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30 giugno 2025

SINGOLI & EP SUMMER IS HERE EDITION

La nostra collezione di inizio estate si apre stavolta con gli ep, e in particolare con il guitar pop frizzante e deliziosamente obliquo dei californiani Whitney's Playland. Californiani, ma più morbidi e sfumati, anche i Pennys. Affascinante lo shoegaze "classico" (alla MBV) dei taiwanesi The Giraffe Told Me In My Dream. A seguire il post punk in purezza dei Rainwater e tre splendide canzoni nuove della nostra favorita Amy Bevan, ovvero Broken Dreams Club. Tre pezzi anche nelle di Michele Cingolani, ovvero Waving Blue.

 

 





Nella sezione singoli le cose più interessanti sono il dream pop raffinato dei malaysiani Commemorate e l'indie pop frizzante dei brooklyniani Diary. Poi un nuovo pezzo dei The Kind Hills, affascinante e obliquo come sempre e il guitar pop elegante dei Films On Song.  La vera grande notizia è il ritorno degli Heavenly, ma c'è anche un pezzo da novanta come Fazerdaze ed un altro ritorno attesissimo, quello dei Fragile Animals. A chiudere i miei spagnoli preferiti, Pàlida Tez. 













14 aprile 2024

Broken Dreams Club - Why Would Something Good Happen EP REVIEW

A proposito del titolo del disco di cui stiamo parlando: il terzo ep dei Broken Dreams Club da metà febbraio giaceva dimenticato nella (lunga) lista delle cose che programmo di ascoltare. Delitto, visto che già dagli inizi del gruppo di Bristol me ne ero un po' innamorato. Poi evidentemente "qualcosa di bello è accaduto": l'ho recuperato per puro caso e il colpo di fortuna mi ha letteralmente svoltato la giornata.

E visto che parliamo di liste, ecco i motivi per cui Broken Dreams Club è attualmente uno dei miei progetti musicali preferiti: Amy Bevan, la titolare della band, è precisamente una di quelle ragazze con la chitarra che regolarmente mi fa impazzire; il nome della band è un omaggio a una canzone dei Girls, che sono stati una band eccezionale ma tutti ce li dimentichiamo sempre, brava Amy che ce li ricordi!; tutto quello che BDC hanno prodotto dal 2020 a oggi è un po' una versione da cameretta dei Beths (quella stessa ironia, quella stessa energia, ma tutto in una dimensione twee vagamente cantautorale ma non del tutto, e soprattutto molto molto immediata), il che già di per sé ha qualcosa di adorabile a prescindere; la copertina di Why Would Something Good Happen è così teneramente bella che vi porterebbe a comprare il disco senza nemmeno ascoltarlo... 

E poi ci sono i quattro pezzi dell'ep, che possiedono una commovente, a suo modo timida ma devastante forza comunicativa. Ti conquistano subito con questi titoli folli come Jimmy Eat World Told Me I Was In the Middle, e poi ti trascinano con la loro intelligentissima semplicità, perché Amy sa come si scrivono le canzoni. You Can't Delete Me, diciamocelo chiaro, è un piccolo inno che - vi assicuro - non vi volete perdere per nulla al mondo e finirete a canticchiare in modo ossessivo. Douchebag è un saggio di quel pop elettrico alla Girlhouse, con le chitarre che sfrigolano ma che si può pure ballare, che vorremmo sentire di più in giro. E Being Human è semplicemente una canzone da ascoltare - musica e liriche, potentissime, corali, umanistiche, appunto! - ad occhi chiusi, e ridere o piangere o tutte e due le cose insieme. 

28 maggio 2021

Broken Dreams Club - The Party EP

Per poter chiamare Broken Dreams Club il suo progetto solista, Amy Bevan ha chiesto il permesso ai Girls, che nel 2010 avevano intitolato così una delle loro prime uscite. Ottenuto il nulla osta, la musicista di Bristol ha riempito il suo ep di debutto con cinque canzoni che, in modo evidente e programmatico, vanno a scrivere il manifesto ideale del Club dei Sogni Infranti.

A dispetto delle liriche, che insistono in modo ossessivo (e ironico) sull'idea di abbandono e di inadeguatezza ("If i went to your pool party, i'd wish that i was dead": il disco comincia così e continua su questo tono), le canzoni di Amy non hanno nulla di particolarmente oscuro o deprimente. Sono anzi dei piccoli e piacevoli quadri dal solido potenziale melodico, costruiti in maniera essenziale (e artigianale) con una intelligente ed efficacissima stratificazione a partire da una chitarra elettrica, un synth ed una ritmica squadrata, con la voce piana della Bevan che funziona (anche grazie ai cori) come perfetto moltiplicatore di una serie di ritornelli ripetuti quasi come ipnotiche cantilene. 

Senz'altro uno degli esordi più interessanti dell'anno.