Visualizzazione post con etichetta Hazel English. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Hazel English. Mostra tutti i post

03 settembre 2026

Hazel English - Conversations EP REVIEW

Cosa altro dire di Hazel English che non abbiamo già scritto ampiamente dai suoi esordi fino ad oggi? L'abbiamo davvero vista maturare, singolo dopo singolo, ep dopo ep, dalle prime copertine in cui, appena sbarcata in California dalla natia Australia, campeggiava giovanissima con la frangetta e i capelli raccolti con il cerchio e una valigia di fianco, fino alle ultime in cui mette insieme una timida sensualità e la semplicità della ragazza della porta accanto.

Al di là di un (azzardato?) passo laterale stilistico corrispondente all'unico suo vero album (Wake Up!) Hazel non è in fondo così cambiata dai suoi esordi: il suo dream pop aereo, leggiadro, dinamico e cristallino è in fondo lo stesso di dieci anni fa, solo più rotondo e rifinito; e il medesimo è il nucleo narrativo delle sue canzoni, che sono immancabilmente canzoni d'amore, appassionato o deluso che sia, semplici e oneste canzoni d'amore, ovvero l'abc stesso della musica pop, spogliato da ogni pretesa di una complessità poetica che con una musica come questa farebbe necessariamente a pugni. 

Hazel, lo sappiamo, predilige la pubblicazione frequente di nuovi singoli e la loro raccolta in ep. Conversations è - se conto bene - il quinto ep della "regina del dream pop" e contiene sei pezzi che riprendono con nonchalance il discorso sospeso (ma mai interrotto, ci sono state anche delle cover formidabili) dopo Real Life

C'è la voce di miele che conosciamo. Ci sono le ricche e sfavillanti trine di chitarre jangly ordite con paziente sapienza dall'immancabile Jackson Phillips / Day Wave. Ci sono le melodie circolari che trascinano nelle loro delicate spirali, dall'inizio alla fine. 

L'elemento (parzialmente) nuovo è forse un'insistenza maggiore sul pedale catchy rispetto al passato, tanto che la micidiale infilata iniziale Different Story - Conversations - Gimme - Calgary mette davvero in fila quattro delle canzoni più piacevoli, vivaci e corrusche che Hazel abbia mai scritto. Nell'ordine: un pezzo ironico su un amore finito, uno su un amore che riemerge dal passato, uno sulla paura di innamorarsi, uno che esalta il topos amore-natura. Giusto per intenderci subito sul fatto che Hazel è la più "romantica" delle singer songwriter indie pop di sempre. 

E non che la successiva Baby Blue - che ha l'allure morbidamente retrò delle cazoni di Wake Up! - e la conclusiva Phone Boothe - che sostanzialmente è una love ballad (duetto compreso) talmente soffice che potresti sprofondarci dentro come in un'enorme coperta calda - raccontino storie differenti: le "conversazioni" di Hazel vertono sempre intorno a faccende sentimentali e stanno dentro quella cornice deliziosamente jangly che dicevamo. 

In definitiva? Beh, il giudizio su Hazel English è sempre difficile perchè da parte di chi scrive c'è un'affezione profonda e di durevole verso la sua musica, il suo stile, la naturalissima eleganza insita in qualsiasi cosa scriva, faccia o dica (e comprendo tutti i suoi video, che sono sempre molto curati e amabilmente Hazel-centrici). 

Conversations possiede immutata quella magia che sappiamo: è a suo modo una piccola collezione di piccole perfette pop songs. E Hazel tiene ancora ben stretto in mano il suo scettro dream pop. 

29 novembre 2025

SINGOLI NOVEMBRE 2025


26 dicembre 2024

(just another) pop song ALBUM OF THE YEAR 2024



12
Hidden Eyes - Not Now But Soon
Innamorati dell'indie dei '90 nella sua versione più obliqua, lo-fi e insieme melodica, i due Hidden Eyes sono i classici musicisti appassionati e misconosciuti che fanno (ottima) musica in cameretta con la strumentazione che possono permettersi. Il loro terzo album fa un passo avanti nella produzione ed è veramente un piccolo tesoro di luce nascosto nelle nebbie della provincia inglese. 


11
Cinéma Lumière - Wishing It Was Sunday
La band filippina interpreta il twee pop con una purezza d'intenti disarmante, come spesso avviene nella fertilissima scena orientale. Nell'album di debutto dei Cinéma Lumière c'è tutta l'etica (e l'estetica) dell'indie pop più solare, tenero e floreale: chitarre jangly, melodie cantabili, un'aria naïf che in realtà racchiude una notevole perizia di scrittura ed una travolgente leggerezza.


10
Campfire Social - They Sound The Same Underwater
Nel campionato dei "gentle punk" che costellano la scena indie pop, quest'anno vincono a mani basse i sei ragazzi di Wrexham, con un album di debutto che corona una carriera in verità decennale. Vigorosi, ironici, corali e programmaticamente orecchiabili, nutriti del meglio dell'indie dei '90, raffinatissimi nella scrittura, i Campfire Social sono davvero un tesoro nascosto da scoprire. 


9
Hinds - Viva Hinds
Ana e Carlotta alla fine sono tornate al nucleo originario della band - loro due, la loro amicizia - e dopo un decennio abbondante di carriera sono uscite con un disco che mantiene inalterate l'urgenza comunicativa, la freschezza scanzonata, l'essenzialità chitarra-basso-batteria, l'ironia leggera e bruciante di quando avevano diciott'anni, ma con una consapevolezza, un equilibrio ed una capacità di tenere insieme tutto che è propria di due ragazze madrilene che nel frattempo hanno visto il mondo.  


8
Mental Map - Mental Map 
L'indie pop onnivoro dei russi Mental Map ha l'ambizione di mettere insieme anime diverse (post punk di squadrata ruvidezza, delicatezza twee, stilemi shoegaze, memorie dell'indie dei '90, tentazioni catchy alvvaysiane...) suonando in definitiva con una naturale coerenza, una grande cura formale e una sorprendente immediatezza. Un album compatto ed eclettico al tempo stesso che, per essere un debutto, mette in luce una maturità impressionante. 


7
Healees - Coin de l'Oeil
Quattro musicisti, quattro nazionalità diverse, basati a Parigi. Poche band al mondo hanno un impasto chitarristico così pieno, corrusco, avvolgente e dinamico come gli Healees, e il loro secondo album lo dimostra in modo eccezionalmente evidente: tutti i pezzi sono sognanti e potenti al tempo stesso, densi e luminosi, suggestivi e scenografici nei loro poderosi ed armonici crescendo. 



6
Hazel English - Real Life
Lo stile di Hazel è ormai riconoscibile dopo due note e gli undici pezzi dell'album (che è in realtà una somma di due ep) testimoniano la raggiunta maturità artistica della musicista australiana-californiana, che ha deciso di concentrarsi sull'essenza del suo modo peculiare di fare dream pop, affiancata dal prezioso Jackson Phillips / Day Wave. Tutto è formalmente perfetto, delicato e intellettualmente romantico, liquidamente elettrico, catchy al punto giusto, dinamico e narrativo. 


5
Ferri-Chrome - Under This Cherry Tree
Dentro il motore del (terzo) album dei giapponesi, una cover stellare di "September's Not So Far Away" dei Field Mice, che diventa gioiosamente power pop. Con un carburante simile, è naturale che tutto viaggi a cento all'ora, sull'onda travolgente di chitarre spumeggianti e sfrigolanti, melodie di zuccherina freschezza, voci femminile e maschile che si alternano e sovrappongono, echi di shoegaze e tonnellate di positività twee. 


4
Club 8 - A Year With Club 8

Possibile che dopo trent'anni di onorata carriera Johan Angergård e Karolina Komstedt facciano musica nuova mantenendo la freschezza di quando erano sulla cresta dell'onda dell'indie pop svedese a metà dei '90? Le undici canzoni dell'album, uscite mese dopo mese durante il 2024, stanno a dimostrare come i Club 8 abbiano fatto un piccolo grande miracolo, sfornando una incredibile serie di "perfect pop songs" essenziali, raffinatissime, positive 
e trascinanti. 


The BV's - Taking Pictures of Taking Pictures

La fertile collaborazione dell'inglese Josh Turner e del tedesco Frederik Jehle va avanti da anni, ma oggi sembra avere trovato una perfetta quadratura con un album che è sicuramente il più luminoso della loro carriera. Le radici dei BV's sono solidamente dentro il terreno dell'indie pop originario, anche nella scelta (molto post punk) di una elegante essenzialità in bianco e nero, ma i frutti qui sono sorprendentemente variopinti e profumano di una crepuscolare primavera nordica. Un album che è un piccolo ma intenso viaggio tra brume psichedeliche e solarità jangly, denso a tratti, ironico e leggerissimo in altri. 


2
The Blue Herons - Go On

Per lungo tempo Andy Jossi e Gretchen DeVault hanno pubblicato, a cadenza regolare, una serie di singoli di sfavillante bellezza, ed ora li ritroviamo finalmente raccolti in un album che è davvero una bomboniera (rosa, non a caso) ricolma di delizie. Il dream pop concepito a distanza (Svizzera / California) dai due musicisti possiede da sempre un'aura speciale: jangly e di sfrontata immediatezza, dinamico, scenografico e catartico, a tratti quasi sopra le righe, curato nei particolari in modo maniacale, emozionante, avvolgente e propulsivo, una carezza per l'anima. 


1
Kindsight - No Shame No Flame

A un paio d'anni di distanza da un disco d'esordio che aveva già provato il talento straordinario del quartetto danese, il secondo album non solo testimonia un'ulteriore crescita, ma proietta la band di Nina Hyldegaard Rasmussen nell'olimpo dell'indie pop di oggi. I nove pezzi di No Shame No Flame hanno letteralmente dentro un fuoco inestinguibile: nel cuore racchiudono una raffinata gentilezza catchy, fuori esibiscono spigoli affilati. Non troverete molti gruppi al mondo in grado di suonare un guitar pop così intrinsecamente energico e delicato, sferzante e sognante al tempo stesso, a tratti leggero e a tratti struggente, con una scrittura post punk che osa essere "difficile" restando perfettamente immediata. 

21 dicembre 2024

SONGS & EPs CHRISTMAS EDITION

Arriva Natale e arriva anche l'ultima selezione di singoli ed ep dell'anno.

Non potevamo che iniziare con il pezzo natalizio di The Reds Pinks & Purples e finire con una perla di Hazel English con Day Wave Ma sono i Daydream Twins a regalarci la canzone più bella di questo mese!

Buone Feste!

  
 
 
 
 
 
 
 
 

26 agosto 2024

Hazel English - Real Life ALBUM REVIEW

Come già era accaduto con Just Give In / Never Going Home, Hazel English ha fatto ancora una volta la scelta, originale e intelligente, di mettere insieme in un album unico due ep usciti separatamente. In questo caso dentro Real Life troviamo i cinque pezzi di Summer Nights, di cui abbiamo già parlato qui, a cui si aggiungono ordinatamente altre sei canzoni che andrebbero a comporre un ep a sé che però ha trovato la sua pubblicazione solo in coda all'album.

Al di là di queste faccende di mera compilazione discografica, Real Life è un disco chiaramente pensato per fotografare, con una unica ampia posa, la musica dell'artista australiana/californiana degli ultimi due-tre anni, il che ha perfettamente senso ed è un'operazione indispensabile per noi fan. 

A proposito degli episodi già usciti nel '22, dicevamo già - con dichiarata gioia - come Hazel avesse pienamente ripreso tra le mani lo stile dream pop così personale che fece innamorare tutti fin dai suoi esordi, merito anche di una perfetta fusione con l'intelligenza produttiva di Jackson Phillips (a.k.a. Day Wave), che del suono inimitabile e riconoscibile di Hazel è il vero artefice.

Gli altri sei episodi li abbiamo raccolti in buona parte come singoli nei mesi scorsi e riprendono alla perfezione - forse con ancor maggiore forza comunicativa e immediatezza catchy - quel formidabile misto di intima narratività (quasi sempre concentrata su fallimenti di relazioni sentimentali: è una costante tematica consueta per Hazel) e di cristallina, eterea, splendidamente diafana catarsi emotiva, che si innesta sempre e comunque sui carillon delle chitarre e dei synth, su un'ariosità melodica di intangibile bellezza, sulla voce timida e ipnotica di Hazel, sul sottile e fragile abbraccio corale che la circonda.

Difficile citare qualche canzone che spicchi sulle altre, perché in verità, da Heartbreaker in giù, è tutto davvero intriso di quella magia che solo English e Phillips riescono a produrre quando si mettono insieme a suonare: un morbido e scintillante mondo di chitarre jangly intrecciate e linee melodiche soffici che trasformano l'amarezza in miele stillante. E' esattamente la dimesione onirica in cui Hazel vuole che ci muoviamo fluttuando insieme a lei, e non è un caso che la conclusiva, quasi neworderiana Hamilton, racconti esattamente questo: un sogno in cui tutti possiamo danzare insieme in un parco di LA al tramonto, ma da cui ci dobbiamo comunque risvegliare per rientrare nella "vita vera" (la Real Life del titolo). 

Abbiamo spesso soprannominato Hazel la "regina del dream pop". E' un nomignolo giocoso, certo, però a ben vedere credo che sia davvero difficile trovare un'altra artista che riesca ad incarnare l'essenza di un genere da un lato con una simile adesione poetica e dall'altro con questa capacità eccezionale e innata di (ri)creare lei stessa dei canoni formali, che tanti negli ultimi tempi hanno più o meno imitato. 

11 dicembre 2023

EP & SINGOLI [DICEMBRE]

 EP

Apriamo l'ultima collezione dell'anno con questo interessante progetto che vede insieme Naomi Griffin dei Martha e Adam Todd dei The Spock School. I Get Wrong nascono come omaggio dei due musicisti al synth pop degli Ottanta, dai New Order in giù. 


Mi è piaciuto molto anche questo ep dei canadesi Thermal, un power pop patinato davvero godibile.

I Model Shop con il loro indie pop colorato, catchy e arioso, molto Teenage Fanclub. 

Un piccolo gioiello dalla Spagna: l'ep di debutto dei Pálida Tez, pieno di canzoni raffinate e orecchiabili che fanno tornare ala memoria ai La Buena Vida. 

SINGOLI

Andy Jossi e Krissy Vanderwoude ci regalano un nuovo pezzo targato The Churchhill Garden. Dream pop in purezza, soffice e leggero come le nuvole. Meraviglia, come sempre. 


Hazel English è molto attiva nel suo autunno californiano. Ecco un nuovo pezzo:


Bailey Crone / Bathe Alone è un'altra che non sbaglia un colpo.


Un po' di shoegaze melodico con i losangelini Mo Dotti.


E con i giapponesi Stomp Talk Modstone, sempre più fluidamente catchy. 


Linnea Siggelkow / Ellis è una nostra vecchia conoscenza. Il nuovo singolo mi piace molto.


Poteva mancare qualcosa dall'Indonesia? Ecco gli adorabili Sharesprings.


Sempre in ambito dream pop / shoegaze, ho di recente scoperto gli australiani Futureheaven.


April June non delude mai.


Scopro con grande gioia che The Ian Fays sono italiani. Che bella questa canzone, totalmente sopra i generi...



26 giugno 2022

Hazel English - Summer Nights EP REVIEW

Può darsi che Wake Up!, uscito un paio d'anni fa, sia stato considerato da molti un mezzo passo falso per Hazel English: un tentativo troppo ambizioso di fare qualcosa di diverso dal dream pop etereo e mesmerico degli esordi. Per quanto personalmente non sia d'accordo - a me l'album era piaciuto molto - è indiscutibile che un ritorno a quella formula magica (ma magica davvero) che aveva incantato tutti in Just Give In / Never Goimg Home non può che essere super gradita.

Già la cover di California Dreamin' uscita in piena pandemia aveva suggerito che Hazel si stava muovendo verso territori musicali più consueti. Pochi mesi dopo, il magnifico singolo Nine Stories ha confermato senza possibilità di errore che la regina del dream pop stringeva già saldamente in mano il suo scettro: le atmosfere sognanti, le chitarre jangly, i paesaggi disegnati dai synth e dalla voce, il morbido dinamismo, il lirico romanticismo di fondo, sono in fondo il marchio di fabbrica della musicista australiana trapiantata a LA (e ovviamente del suo fedele produttore Jackson Phillips). 

I cinque splendidi episodi di questo Summer Nights EP rappresentano in purezza lo stile peculiare e riconoscibilissimo di Hazel English: canzoni d'amore (sì, tutte) che sono insieme liquide e avvolgenti, ma anche dolate di una immediatezza pop micidiale, dense nel loro cuore emozionale e al contempo leggere come una piuma, sia quando i ritmi sono più veloci e serrati (Summer Nights), sia quando tutti gli strumenti e la voce si abbandonano alle scie dei propri echi (Blue Light). 

30 dicembre 2020

(just another) pop song ALBUM OF THE YEAR 2020



12

Sunbathe - Somewhere In Between 

Ha la West Coast nelle vene la musica di Maggie May Morris: è evidente nel suono liquido delle chitarre, nell'ariosa malinconia di fondo di molti pezzi, nella dimensione quasi psichedelica del suo guitar pop. Le canzoni di Sunbathe  ruotano intorno alla voce della Morris con algida grazia, circondandola di suggestive spirali elettriche. 

11

Katie Malco - Failures

Descritto da lei stessa come un "coming of age album", Failures è il vero esordio della musicista inglese: dieci pezzi di vigorosa introversione e timido romanticismo, pieni di brume acustiche e di crescendo emozionanti, dove è normale ritrovare una disarmante dolcezza persino nei più fragorosi muri di chitarre.

 

10

Phoebe Bridgers - Punisher

Punisher è stato per la cantautrice californiana l'album della consacrazione, facendola conoscere anche al pubblico più vasto. Eppure si tratta di un disco complesso,  pieno di dolore e di fantasmi, fatta eccezione per pochi episodi inaspettatamente catchy (Kyoto è un piccolo miracolo). Tuttavia la forza comunicativa di Phoebe è talmente straripante e coinvolgente da accendere la luce anche nell'oscurità più fitta.

9

Beach Bunny - Honeymoon

Lili Trifilio è giovanissima ma sembra saperla lunga. Le nove canzoni di Honeymoon straripano letteralmente di energia dall'anima quasi punk, ma la convogliano in un guitar pop quasi sempre uptempo, catartico ed esplosivo come dinamite post-adolescenziale, semplice e immediato in superficie fino alla sfrontatezza, ma in realtà raffinato nella scrittura e coinvolgente come pochi.  

8

Emma Kupa - It Will Come Easier

Lasciate in stand by band e collaborazioni varie, la prolifica musicista inglese ci regala una collezione di canzoni a cuore aperto, lontane stilisticamente dal power pop che le è consueto ma non dalla scrittura intelligente e di impatto che è naturalmente nelle sue corde. Undici pezzi dall'anima acustica, pieni di un'inaspettata e intima dolcezza.

 

7

The Beths - Jump Rope Gazers

Un paio d'anni fa abbiamo diplomato i neozelandesi come debuttanti dell'anno. Ora, al secondo album, non possiamo che laureare i Beths come veri maestri del power pop contemporaneo. Beth Stokes e compagni suonano sempre con quello spontaneo travolgente divertito entusiasmo che è il loro marchio di fabbrica, e in Jump Rope Gazers provano anche a rallentare i ritmi e a rendere ancora più effervescente il colorato mix di chitarre e backing vocals che li ha fatti amare in giro per il mondo.

  

6

Honey Cutt - Coasting

Il campo dell'indie pop più rinfrescante, spigliato e catchy - quello che di solito appartiene agli Alvvays per intenderci - quest'anno è dominato da Kaley Honeycutt. La musicista basata a Boston maneggia con sorniona naturalezza un guitar pop frizzante (ma ironicamente inquieto) dalle tinte surf, solo apparentemente "leggero", che riesce comunque in ogni episodio ad appiccicarti addosso un ritornello killer. 

5

Soccer Mommy - Color Theory

Quanti artisti riescono ad essere intensi di una fitta densità emozionale ed insieme luminosamente leggeri? Pochi, forse pochissimi, e Sophie Allison è indubbiamente una di loro. Le canzoni di Color Theory trasudano rabbia e sofferenza in modo non differente da quelle di altre straordinarie cantautrici di oggi, ma Soccer Mommy ha scelto di trattenerle nelle scintillanti maglie elettro-acustiche che contengono ogni pezzo come un baluardo di bellezza in un mondo complicato. Un album non facile, dove non c'è un vero pezzo "immediato" ma trapela una forza quieta, diffusa, liquida, umanistica e inarrestabile. 

4

Jetstream Pony - Jetstream Pony

Oltre ai raffinatissimi Luxembourg Signal (vedi sotto), Beth Arzy è al centro anche di quest'altra super-band di veterani dell'indie pop (con lei Shaun Charman, Kerry Boettcher e Hannes Mueller), che però spinge più sul pedale dell'uptempo ed ha un'attitudine maggiormente ruvida e dinamica, tra ricordi C86 e lo stile dei gruppi della mitica Flying Nun: melodie di miele e chitarre sfrigolanti, ritmiche essenziali e incalzanti strutture circolari. Strano a dirlo, considerando il pedigree da sogno dei musicisti, ma è un disco d'esordio! 

3

Hazel English - Wake Up!

Primo vero album dopo una fenomenale infilata di ep, Wake Up! fotografa Hazel English in una consapevole transizione dal dream pop etereo, diafano e scampanellante degli esordi, ad una forma canzone più classica e programmaticamente orecchiabile, che travalica i generi e si nutre di storia del pop, da Bacharach in giù, con rispetto ed intelligenza. La musicista australiana, ormai californiana d'adozione, ha lavorato duro nella scrittura e nella produzione senza nascondere le proprie ambizioni, ed il risultato riesce a mettere insieme eleganza retrò e quella timida e sognante leggerezza che è da sempre il suo segno distintivo. 

2

Pillow Queens - In Waiting

C'è un'esigenza di raccontare così densa e travolgente nelle loro canzoni, che le Pillow Queens potrebbero fornire energia elettrica all'intera Dublino. Con gli spinotti delle chitarre ben infilati negli ampli sfrigolanti dell'indie anni novanta e l'attitudine ruvidamente gentile del cantautorato femminile di oggi, Sarah, Rachel, Cathy e Pamela fanno deflagrare la loro personalità in un disco di debutto quasi incredibile per forza comunicativa. Tutte e quattro cantano e si dividono le parti per ricomporle poi in un tutto in cui ogni chorus, ogni crescendo sembrano fatti apposta per sparare fuori una rabbia primigenia in modo a tratti drammatico ma mai mai retorico. Nelle pieghe di In Waiting c'è davvero di tutto: carezze e pugni, melodie e distorsioni, un romanticismo spontaneo e viscerale, e soprattutto un pugno di pezzi (li nominiamo: Holy ShowHandsome WifeLiffeyGay GirlsBrothers) di commovente purezza. 

1

The Luxembourg Signal - The Long Now

Tra mille band che si muovono tra le declinazioni più diverse dell'indie pop, The Luxembourg Signal possiedono da sempre una marcia in più: la capacità di conoscerle tutte in profondità, quelle declinazioni, e di poterle utilizzare tutte insieme, fondendole in un unico oceano sonoro, dalla superficie appena increspata e baluginante di luce. Beth Arzy, Betsy Moyer e compagni, da fuoriclasse assoluti, quando pubblicano un album puntano alla perfezione, e The Long Now è semplicemente un disco fatto di canzoni perfette: eleganti ed emozionanti al tempo stesso, ampie e dinamiche, sensuali, morbide ed elettriche, essenziali nella loro ricercata e levigata immediatezza.  



22 ottobre 2020

Hazel English - Wake UP! ALBUM

Mi capita a volte - tra i tanti ascolti che mi occupano ogni settimana - di dimenticare qualche album per strada. E' il caso di Wake UP!, disco d'esordio di Hazel English uscito la primavera scorsa - che poi vero esordio non è perché un paio d'anni fa aveva già messo insieme i due EP Just Give In / Never Going Home, raccogliendo una serie di singoli vecchi e nuovi di straordinario fascino.

Hazel, ne abbiamo già parlato all'epoca con entusiasmo, è una musicista australiana trapiantata in California e fin dal suo debutto ha lavorato a perfezionare una sua personale via al dream pop, fatta di atmosfere ariose e riflessi baluginanti, dense e delicate trame di synth e chitarre, sulle quali la sua voce di seta si deposita come una piuma portata dalla brezza. 

Per il nuovo album, che rifulge di un'ambizione evidente, la English ha abbandonato la dimensione artigianale degli esordi e ha optato per una produzione pop di livello. L'anima gentile e sognante delle sue prime cose non se n'è affatto andata, anzi, ma le canzoni di Wake UP! si esaltano oggi con arrangiamenti di una eleganza ricercata e levigatissima, che non eccede mai la misura ma riveste la spontanea immediatezza di ogni pezzo con l'abito più adatto. 

Il risultato è così sorprendente che - nel complesso - si fa quasi fatica a riconoscere la stessa timida ragazzina la cui voce un tempo quasi scompariva dietro lo scampanellare delle chitarre e che oggi veste come Audrey Hepburn in copertina, balla nel video di Five And Dime e si muove a perfetto agio ricopiando il proprio stile nella cornice scintillante di un sixties pop rivissuto con un esplosivo misto di autoironia e voglia di stupire. 

Funziona davvero tutto, nei dieci episodi dell'album, quasi a dimostrare che - quando la scrittura è così sicura e disinvolta e il talento usato con intelligenza - si può giocare con il concetto stesso di pop attraversandone pezzi di storia e schemi di genere e riuscendo ugualmente a risuonare di onestà ed emozione. Con in più una sfrontata e sorridente immediatezza che quasi ovunque - nei singoli Wake UP! e Off My Mind è chiaro e lampante - travalica i confini dell'indie propriamente detto e va a sfidare a testa alta il pop radiofonico.