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11 agosto 2025

Bleach Lab - Close To The Flame EP REVIEW

Quanto i Bleach Lab siano bravi, beh, lo diciamo credo fin da A Calm Sense Of Surrounding, cioè l'ep che li ha sottratti da una dimensione totalmente artigianale e ha mostrato al mondo la loro via personale e riconoscibilissima al dream pop. 

Dopo la consacrazione definitiva del loro album di debutto, Jenna Kyle e compagni tornano a sorpresa con un nuovo ep, questo Close To The Flame, che contiene cinque pezzi perfettamente "alla Bleach Lab": romantici e scenografici, levigatissimi e quasi patinati nella confezione, malinconici e catartici nel loro essere notturni e super melodici, ricchi di quel retrogusto 80's che oggi è ovunque ma i quattro inglesi trattano come una parte essenziale del proprio dna. 

Lo stile che il gruppo di Londra si è costruito in questi anni è in fondo esattamente questo e, se possibile, viaggia a vele spiegate verso una dimensione che è sempre meno indie e sempre più apertamente pop, fragorosa nella sua esuberanza elettrica come ci si aspetta da loro (l'esplosione di I Could Be Anything fa effetto, eccome), ma al contempo orientata verso un'iper produzione che punta a sparare luci da ogni nota e a far emergere con prepotenza (e giustamente) il fascino vocale di Jenna. 

Può anche darsi che in termini di purezza qualcosa si sia perso dalle prime cose, ma poi a ben vedere Drown è una canzone pazzesca che ti viene voglia di ascoltare a nastro per dieci volte consecutive, Feel Something ha una dinamica ed una tridimensionalità di suono di cui solo i BL al momento sono capaci e In Your Arms ti getta in braccio ad un romanticismo che è quasi eccessivo ma alla fine dei conti non può non piacerti.  

26 novembre 2024

SONGS & EPs WINTER BEGINS EDITION

La nostra selezione per l'inizio dell'inverno: una delle migliori di sempre, con una serie di canzoni favolose! Innanzitutto il singolo emozionante dei Palida Tez, che si prende il posto d'onore, ma ci sono anche i nuovi dei Bleach Lab e dei Roller Derby, e soprattutto dei ritorni da brividi: Alpaca Sports, Blueboy, Club 8!




































23 dicembre 2023

(Just Another) Pop Song ALBUM OF THE YEAR 2023


12

VULPIX - Innocent Pleasures Repeated Measures

Tra foschie post punk e ariose scenografie dream pop, la creatura musicale dell'australiano Jordan Barrow - che suona praticamente tutto e lo fa bene - possiede un fascino straniante, algido e delicato al tempo stesso, affine per molti versi ai nostri amati Castlebeat. 

11

Moon In June - ロ​マ​ン​と​水​色​の​街

L'amore dei giapponesi per la melodia è noto e i Moon In June lo testimoniano in pieno. I cinque di Tokyo suonano un dream pop in piena luce, che cita volentieri sia lo shoegaze che i primi Oasis, fresco e zuccheroso, arioso ed energizzante. 

10

Tossing Seed - When You Come Around

Nonostante il titolo citi (forse involontariamente) i Green Day, no, non siamo a San Francisco, ma in Indonesia e i Tossing Seed sono la punta di un iceberg di band indie pop che suonano le loro chitarre fragorose e cantano melodie catchy come se vivessero, beh sì, nei primi anni '90. Questo non è un album ma un ep allungato, ma è pieno di pezzi davvero memorabili, spontaneamente travolgenti. 

9

Hurry - Don't Look Back

Con un titolo che allude senza mezzi termini agli Oasis e una generosa manciata di canzoni che sembra uscita da Songs From Northern Britain dei Teenage Fanclub, Matt Scottoline ci ha regalato il disco più leggero, luminoso e catartico dei suoi Hurry, una vera e propria cura per i cuori infranti, pieno di canzoni che ti prendono per mano e ti sorridono. 

8

Helpful People - Brokenblossom Threats

La collaborazione fra Carly Putnam e il re Mida del jangle pop Glenn Donaldson non poteva che sortire un gran disco. Le chitarre sono decisamente più sature e sfrigolanti rispetto ai Reds Pinks & Purples, ma il tocco magico è lo stesso, ancora più incisivo nel suo algido abbraccio elettrico. 

7

ME REX - Giant Elk

I ME REX di Myles McCabe sono in fondo una crasi inestricabile fra punk pop e cantautorato folk, con i Neutral Milk Hotel come nume tutelare. Arrivata all'album d'esordio, la band come sempre non lesina ingredienti: tante chitarre, elettriche e acustiche, tanti synth, tante parole, tanta energia che sembra letteralmente debordare da ogni pezzo con una spontanea ed entusiastica forza antemica. 

6

Soft Science - Lines 

I californiani Soft Science non sono dei novellini: maneggiano la materia dream pop con la sicurezza dei veterani e la passione filologica di chi del genere conosce ogni sfumatura presente e passata. Nei pezzi di Lines ci sono una montagna di chitarre e synth, il fascino vocale di Katie Haley, una cura maniacale per le sfumature, una classe di scrittura sopraffina ed alcuni tocchi super pop che tolgono il fiato. 

5

Apartamentos Acapulco - La Reconciliaciòn 

Potevano mancare gli Apartamentos nella collezione di fine anno? Da sempre Angelina, Ismael e compagni possiedono quel tocco magico in grado di far decollare ogni cosa che suonano come un razzo sparato oltre il cielo. La Reconciliaciòn è l'ennesima conferma che il dream pop leggiadro e poderoso al tempo stesso, sognante e graffiante, della band di Granada ha davvero qualcosa di speciale. 

4

Fragile Animals - Slow Motion Burial


Sicuramente il premio "sorpresa dell'anno" se lo portano a casa loro, i Fragile Animals di Brisbane, Australia. Slow Motion Burial è uno scrigno di canzoni costruite quasi sempre attorno a formidabili climax elettrici, potentissime e inesorabilmente catchy nel loro mix di miele ed elettricità statica, formalmente sfavillanti, intrise di una travolgente carica emozionale esaltata dalla voce di Victoria Jenkins. 

3

Flyying Colours - You Never Know


Se facessimo ascoltare la band di Melbourne a un appassionato che non l'ha mai sentita prima, la collocherebbe forse sullo scorcio fra fine '80 e inizio '90, e probabilmente la inserirebbe volentieri nel gotha della prima ondata shoegaze / dream pop, magari sul piano di Ride, Slowdive, Lush e My Bloody Valentine. In verità i Flyying Colours hanno i piedi ben piantati nel presente, ed hanno il pregio straordinario di essere un formidabile panottico del genere. Il loro terzo album è davvero un prodigio di elettricità e melodia, trascinante, vigoroso, sfrigolante e immediato al tempo stesso, che fa rivivere quei modelli senza bisogno di citarli.

2

Babaganouj - Jumbo Pets


I Babaganouj esistono da molti anni (ed hanno Hatchie al basso, giusto per dire), ma questo è il loro disco d'esordio, come se avessero voluto aspettare per riempire la loro cornucopia guitar pop fino a farla esplodere. Jumbo Pets è per l'appunto una collezione eccezionale di canzoni terribilmente orecchiabili, raffinatissime nella scrittura cantautorale e nella produzione, colorate e dinamiche, che ora accelerano ora rallentano, ora coccolano e ora graffiano, con lo stesso intelligente e inafferrabile eclettismo che avevano i Big Star. 

1

Bleach Lab - Lost In A Rush Of Emptiness


La talentuosa band di Jenna Kyle non ha mai nascosto la propria ambizione. Arrivati finalmente all'album di debutto, i quattro londinesi hanno sfoderato tutte le proprie luccicanti e oliatissime armi sonore e melodiche, mettendo in fila dieci perle di corrusca bellezza, intrise di un romanticismo notturno, piene di crescendo scenografici e chitarre liquide, formalmente ineccepibili ed emotivamente dense, al centro l'enorme fascino vocale di Jenna. In fondo i Bleach Lab sono così personali nello stile che è persino difficile trovare l'etichetta di genere più adatta. Lost In A Rush Of Emptiness è un disco di fluida perfezione, intenso e affascinante, che consacra il gruppo e lo rende una nuova pietra di paragone per l'indie pop di oggi. 

02 ottobre 2023

Bleach Lab - Lost In A Rush Of Happiness ALBUM REVIEW


Tra tante band che potremmo catalogare come dream pop, i Bleach Lab sicuramente hanno da sempre scelto una via molto personale, più tangente al genere che pienamente canonica. Intendiamoci, i paesaggi sonori disegnati da Jenna Kyle e compagni sono sempre suggestivi e dilatati, le chitarre piacevolmente liquide, le melodie puntualmente morbide e sognanti, il mood notturno e baluginante di luci (date un'occhiata a tutte le splendide copertine che hanno collezionato), ma ci sono molti elementi nello stile della band londinese che la rende assolutamente peculiare.

Il fattore centrale è, a mio parere, proprio la voce di Jenna. Anziché mimetizzarsi nelle architetture degli strumenti - cosa che avviene spesso nel dream pop propriamente detto - ne diviene quasi sempre una colonna portante, mettendo in evidenza la sua personalità e la sua innata eleganza. Le chitarre fluide e luccicanti, il viscoso dinamismo della sezione ritmica, i synth che incorniciano tutto, sono sempre al servizio della vocalità di velluto della Kyle, che emana un fascino diafano e sensuale. Siamo dalle parti dei Wolf Alice, se volete un paragone immediato. Con un coté di cantautorato femminile (Soccer Mommy, Mitski...) che spesso  ruba la scena. 

L'album di debutto dei Bleach Lab mette in vetrina tutto quello che la band ha già ampiamente anticipato nei precedenti ep e lo fa con una estrema e intelligente cura produttiva che ottiene un risultato che definirei in tutto e per tutto "sontuoso" e ineccepibile, sempre scenografico ed emozionale. 

Fin dall'iniziale All Night siamo accolti in un abbraccio soffice di chitarre che ricorda molto le cose dei Night Flowers, soprattutto quando il pezzo si apre nel crescendo crepuscolare del ritornello. Crescendo che ritroviamo idealmente quasi ovunque lungo i dieci episodi del disco: nell'energico midtempo di Indigo, impreziosito da uno scenografico violoncello (un po' Basement Revolver l'atmosfera), nelle trame raffinatissime dell'intensa e sfumata Counting Empties, nell'inquietudine elettrica e catchy di Nothing Left To Lose, nell'ariosa ampiezza narrativa e in fondo catartica di Life Gets Better...

Un disco magnifico (e pure un po' magniloquente, ma in senso buono) da una band di eccezionale talento. 

11 novembre 2022

Bleach Lab - If You Only Feel It Once EP REVIEW

Dicono sa sempre i Bleach Lab di prendere ispirazione dai Mazzy Star e dagli Smiths, due band che a parte una sensibile propensione melodica che può accomunarli sono due ingredienti che difficilmente starebbero insieme nello stesso piatto. Però, a ben vedere, fin dagli esordi le chitarre del gruppo londinese hanno un impasto un po' smithsiano, così come la splendida voce di Jenna Kyle possiede un riflesso dell'eleganza di seta e notte di quella, unica e inimitabile, di Hope Sandoval.

Paragoni a parte, i Bleach Lab in brevissimo tempo sono già arrivati a dare un seguito al disco precedente, che abbiamo lodato sinceramente un anno fa esatto. La scelta di Jenna e compagni è evidentemente quella di prediligere la forma dell'ep, ed eccoci allora davanti a cinque pezzi che riprendono il discorso dove era stato interrotto e lo declinano con quella raffinatezza formale che è il vero marchio di fabbrica della band e che - parere personale - li fa assomigliare molto ai texani Sun June, che pure hanno i Mazzy Star tra i loro modelli.

Episodio dopo episodio troviamo synth liquidi, chitarre ora baluginanti (Pale Shade Of Blue) ora più scintillanti (Obviously), una sezione ritmica sempre avvolgente, ed una serie di melodie di carezzevole ampiezza, che spesso e volentieri amano dilatarsi in paesaggi emozionali (If You Only Feel It Once). Con la carismatica personalità di Jenna Kyle sempre ben al centro di tutto. 

Nella pur breve carriera dei Bleach Lab, senza dubbio alcuno la loro produzione migliore, perfettamente a fuoco e immensamente piacevole. 

15 agosto 2022

SINGOLI: FERRAGOSTO SPECIAL EDITION

 


 






 





 


 







20 ottobre 2021

Bleach Lab - Nothing Feels Real EP REVIEW

Sono passati poco più di sei mesi dall'uscita del precedente A Calm Sense Of Surrounding - che all'epoca ci era piaciuto veramente molto e che già nel titolo descriveva bene lo stile della band - ed ecco che i londinesi Beach Lab hanno già pronto un nuovo EP, che va idealmente pensato come lato B del primo, a formare quindi un album in due puntate.

Nei cinque pezzi di Nothing Feels Real ritroviamo innanzitutto la voce carismatica e sensuale di Jenna Kyle, che appare sempre di più come il perno attorno a cui tutto ruota nel mondo dei Beach Lab.

La produzione di un monumento come Stephen Street già di per sé è un lasciapassare di tutto rispetto, e non è un caso se tutto nel suono della band sia tirato a lucido con un cesello che va maniacalmente alla ricerca del flawless. L'effetto - al di là delle canzoni, che sono parimenti belle, efficaci, piacevolmente patinate - fa pensare ad un interessante mix degli ultimi Cardigans (che guarda caso sono passati per le mani di Street) e dei mai abbastanza considerati Sundays. 

24 marzo 2021

Bleach Lab - A Calm Sense Of Surrounding EP

Gli inglesi Bleach Lab sono una band relativamente nuova - esistono da un paio d'anni - e dichiarano di ispirarsi ai Mazzy Star e agli Smiths, due termini di paragone apparentemente molto lontani. In verità le canzoni del loro EP di debutto non ricordano né Hope Sandoval né Morrissey, per quanto da un lato l'educatissima voce di miele di Jenna Kyle sia senz'altro un plus della band e dall'altro ci sia un prezioso lavoro nell'intreccio delle chitarre.

Il dream pop vellutato e atmosferico del gruppo di Londra possiede già una notevole personalità, che va di pari passo con una evidente ambizione che traspare nella cura dei dettagli formali, in una produzione che tutto fa pensare ma non a una band quasi esordiente. 

I cinque episodi dell'EP sono equamente solidi e gentili, romantici nell'anima, impostati su ritmi di ampia lentezza e crescendo di scenica efficacia. Senz'altro una delle nuove band da tenere d'occhio per il futuro.