ha l'allure morbidamente retrò delle cazoni di Wake Up! - e la conclusiva Phone Boothe - che sostanzialmente è una love ballad (duetto compreso) talmente soffice che potresti sprofondarci dentro come in un'enorme coperta calda - raccontino storie differenti: le "conversazioni" di Hazel vertono sempre intorno a faccende sentimentali e stanno dentro quella cornice deliziosamente jangly che dicevamo. 

In definitiva? Beh, il giudizio su Hazel English è sempre difficile perchè da parte di chi scrive c'è un'affezione profonda e di durevole verso la sua musica, il suo stile, la naturalissima eleganza insita in qualsiasi cosa scriva, faccia o dica (e comprendo tutti i suoi video, che sono sempre molto curati e amabilmente Hazel-centrici). 

Conversations possiede immutata quella magia che sappiamo: è a suo modo una piccola collezione di piccole perfette pop songs. E Hazel tiene ancora ben stretto in mano il suo scettro dream pop. 

08 luglio 2026

Attic Ocean - I Promise I'll Try Everyday EP REVIEW


Se mi chiudeste di farvi un nome su chi può essere in questo momento il gruppo più forte del dream pop europeo, la risposta ce l'ho in serbo già da un po' di tempo: gli Attic Ocean da Düsseldorf, Germania. 

I Promise I'll Try Everyday è il terzo ep della band guidata da Hannin Nasirat e idealmente porta a piena maturazione un percorso stilistico iniziato con i due precedenti Retriever e The Heavy Blue And Then After. 

Il mondo in cui i cinque giovani musicisti tedeschi hanno cominciato a muoversi è quello dello shoegaze, ed è ancora evidente nel denso tessuto di chitarre e nelle costruzioni emozionali in crescendo che spesso e volentieri caratterizzano i loro pezzi (qui l'ampia e scenografica Sun può essere un buon esempio). 

La delicatezza intrinseca e l'aerea leggerezza di ogni canzone è però saldamente di marca dream pop, e bastano episodi come Aurora o Coastal per farci rendere conto che gli Attic Ocean giocano nello stesso campionato di gruppi di primo piano come Bleach Lab, Swim School, The Blue Herons o i connazionali Roller Derby, ma anche che possiedono quella attitudine gioiosamente catchy di tante band orientali (Softsurf, Monn In June...). 

Tre cose mi colpiscono profondamente negli Attic Ocean, tutte in qualche modo collegate. La prima è la perfetta e corrusca eleganza del loro suono, ovunque rotondo, soffice e dinamicamente coerente. La seconda è la voce di seta di Hannin, che di quel suono sembra essere il vero motore. La terza è la vitale, energica ed energetica luminosità che ogni pezzo riesce ad emanare, dall'opening Could It Be You (che a me ricorda tantissimo i miei adorati Night Flowers) in avanti. 

Una delle cose più belle uscite nel 2026 senza dubbio alcuno. 

30 giugno 2026

SINGOLI & EP GIUGNO 2026

 L'apertura nella nostra collezione di questo caldissimo inizio estate è per forza l'ep degli straordinari she's green, che mette insieme i singoli usciti nei mesi scorsi ed è una grande prova di maturità. ma c'è anche lo split ep con il quale ritornano dopo una vita i Cat's Meaow e gli Autocollants. 

A seguire tante belle canzoni, dai tedeschi Attic Ocean (sempre più in rampa di lancio) agli Apartamentos Acapulco che rifanno Scarlett dopo 10 anni (l'album nuovo uscirà a settembre). E sì, c'è anche un pezzo nuovo della regina Hazel English...

Titoli di coda con una cosa che con l'indie pop c'entra poco, ma ogni volta che la riascolto mi fa commuovere: il folk pop in purezza di Babehoven. 

   


 

 












 






20 giugno 2026

Nuovos Mundos - Este Invierno EP REVIEW


A volte due buoni dischi capitano esattamente nello stesso momento ed uno dei due finisce inaspettatamente per mettere in ombra. In questo caso fra l'altro due dischi pubblicati dalla stessa label, quella piccola multinazionale indie che è la iberica Meritorio Rcords. 

Ad avere la peggio è stato Don't Give Up degli olandesi Maureens, un album di jangle pop un po' retro, raffinato e piacevolissimo, ma che in definitiva non mi ha lasciato molto. 

Dall'altro la travolgente ruvidezza lo-fi dei madrileni Nuevos Mundos, che mi ha letteralmente fatto innamorare del suo spirito obliquo a metà fra l'indie americano dei '90 (quello dei Pavement e dei Dinosaur Jr. per intenderci), la libertà melodicamente elettrica dei Jesus & Mary Chain e la neopsichedelia degli Spiritualized, citati spesso dalla band insieme ai Galaxy 500 come principale modello di riferimento.

Este Invierno, che è in realtà un ep lungo e fa seguito ad un interessante album di debutto omonimo uscito nel 2025, è il classico disco che parte sornione e a poco a poco ti salta addosso con una serie di pezzi che ti fanno letteralmente alzare sulla sedia. 

La raccolta funziona come una macchina del tempo rovesciata, mettendo insieme quattro pezzi nuovi nel lato A e la riedizione delle tre canzoni contenute nell'ep di debutto uscito ben 4 anni fa nel lato B, e può servire come ideale vetrina per chi vuole approcciarsi per la prima volta ai Nuevos Mundos.

Se quindi i primi tre episodi - principalmente la esplosiva Burofax - preparano il campo con una generosa messe di chitarre distorte e con al centro la voce fragile ma molto espressiva di John Galilea, vero motore del gruppo, a partire da Ya Està Bien - vero omaggio allo stile dei fratelli Reid - i madrileni mettono la quinta e piazzano una serie di piccoli anthem alternativi che mi fanno riflettere ancora una volta su quanto sia ancora avanti l'indie pop spagnolo rispetto alle scene di buona parte dei paesi europei. 

Domingos En Casa è un pezzo di debordante vitalità post punk: semplice e dritto come una spada nel suo procedere squadrato alla Ramones, perfettamente entropico nella coda di distorsioni quasi shoegaze. Una meraviglia! 

Invitada parte come una canzone degli Alvvays ma poi prende una strada che ha sfumature cantautorali e si muove con una grazia bizzarra verso un altro splendido crescendo elettrico. 

Mis Plantas è infine una larga, emnozionante ballata di non-amore di commovente delicatezza, che mostra in modo definitivo il grandissimo valore del songwriting di Galilea. 

07 giugno 2026

Stay Lunar - The Middle Of The End EP REVIEW

Tre anni fa ricordo di essermi davvero innamorato del dream pop catchy e scenografico degli Stay Lunar: l'ep When The Sun Sets era ed è uno scrigno di pezzi potentissimi e magnificamente orecchiabili. 

Da allora la band di Bristol ha pubblicato alcuni singoli ed arriva oggi ad un nuovo ep (ci saremmo aspettati un album a questo punto, ma pazienza...) che riparte esattamente dal punto dove eravamo rimasti.

Harry Leigh e compagni hanno pienamente in mano il loro stile peculiare e ormai facilmente riconoscibile: grande enfasi sui synth, layers di chitarre che si sovrappongono con intelligente dinamismo, basso e batteria che creano densità sullo sfondo, melodie di accesso immediato veicolate dalla voce sempre leggermente filtrata di Harry e dalla coralità angelica di Holly De Salis. 

Se il pezzo-signature del precedente ep era senz'altro I Like It Whene You're Not Around (riascoltatelo!), qui ce ne sono almeno due che da soli valgono il viaggio: la soffusa ballata con spettacolare crescendo finale Metro Song, e la muscolare, quadrata, synth-driven e perfettamente emozionale Here With You, che può rappresentare bene quello che i cinque di Bristol stanno facendo. 

Ovviamente, una grande conferma!

28 marzo 2026

Meraung - Change EP REVIEW

Da qualche tempo mi capita sempre più spesso di ascoltare band indonesiane. Lo sostengo già da parecchio: il presente (e forse il futuro) dell'indie pop sta da quelle parti. Si avverte chiaramente che laggiù c'è un fermento di piccole label curiose e di gruppi usciti dalle cantine che suonano le loro chitarre come potevano fare tante band della provincia inglese o americana tra fine '80 e inizio '90.

I Meraung, che sono basati a Bogor (nei dintorni della gigantesca Giacarta), hanno - rispetto a tanti altri connazionali che ho sentito - una marcia in più. Pur venendo, come è giusto, da esordi del tutto DIY e lo-fi (il primo acerbo ma promettente ep Merah Di Tiga lo testimoniava in pieno), la band di Nadya Roshalina suona oggi con un livello di forza, qualità e confidenza per nulla lontano dai grandi del dream pop di oggi come i Bleach Lab, i Rocket Rules, gli Swim School, gli Apartamentos Acapulco o i Say Sue Me più elettrici.

I cinque pezzi di Change sono davvero una compatta e liberante sferzata di energia intrisa di dolcezza shoegazer, e sembrano quasi generarsi l'uno dall'altro in un flusso unico di luminosità cosmica. Every Little Light, non a caso l'episodio centrale del disco, può essere un ottimo esempio del dream pop dei cinque indonesiani: chitarre sature, morbido dinamismo, la delicatezza vocale di Nadya che mette al centro una melodia di studiata e cantilenante semplicità, una struttura perfettamente circolare in cui strofa, bridge e chorus si invorticano l'uno dentro dentro senza soluzione di continuità. L'effetto è una luminosa immediatezza che riverbera in ogni singola nota dell'ep, dall'incalzante inizio Moment With You fino allo scenografico, esaltante e quasi sopra le righe finale di Together We Thrive.

Fino a questo momento, la cosa più bella uscita nel 2026. 

24 marzo 2026

Daydream - Trace EP REVIEW

Non c'è nome più dream pop di quello scelto da Chloe Kauffman Trappes per la sua band, ed in effetti c'è una dichiarata adesione al genere da parte del gruppo di Glasgow. Tuttavia, fin dal toccante ep d'esordio Bittersweet, che data al 2022, gli scozzesi avevano dato un taglio molto personale alla loro "musica sognante", basandosi su una dimensione acustica, delicata e soffusa che ricordava maggiormente lo slowcore e si muoveva in una dimensione cantautorale di artigianale essenzialità.

Trace, secondo ep dei Daydream, riparte dalle stesse atmosfere, ma rappresenta davvero un notevole movimento avanti per il songwriting intimista ed emozionale di Chloe. Il passo è lo stesso, lento, meditativo, vagamente ipnotico e vicino in fondo alle lezione dei Mazzy Star (altra band che ha interpretato il dream pop in un modo peculiare), ma la capacità di apertura che hanno le nuove canzoni è diversa. Dopo la dolce malinconia un po' radioheadiana dell'iniziale Every Time e la grazia solenne punteggiata dal pianoforte della lunghissima Trace, è soprattutto con la spettacolare, emozionante e catartica Proximity che i quattro scozzesi decollano, liberando la tensione e l'elettricità che gli altri quattro pezzi hanno trattenuto fino a quel punto. 

21 febbraio 2026

SINGOLI & EP FEBBRAIO 2026


 

05 febbraio 2026

Nadadora - Mañana y Siempre EP REVIEW

Anche se sono trascorsi vent'anni esatti, mi ricordo bene quando scoprii questa band spagnola chiamata Nadadora che assomigliava tantissimo ai Mojave 3 (all'epoca erano forse la mia band preferita) e che faceva un dream pop intrecciato con il folk di straordinaria dolcezza. 

Il quintetto galiziano ha fatto musica fino al 2012, evolvendo a poco a poco il proprio stile verso una dimensione più elettrica e scenografica: Luz Oscuridad Luz, l'ultimo album pubblicato prima dello scioglimento, è un piccolo capolavoro che varrebbe davvero la pena di riscoprire.

Se non fosse stato per un prezioso consiglio (gracias, Vini!) mi sarei perso questo ritorno in grande stile dei Nadadora di cui, mea culpa, non mi ero neppure accorto. 

Da qualche anno Sara Atán e Gonzalo Abalo hanno infatti ricominciato a scrivere e suonare insieme, e le sei canzoni di questo Mañana y Siempre (il titolo è un omaggio ad un libro di Jon Fosse) sono il frutto eccezionale della (imprevista e graditissima) rifondazione dei Nadadora. 

Stilisticamente, già a partire da 1997 e Bailaremos, i pezzi che aprono la raccolta, è evidente come la band gallega riparta in buona sostanza dal punto esatto in cui aveva deciso di scomparire: un dream pop soffice e poderoso al tempo stesso, arioso e dinamico, valorizzato dalla voce magnificamente matura di Sara.

Se le somiglianze con i connazionali Appartamentos Acapulco in Aparecer, che è episodio più catchy e dirompente del disco, sono piacevolmente evidenti, nei pezzi successivi emerge invece il lato più sfumato ed avvolgente dei Nadadora, quello degli esordi, dove chitarre, synth e linea vocale convergono a disegnare un paesaggio di raffinata ed eterea morbidezza. 

09 gennaio 2026

Tre band indonesiane: The Fabulous Friends, Candy Kisses, The Interpretation Cultures

In questi primi giorni del 2026 - sarà un caso, ma forse no - tutta la musica nuova (e bella) che mi è capitato di ascoltare viene dall'Indonesia. Abbiamo già avuto modo di dirlo e lo ripetiamo: il fermento indie dopo che c'è da quelle parti è davvero paragonabile alla scena britannica originaria di fine '80, quella della Bristol della Sarah Records e della Glasgow della Postcard, per intenderci. C'è, da quelle parti, tutto un fiorire di piccole etichette che da anni fanno uno splendido lavoro di scouting pubblicando i dischi di band che in sostanza registrano davvero tra la cameretta e la cantina con mezzi a dir poco di fortuna e tengono viva un'idea di post punk essenziale e melodico, che a quella scena che dicevamo si ispira in modo diretto. 

Cominciamo allora con The Fabulous Friends, band di cui non so assolutamente nulla ma che nel suo album A Little Spring Of Gentile Pop interpreta alla perfezione quella che potrebbe essere la definizione da dizionario della musica del termine "twee pop". Nove pezzi di una delicatezza jangly quasi naïf, voci maschile e femminile come canone vuole, tamburines e glockenspiel come piovesse, un senso della melodia totalmente fuori dal tempo ma assolutamente adorabile.


L'ep Truth We Avoided è invece il disco di debutto dei Candy Kisses, che sono un quartetto ed hanno un'anima più rock, decisamente tangente allo stile catchy spontaneo e arrembante dei gruppi C86. Sei pezzi di guitar pop ruvido nei mezzi ma dal cuore morbidissimo.


La band più interessante del terzetto di oggi è però The Interpretation Cultures, un collettivo nato molti anni fa intorno a Fadhli Rafq Al-Fath che ha già in verità pubblicato diverse cose. Fra le tante band indonesiane che mi è capitato di sentire, mi sembra quella con la cultura di base più vasta e la personalità più forte. Lo stile della band parte senz'altro da Jesus & Mary Chain e Ride, ma si allarga di volta in volta saccheggiando l'intero canone indie pop degli '80-'90 ed arrivando volentieri a citare la scena di oggi.

Se volete scoprirli, consiglio di partire da questo ep intitolato The Interpretation Of Indiepop Cultures, che contiene un pezzo formidabile come The Molly Pop Song (sì, il riferimento è a Molly Rankin, chi altri!) ma anche altre gemme come Distraction e My Life Is Better With Indiepop (cover di Anselmus, altro artista artista locale, e titolo a dir poco programmatico a cui ci sentiamo di aderire).


L'album di debutto di The Interpretation Cultures, uscito fresco fresco, si intitola invece There's A Light That I Will Never Have, con citazione evidentissima ed ironica degli Smiths (che ritroviamo poi nelle chitarre alla Marr di Walzing Out In Blue, più che citazione in questo caso). Fadhli e compagni sono potenzialmente la band indie pop perfetta: hanno un senso melodico immediato e obliquo (e vagamente stonato), le chitarre sempre croccanti e sapientemente intrecciate, un misto di energia pura ed umore crepuscolare, un'attitudine super artigianale ma al contempo una cura produttiva non esibita ma evidente. Ben 14 pezzi nell'album, senza un momento debole. 

22 ottobre 2025

Motifs - If This House Was Bigger EP REVIEW

Ne hanno fatta di strada i motifs dalla natia Singapore fino ai mitici studi islandesi Sandlaugin per registrare i quattro pezzi di questo loro ep. D'altra la band asiatica è abituata a farne di strada (nella sua breve ma determinata carriera ha suonato ovunque) e l'idea di andare a costruire le proprie canzoni nel luogo dove l'hanno fatto i Sigur Ros deve essere stata un traino eccezionale.

I motifs fanno parte di quel frizzante vigoroso movimento indie pop di Singapore che da anni spedisce nel mondo band di grandissimo talento, dai Subsonic Eye ai Blush, accomunate da un amore per i paesaggi sonici vasti e le chitarre sfrigolanti. 

Nel caso del gruppo di Elspeth Ong, le chitarre sono davvero i pilastri gotici di un'architettura che spinge sempre verso l'alto (il titolo dell'ep è emblematico in questo senso), realizzando quella che può sembrare una versione shoegaze del dream pop malinconico e corrusco dei Bleach Lab. Nella distesa dimensione di quasi ogni pezzo (Maybe In Another Dream viaggia verso i 7 minuti), i motifs hanno infatti l'ambizione di essere molte cose allo stesso tempo: eterei e rudi, sognanti e disturbanti, senza perdere però mai dalle mani una programmatica barra melodica che conduce ogni episodio in porto con grande facilità. 

Bello, suggestivo, potente. 

30 settembre 2025

SINGOLI & EP SETTEMBRE 2025

Cominciamo con lo straordinario EP dei francesi ocean of embers e il loro dream pop intriso di suggestioni shoegaze: tre canzoni soltanto, ma lunghe e formidabili! A seguire quello dei sempre ottimi Swim School.

EP

 


SINGOLI

Nella sezione singoli, la lista più lunga da quando esiste questa sezione sul sito!
Dalla dolcezza infinita della regina Hazel English ai miei nuovi indonesiani preferiti Crayon Case, dagli interessantissimi olandesi Biatlòn al ritorno degli Apartametos Acapulco, e poi tre pezzi tre dei Club 8 e due di Swiss Portrait... 
Mai come stavolta è davvero una collezione "mondiale": dalla Singapore dei Motifs alla Germania dei Clear Coast, dal Belgio di Stoop Kid al Manitoba dei Living Hour e alla Francia di My Raining Star... 
A chiudere due cover fantasmagoriche: le Hinds che rifanno nientemeno che Charli XCX e i Ducks Ltd. che omaggiano la più bella canzone dei Camera Obscura!























15 settembre 2025

Rocket Rules - Rocket Rules ALBUM REVIEW

L'omonimo debutto dei Rocket Rules non è in realtà un album ma - come spesso accade - l'unione di due ep già editi: Immediately and Without Esitation e Rocket Rules. La sempre preziosa Shore Dive Records li ha intelligentemente fusi insieme costruendo quella che, per chi non conosce il duo di Melbourne, è una piccola antologia comoda e completa. 

Baxter Barnham e Rachael Lam si muovono con grande naturalezza in un terreno che sta fra lo shoegaze più morbido e il dream pop: poderosi muri di chitarre sui quali fioriscono melodie di suggestiva dolcezza, secondo la lezione dei Pains Of Being Pure At Heart. Una interessante cover di Pacer dei The Amps di Kim e Kelly Deal non può che riportarci anche allo stile fragoroso e immediato delle Breeders e dell'indie dei '90 in generale. 

Otto pezzi in tutto, artigianali nella fattura, molto coerenti stilisticamente e intrisi di un innegabile e contagioso entusiasmo creativo. 

11 agosto 2025

Bleach Lab - Close To The Flame EP REVIEW

Quanto i Bleach Lab siano bravi, beh, lo diciamo credo fin da A Calm Sense Of Surrounding, cioè l'ep che li ha sottratti da una dimensione totalmente artigianale e ha mostrato al mondo la loro via personale e riconoscibilissima al dream pop. 

Dopo la consacrazione definitiva del loro album di debutto, Jenna Kyle e compagni tornano a sorpresa con un nuovo ep, questo Close To The Flame, che contiene cinque pezzi perfettamente "alla Bleach Lab": romantici e scenografici, levigatissimi e quasi patinati nella confezione, malinconici e catartici nel loro essere notturni e super melodici, ricchi di quel retrogusto 80's che oggi è ovunque ma i quattro inglesi trattano come una parte essenziale del proprio dna. 

Lo stile che il gruppo di Londra si è costruito in questi anni è in fondo esattamente questo e, se possibile, viaggia a vele spiegate verso una dimensione che è sempre meno indie e sempre più apertamente pop, fragorosa nella sua esuberanza elettrica come ci si aspetta da loro (l'esplosione di I Could Be Anything fa effetto, eccome), ma al contempo orientata verso un'iper produzione che punta a sparare luci da ogni nota e a far emergere con prepotenza (e giustamente) il fascino vocale di Jenna. 

Può anche darsi che in termini di purezza qualcosa si sia perso dalle prime cose, ma poi a ben vedere Drown è una canzone pazzesca che ti viene voglia di ascoltare a nastro per dieci volte consecutive, Feel Something ha una dinamica ed una tridimensionalità di suono di cui solo i BL al momento sono capaci e In Your Arms ti getta in braccio ad un romanticismo che è quasi eccessivo ma alla fine dei conti non può non piacerti.  

01 agosto 2025

Fragile Animals - Tourist EP REVIEW


Nel 2023 l'uscita dell'album di debutto dei Fragile Animals mi aveva talmente colpito che alla fine dell'anno Slow Motion Burial era finito tranquillamente nella lista ristretta dei dischi dell'anno. 

Del gruppo australiano (un duo di base, oggi quartetto) avevo amato quella capacità di essere formalmente perfetto ed emotivamente scenografico che è tipica di band di forte impatto come Bleach Lab, Basement Revolver o Wolf Alice.

Il nuovo ep Tourist ci riporta alla grande nel mondo di chiaroscuri dei Fragile Animals con sei pezzi che ancora una volta mettono in luce la eccezionale bravura di Victoria e Daniel nel costruire i loro crescendo notturni, che scintillano di chitarre che partono sempre atmosferiche in un intreccio sottilmente obliquo ed esplodono a poco a poco di fragore elettrico (prendete l'avvolgente Sending Flares come esempio). 

Non c'è dubbio che la voce delicata e determinata insieme di Victoria Jenkins sia un notevole plus stilistico della band (in Into It è davvero una luce baluginante nella notte), ma sono soprattutto il mood oscuro, quasi drammatico (Allergic), e l'energia catartica di tutti i pezzi a rendere il gruppo di Brisbane così efficace ficcante in ogni cosa che fa. 

30 giugno 2025

SINGOLI & EP SUMMER IS HERE EDITION

La nostra collezione di inizio estate si apre stavolta con gli ep, e in particolare con il guitar pop frizzante e deliziosamente obliquo dei californiani Whitney's Playland. Californiani, ma più morbidi e sfumati, anche i Pennys. Affascinante lo shoegaze "classico" (alla MBV) dei taiwanesi The Giraffe Told Me In My Dream. A seguire il post punk in purezza dei Rainwater e tre splendide canzoni nuove della nostra favorita Amy Bevan, ovvero Broken Dreams Club. Tre pezzi anche nelle di Michele Cingolani, ovvero Waving Blue.

 

 





Nella sezione singoli le cose più interessanti sono il dream pop raffinato dei malaysiani Commemorate e l'indie pop frizzante dei brooklyniani Diary. Poi un nuovo pezzo dei The Kind Hills, affascinante e obliquo come sempre e il guitar pop elegante dei Films On Song.  La vera grande notizia è il ritorno degli Heavenly, ma c'è anche un pezzo da novanta come Fazerdaze ed un altro ritorno attesissimo, quello dei Fragile Animals. A chiudere i miei spagnoli preferiti, Pàlida Tez. 













08 giugno 2025

Sloe Noon - All Feelings No Technique EP REVIEW

All Feelings, No Technique è senz'altro uno dei titoli più arguti, ironici (e forse programmatici) in cui mi sia imbattuto in tanti anni. Non che la musica di Anna Olivia Böke sia priva di tecnica - tutt'altro! - ma non c'è dubbio che sia piena di passione. Una passione che l'artista tedesca ha coltivato sia in patria che a Brighton, dove ha studiato e si è mescolata con la nutrita scena indie locale.

Arrivata al terzo ep della sua creatura Sloe Noon, Anna ha messo sempre più a fuoco il suo guitar pop capace di essere denso e poderoso ed al contempo sognante e brioso, una dote questa che caratterizza fortemente la sua musica e la rende, per l'appunto, piena di prepotente emotività.

Solo cinque i pezzi nell'ep, ma tutti molto carichi, molto centrati e prodotti con grandissima cura, per certi versi non lontani da un certo cantautorato femminile che ama le chitarre (Soccer Tommy, Beach Bunny...), ed al contempo prossimi anche al power pop patinato, virato seppia e scenografico dei Blech Lab (Mindsweeper ad esempio) ed al dream pop energico e catartico dei Basement Revolver. 

18 maggio 2025

Tales Of Moon - The Meaning EP REVIEW

Thierry Haliniak, Maud Platiau Bourret e Olivier Boutry sono dei veterani della scena indie pop francese e da queste parti abbiamo parlato spesso delle loro produzioni (Meyverlin, My Raining Stars, Maud Anyways) sottolineandone sempre l'appassionata adesione a un mondo musicale - quello che fiorisce a cavallo fra '80 e '90 - che ha le chitarre al centro e la delicatezza atmosferica come principale dato stilistico. 

I tre si sono messi insieme per condividere un nuovo progetto, chiamato Tales Of Moon, che esordisce oggi sotto le insegne dell'ottima label di Brest Too Good To' Be True e non può che essere un condensato dell'attitudine morbidamente melodica e avvolgente che abbiamo già apprezzato nei loro lavori solistici. 

Se vi piace l'indie pop essenziale, raffinato e melodico, pieno di chitarre e synth, voci maschile e femminile che si intrecciano e drum machine - alla Club 8, per intenderci - non potrete che amare i 6 pezzi di questo ep, che stanno perfettamente in equilibrio fra echi dreamy quasi alla Slowdive (Shadows, che mi pare sia la quota Haliniak del lotto) ed una freschezza guitar pop di sbarazzina immediatezza (Bounded Hearts, il momento più catchy e riuscito del disco).  

13 maggio 2025

Say Sue Me - Time Is Not Yours EP REVIEW


Se è vero - come recita il titolo del singolo che dà il nome a tutto l'EP - che "il tempo non è nostro", allora capiamo perchè i Say Sue Me facciano passare anni tra un disco e l'altro: è evidente che le nuove canzoni hanno bisogno, per l'appunto, di un tempo che è loro e non interamente della band. E se parliamo della band di Sumi Choi, che da sempre mescola in modo programmatico perfezionismo ed essenzialità, capiremo meglio che i Say Sue Me non sono di quelli che battono il ferro finché è caldo, molto semplicemente perchè il loro ferro musicale è sempre incandescente. 

Con una carriera alle spalle che li ha collocati giustamente nell'olimpo dell'indie pop, i quattro coreani hanno aspettato tre anni a dare seguito a quel piccolo capolavoro che era The Last Thing Left, regalandoci ora un EP di cinque pezzi che farà da testa d'ariete per un tour che li porterà a breve in Europa e che testimonia in modo sempre più evidente come la band di Busan possieda il genere che suona con una disarmante capacità di modularlo e declinarlo in modo sempre nuovo ed efficace.

Prendiamo le canzoni dell'EP in ordine per farci un'idea chiara di tutti i punti cardinali dei Say Sue Me: il guitar pop sbarazzino e di floreale leggerezza di Time Is Not Yours; l'indie decisamente più obliquo e "americano" di Vacation (ibridato sempre con quel tocco sorridente che la band dissemina ovunque); il power pop denso di elettricità sognante di In This Mess, quasi sette minuti di cavalcata alla Ride che - parere mio - sono il vero landmark del disco; l'arrembante incrocio mesmerico fra psichedelia e shoegaze dello strumentale Mexico; il pop puro e semplice della delicatissima Bone Pink, con il suo timido ed emozionante crescendo jangly. 

Nei pezzi dei Say Sue Me si ha sempre l'impressione che non ci sia una virgola fuori posto e al contempo che tutto abbia una totale spontaneità: è sicuramente uno dei tratti principali della personalità del gruppo coreano. L'altro, quello predominante, è la fragorosa (e direi quasi gioiosa) bellezza delle chitarre: Sumi e Buyngkyu sono musicisti straordinari e riescono sempre a dare una tridimensionalità pazzesca ai loro strumenti. 

L'unico difetto allora sta nel fatto che, dopo cinque episodi, ne vorremmo subito altri cinque e l'idea che dobbiamo aspettare altri anni per il seguito è un po' inquietante.