C'è una serie di musicisti che seguo da tempo immemore e che, nel momento in cui pubblicano qualcosa di nuovo, ho già la sicurezza che troverò cose belle. E' senz'altro il caso del francese Thierry Haliniak, che porta avanti il suo progetto My Raining Stars da almeno due decenni, in collaborazione con il danese Casper Iskov alla sezione ritomica e oggi nuovamente con il connazionale produttore E-grand (Didier Frahier), co-fondatore dei My Raining Stars.
Toy Club in effetti nasce sia per celebrare il nome del locale di Lione in cui i due musicisti mossero insieme i primi passi come Nothing To Be Done, ma soprattutto per ritrovare lo spirito originario che li ha spinti a tradurre nel proprio stile personale i tanti modelli di indie pop che in quel luogo avevano scoperto e fatti propri.
I nove pezzi che compongono l'album girano esattamente come devono girare: Haliniak da sempre maneggia la materia guitar pop con delicatezza e intelligenza e le sue canzoni possiedono intatto il sapore dell'indie pop canonico, quello della Creation, della Sarah, del C86, con in più un tocco dinamico e melodicamente rotondo che ricorda da vicino le cose più immediate dei Ride (e non è un caso che del master si sia occupato Mark Gardener, che della mitica band era seconda voce e chitarra).
Rispetto ai lavori precedenti dei My Raining Stars, qui c'è però una cura produttiva più profonda e tridimensionale, che ha lavorato in modo raffinatissimo sulla nostalgica e morbida piacevolezza del songwriting di Thierry e ne ha estratto l'eleganza senza tempo attraverso una serie di arrangiamenti ricchi di piccoli inserti (un coro, un wurlitzer...) di vivida bellezza.
Come sempre quando parliamo del musicista originario della Borgogna, ogni canzone ha una definita anima catchy ed è un potenziale singolo alternativo. Su tutte, la splendida Fine, la cui scrittura rimonta ai primi '90, quasi ipnotica nel suo avvolgente tessuto di chitarre e basso.







