24 marzo 2026

Daydream - Trace EP REVIEW

Non c'è nome più dream pop di quello scelto da Chloe Kauffman Trappes per la sua band, ed in effetti c'è una dichiarata adesione al genere da parte del gruppo di Glasgow. Tuttavia, fin dal toccante ep d'esordio Bittersweet, che data al 2022, gli scozzesi avevano dato un taglio molto personale alla loro "musica sognante", basandosi su una dimensione acustica, delicata e soffusa che ricordava maggiormente lo slowcore e si muoveva in una dimensione cantautorale di artigianale essenzialità.

Trace, secondo ep dei Daydream, riparte dalle stesse atmosfere, ma rappresenta davvero un notevole movimento avanti per il songwriting intimista ed emozionale di Chloe. Il passo è lo stesso, lento, meditativo, vagamente ipnotico e vicino in fondo alle lezione dei Mazzy Star (altra band che ha interpretato il dream pop in un modo peculiare), ma la capacità di apertura che hanno le nuove canzoni è diversa. Dopo la dolce malinconia un po' radioheadiana dell'iniziale Every Time e la grazia solenne punteggiata dal pianoforte della lunghissima Trace, è soprattutto con la spettacolare, emozionante e catartica Proximity che i quattro scozzesi decollano, liberando la tensione e l'elettricità che gli altri quattro pezzi hanno trattenuto fino a quel punto. 

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