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26 novembre 2024

SONGS & EPs WINTER BEGINS EDITION

La nostra selezione per l'inizio dell'inverno: una delle migliori di sempre, con una serie di canzoni favolose! Innanzitutto il singolo emozionante dei Palida Tez, che si prende il posto d'onore, ma ci sono anche i nuovi dei Bleach Lab e dei Roller Derby, e soprattutto dei ritorni da brividi: Alpaca Sports, Blueboy, Club 8!




































23 ottobre 2023

Sun June - Bad Dream Jaguar ALBUM REVIEW

Ascoltando il nuovo album dei Sun June, mi convinco sempre di più che la band texana sia davvero una repubblica a parte, in sostanza indefinibile conte etichette che affibbiamo d'abitudine - più che altro per comodità - allo stile degli artisti. E' dream pop (per l'apertura atmosferica di ogni pezzo, l'uso dei synth, l'insistenza sull'effetto emozionale) ma non è davvero dream pop. E' indubbiamente folk rock americano fino al midollo, ma non è lo è in un modo canonico. E' cantautorato (la cura delle liriche è splendida) ma in una dimensione collettiva che alla fine fa risaltare più la musica delle parole. Loro, i sei di Austin, lo chiamano da sempre regret pop - a suggerirne l'intimismo di fondo, la nostalgia che intride ogni nota, ma anche la sua catartica luminosità - ed alla fine è l'unica definizione possibile.

Laura Colwell ha quella voce lì, una voce che ti abbraccia e ti solleva da terra, dolce e penetrante, potentissima nella sua delicatezza, polite e senza tempo, ed è come sempre l'anima pulsante dei Sun June ed il tratto che li rende del tutto inimitabili. 

E nei dodici episodi di Bad Dream Jaguar è come sempre Laura a prenderci per mano e ad accompagnarci in un viaggio narrativo che attraversa tanto i paesaggi vasti del loro Texas (visti spesso e volentieri dal finestrino di una macchina, con l'autoradio accesa), quanto i paesaggi delle paure, delle memorie, dei sogni di ogni giorno. Il racconto si deposita sulla coperta calda di una musica che suona ovunque dilatata e confortevole, trovando sempre una naturale armonia nell'impasto delle chitarre, del pianoforte, della morbidissima sezione ritmica, in una prospettiva di timida psichedelia. 

Le canzoni di Bad Dream Jaguar sono - non è nemmeno il caso di discuterne - molto belle, curatissime, dense e leggiadre al tempo stesso. Ciò che manca forse, rispetto a quel monumento che era Somewhere, sono quei magici crescendo che rendevano l'album precedente un vero arcobaleno sonoro. Crescendo che ci sono anche qui, ben inteso, ma hanno spesso - per una scelta d'insieme, mi pare - una prudenza che li trattiene con i piedi piantati a terra. 

16 gennaio 2022

Sun June - +3 EP REVIEW

Il 2022 inizia con i magnifici Sun June che decidono di aggiungere tre canzoni nuove al loro album Somewhere uscito all'inizio dell'anno scorso. Canzoni che potete trovare anche raccolte qui, se già avete il disco nella vostra collezione. 

La musica dei texani ormai non ha bisogno di presentazioni: è, semplicemente la loro, quel "regret pop" che sembra sempre di più un tenero abbraccio profumato di una bellezza senza tempo. 

Così è Reminded, dove la voce di Laura Colwell, quando inizia a cantare "I saw the stars wrap around the room, pull me into", già ti sta carezzando l'anima, con quella voce che è un prodigio di morbida commovente dolcezza.

Così è Easy, con la sua capacità di levitare in una malinconica dimensione di eterea leggerezza.

Così è Tom Petty, pura poesia lirica, minuscola e preziosa, intessuta di ricordi che brillano nella luce del crepuscolo. 

10 febbraio 2021

Sun June - Somewhere ALBUM

C'è un mondo intero dentro la definizione di "regret pop" che i Sun June si sono esplicitamente auto-attribuiti. Un mondo legato al loro personalissimo stile musicale che sembra attraversare i generi e le epoche senza appartenere a nessuno di essi. E ovviamente insito nella arguta e poetica malinconia di tutte le loro liriche.

Laura Colwell e Stephen Salisbury, coppia nella vita e fondatori del gruppo in quella piccola repubblica partigiana dell'indie di qualità che è Austin, Texas, fin dai loro primi passi sono sembrati un piccolo miracolo di eleganza atemporale. Arrivati - con la giusta calma - al secondo album, è evidente che i Sun June non solo hanno la sicurezza dei musicisti di alto livello, ma possiedono delle doti di scrittura di eccezionale equilibrio e raffinatezza. 

Di per sé le canzoni dei Sun June sembrano tutte nascere intorno alla voce di seta e miele della Colwell - una di quelle che, per quanto possa sembrare un cliché, lascerebbe a bocca aperta qualsiasi cosa cantasse - ma poi si aprono e sollevano con aerea leggerezza appoggiandosi alle chitarre arpeggiate di echi, ad una sezione ritmica di solida delicatezza, ad una serie di crescendo melodici che azzardano di essere pop e che lo sono forse solo in parte. 

Dentro le pagine dei pezzi, parole di grande bellezza che citano Bob Dylan, Stevie Nicks, Patti Smith, Jackie O, Los Angeles e Manhattan, a definire ancora una volta quella dimensione narrativa vasta e un po' intellettuale che dicevamo sopra. 

Somewhere è, in definitiva, un album di diafana ma al contempo morbida bellezza, dove non c'è la passione sferzante di band come i Big Thief che ai Sun June potremmo accostare, ma una luminosa gentilezza fatta di velluto candido e sereno fragile romanticismo. 

01 aprile 2019

Sun June - Younger EP

Come spesso accade, mi sono imbattuto in questo EP appena pubblicato dai Sun June totalmente per caso: non li avevo mai sentiti nominare, nè mi sembravano inquadrabili sulle prime nel genere di musica cui di solito mi dedico. Terminato l'ascolto delle quattro canzoni di Younger ho fermato tutto quello che stavo facendo nel frattempo, mi sono procurato Years - l'album di debutto uscito l'anno passato - e ho cominciato a fustigarmi chiedendomi come avessi fatto a ignorare fino ad oggi la band di Austin, Texas.
Circa quindici anni fa un po' allo stesso modo avevo scoperto una band chiamata Hem, che suonava un personalissimo e difficilmente etichettabile mix di folk, pop, gospel e classica con una grazia quasi sovrannaturale. Sono scomparsi nel giro di poco, purtroppo. 
Ecco, i Sun June un po' assomigliano agli Hem. Possiamo, se volete, chiamare dream pop anche quello che suonano Laura Colwell e compagni, a patto di svuotare la definizione dai cliché stilistici del genere: insomma, non ci sono muri di chitarre e synth qui, ma l'effetto emozionale ottenuto attraverso atmosfera e melodia è in fondo lo stesso. I cinque texani hanno battezzato la loro musica "regret pop", riassumendone (con autoironia) l'aspetto introspettivo e crepuscolare, ma bisogna davvero entrarci, nei pezzi dei Sun June, per capire davvero con cosa abbiamo a che fare. Tutto, nei 4 episodi dell'EP così come nell'album, gira intorno alla voce magnifica della Colwell: le chitarre accarezzate in punta di plettro, le dinamiche quiete, rotonde e avvolgenti, l'elegantissimo gioco dei particolari, la gentile forza atemporale di ogni chorus, l'impressionante quanto essenziale pulizia formale.