(just another) pop song
30 gennaio 2026
LISASINSON - Desdse Cuàndo Todo ALBUM REVIEW
24 gennaio 2026
Rocket Rules - Dearden's Number ALBUM REVIEW
Baxter Barnham (che suona tutto, scrive e produce) e Rachael Lam (che canta) hanno fin dagli esordi un'idea molto chiara e lineare del proprio stile: melodie di raffinata dolcezza che si depositano morbidamente su una vigorosa e curatissima stratificazione di chitarre e synth, dove il primo layer è sempre jangly e l'ultimo sfrigolante e distorto.
Non c'è un momento, dalla splendida Tiptoe in avanti, che non possieda una scenografica e a suo modo romantica e luminosa immediatezza, sia nei pezzi più lunghi (Quicken) che in quelli più compatti e dal respiro apertamente pop (Chapel St e In my Room hanno un tiro formidabile), con la voce di miele di Rachael come vero tratto distintivo della band.
Solo otto pezzi nel complesso - ne avremmo davvero desiderati di più - ma abbastanza per convincerci che i due di Melbourne possono sedere comodamente allo stesso tavolo con i grandi del dream pop di questi anni.
17 gennaio 2026
Waving Blue - The Infinite Sea ALBUM REVIEW
A un anno quasi esatto dal precedente, che avevamo ampiamente lodato su queste pagine e che consisteva in una poderosa raccolta di pezzi pubblicati in 15 anni di carriera, arriva il nuovo album di Waving Blue, intitolato The Infinite Sea.
Da lungo tempo Michele Cingolani produce la sua musica vantando una purezza DIY pressoché totale: "giusto un laptop e dei pedali a buon mercato in una cantina maledettamente umida" riferisce lui stesso nella presentazione del suo progetto.
In verità nell'ampio e ambizioso pezzo che apre il disco, All The Lost Years, alla voce soffice e filtrata di Cingolani - che conosciamo già bene - si aggiunge anche quella suggestiva di Matilde Talamelli, costituendo una piccola e graditissima novità.
Per il resto la dimensione paesaggistica di Waving Blue è quella consueta che abbiamo imparato ad amare: morbida e fluttuante, piena di crescendo e di sfumature. I muri di chitarre che troviamo in episodi emozionanti e spettacolari come Waves e The Infinite Sea ritraggono in modo perfetto l'approccio stilistico di Cingolani, che percorre da sempre una strada sospesa a metà fra l'immediatezza melodica del dream pop più etereo e le nebbie elettriche di uno shoegaze che comunque preferisce sempre il dinamismo alla distorsione puramente atmosferica.
Tutto molto bello e molto centrato, con una sensazione di luminosa malinconia che sembra sottendere ogni episodio e che i tanti riferimenti al mare (Cingolani vive sull'Adriatico) valorizzano in modo metaforicamente efficace.
09 gennaio 2026
Tre band indonesiane: The Fabulous Friends, Candy Kisses, The Interpretation Cultures
In questi primi giorni del 2026 - sarà un caso, ma forse no - tutta la musica nuova (e bella) che mi è capitato di ascoltare viene dall'Indonesia. Abbiamo già avuto modo di dirlo e lo ripetiamo: il fermento indie dopo che c'è da quelle parti è davvero paragonabile alla scena britannica originaria di fine '80, quella della Bristol della Sarah Records e della Glasgow della Postcard, per intenderci. C'è, da quelle parti, tutto un fiorire di piccole etichette che da anni fanno uno splendido lavoro di scouting pubblicando i dischi di band che in sostanza registrano davvero tra la cameretta e la cantina con mezzi a dir poco di fortuna e tengono viva un'idea di post punk essenziale e melodico, che a quella scena che dicevamo si ispira in modo diretto.
Cominciamo allora con The Fabulous Friends, band di cui non so assolutamente nulla ma che nel suo album A Little Spring Of Gentile Pop interpreta alla perfezione quella che potrebbe essere la definizione da dizionario della musica del termine "twee pop". Nove pezzi di una delicatezza jangly quasi naïf, voci maschile e femminile come canone vuole, tamburines e glockenspiel come piovesse, un senso della melodia totalmente fuori dal tempo ma assolutamente adorabile.
L'ep Truth We Avoided è invece il disco di debutto dei Candy Kisses, che sono un quartetto ed hanno un'anima più rock, decisamente tangente allo stile catchy spontaneo e arrembante dei gruppi C86. Sei pezzi di guitar pop ruvido nei mezzi ma dal cuore morbidissimo.
La band più interessante del terzetto di oggi è però The Interpretation Cultures, un collettivo nato molti anni fa intorno a Fadhli Rafq Al-Fath che ha già in verità pubblicato diverse cose. Fra le tante band indonesiane che mi è capitato di sentire, mi sembra quella con la cultura di base più vasta e la personalità più forte. Lo stile della band parte senz'altro da Jesus & Mary Chain e Ride, ma si allarga di volta in volta saccheggiando l'intero canone indie pop degli '80-'90 ed arrivando volentieri a citare la scena di oggi.
Se volete scoprirli, consiglio di partire da questo ep intitolato The Interpretation Of Indiepop Cultures, che contiene un pezzo formidabile come The Molly Pop Song (sì, il riferimento è a Molly Rankin, chi altri!) ma anche altre gemme come Distraction e My Life Is Better With Indiepop (cover di Anselmus, altro artista artista locale, e titolo a dir poco programmatico a cui ci sentiamo di aderire).
L'album di debutto di The Interpretation Cultures, uscito fresco fresco, si intitola invece There's A Light That I Will Never Have, con citazione evidentissima ed ironica degli Smiths (che ritroviamo poi nelle chitarre alla Marr di Walzing Out In Blue, più che citazione in questo caso). Fadhli e compagni sono potenzialmente la band indie pop perfetta: hanno un senso melodico immediato e obliquo (e vagamente stonato), le chitarre sempre croccanti e sapientemente intrecciate, un misto di energia pura ed umore crepuscolare, un'attitudine super artigianale ma al contempo una cura produttiva non esibita ma evidente. Ben 14 pezzi nell'album, senza un momento debole.
23 dicembre 2025
(just another) pop song ALBUM OF THE YEAR 2025
11 dicembre 2025
Gap Year - In Light ALBUM REVIEW
Le radici ben fonde e ramificate dentro il fertile suolo dell'indie pop australiano (e neozelandese) sono molto evidenti nei pezzi del quintetto, che per molti versi può assomigliare da vicino a una band come i Quivers o un'artista come Hatchie, che sostanzialmente partono dalla stessa base e costruiscono in modo non così differente: melodie dinoccolate e un po' sornione, chitarre sempre squillanti, ampio uso dei synth di marca Eighties, peculiare propensione alle armonie vocali (la voce della bassista Maddy Blue è davvero un plus), una grande cura produttiva che non teme di puntare la rotta verso il pop e riesce sempre a strutturare superfici sonore morbidamente corrusche.
Tutti i pezzi di In Light - l'infilata iniziale da Old Races a Where I Came From specialmente - scivolano con colorata e appena malinconica leggerezza e possiedono quel dinamismo che ti fa venire voglia di alzarti sulla sedia e, quasi quasi, ballare. Nei momenti più larghi, rallentati e cantautorali - Across The Sea ad esempio - il debito verso Forster e McLennan è veramente scoperto, ma è soprattutto quando i ritmi si alzano, pur con prudenza, verso l'uptempo (la splendida The Bats-iana Slow Here) che i Gap Year danno il meglio.
Una sicura conferma!
07 dicembre 2025
Tulpa - Monster of the Week ALBUM REVIEW
Ritrovare oggi lo stesso spirito in tante band formate da ragazzi e ragazze che nei '90 non erano nemmeno nei pensieri dei loro genitori rende senz'altro meno bruciante la nostalgia per quell'epoca d'oro e forse indica che stiamo andando ancora nella direzione giusta.
I Tulpa, quartetto basato a Leeds, sono un ottimo esempio di questa rinascita dell'indie "classico". Monster of the Week, che è il loro disco d'esordio, ci riporta in un mondo di purezza indie in cui i riferimenti intorno sono band come Dinosaur Jr., Built To Spill, Lemonheads, Breeders o Pavement (il pezzo che dà il titolo all'album è un omaggio scopertissimo e perfettamente riuscito al mitico gruppo di Stephen Malkmus).
La band guidata da Josie Kirk si muove perfettamente a proprio agio fra equilibrata ruvidezza elettrica e obliqua e leggera catchyness, piazzando una serie di pezzi di ironica e trascinante immediatezza come PYOPs, Let's Make A Tulpa! e You're Living A Reverie, e mostrando fra l'altro notevolissime capacità tecniche e di scrittura. La ballata sghemba Whose Side Are You On? - anche qui la memoria non può che andare subito a Range Life dei Pavement - è un piccolo capolavoro.
03 dicembre 2025
Shapes Like People - Ticking Haze ALBUM REVIEW
29 novembre 2025
SINGOLI NOVEMBRE 2025
22 novembre 2025
CIEL - Call Me Silent ALBUM REVIEW
Michelle Hindriks e Tim Spencer da sempre hanno abbracciato l'idea di un post punk a cassa dritta, un po' dark wave e un po' ballabile, che sta a metà strada fra i Garbage, i Blonde Redhead, le Breeders e persino i Cardigans del loro periodo hype: muri di synth e chitarre, energia statica sempre al massimo ma imbrigliata da un basso pulsante e dalla batteria squadrata, la voce delicata ma graffiante di Michelle, una produzione che cura il suono in modo certosino e soprattutto un tiro che è potentissimo e trascinante quasi ovunque.
La torrenziale infilata iniziale Call me Silent, Won't Obey, Thinking Of You, Hear Me Out, Will I Ever Feel Again mette subito in chiaro l'ambizione della band di Brighton di muoversi in un territorio che sta fra goth, shoegaze e pop, senza fare concessioni ad una superficiale immediatezza ma al contempo centrando uno dopo l'altro dei chorus di grande catchyness.
Hold Onto You, che è l'unico momento di rallentamento introspettivo, notturno e sinuoso con il suo contorno di archi e la sua ritmica quasi trip hop, è un tocco di grandissima scrittura.











