(just another) pop song
24 marzo 2026
Daydream - Trace EP REVIEW
20 marzo 2026
Hater - Mosquito ALBUM REVIEW
15 marzo 2026
Heavenly - Highway To Heavenly ALBUM REVIEW
Gli Heavenly, nell'annunciare il ritorno sulle scene esattamente dopo 30 anni di fermo, hanno promesso che Highway To Heavenly (titolo meravigliosamente spassoso, come sempre) sarebbe stata una raccolta di canzoni "di rabbia, dolore, empatia, amore, messe insieme in opposizione al ritorno del maschilismo che sta rendendo il mondo un posto miserabile e aggressivo". Cioè, come ben sappiamo noi fedeli del culto di Amelia Fletcher, un perfetto disco degli Heavenly.
10 marzo 2026
Salt Lake Alley - Always Out Of Time ALBUM REVIEW
Diventati da duo un quartetto, il gruppo di Stoccolma prosegue lungo la sua strada di filologica riscoperta di un certo guitar pop che ha avuto la sua epoca d'oro tra '80 e '90 e che ha tra i suoi epigoni - li indicano gli stessi SLA come modelli - i Teenage Fanclub, gli Orange Juice, i Felt, i Popsicle, i McCarthy e ovviamente - basta sentire un pezzo come I Miss You - gli Smiths.
Le trine jangly elettro-acustiche delle chitarre sono ovviamente sempre il motore della band, come già in passato. In molti pezzi è evidente l'ambizione di costruire strutture e melodie non completamente convenzionali - e i SLA lo fanno bene perchè hanno sicure capacità tecniche e di scrittura - ma le cose migliori le troviamo comunque dove la leggerezza prende il sopravvento: l'ariosa All The Things You Are, con la sua dimensione byrdsiana e corale, su tutte.
03 marzo 2026
Lucid Express - Instant Comfort ALBUM REVIEW
Fare passare ben cinque anni fra il disco d'esordio (peraltro lodato da critica e pubblico) ed il suo seguito è una scelta sicuramente originale e coraggiosa. Tuttavia i Lucid Express, da buoni maniaci della forma e dei dettagli, hanno evidentemente preferito aspettare pazientemente e limare con cura i loro pezzi prima di pubblicarli, ed hanno anzi scritturato Kurt Feldman - già storico batterista dei Pains Of Being Pure At Heart, fra le tante cose che ha fatto e fa - per mixarli e masterizzarli.
E non c'è dubbio che, oltre al grande talento del quintetto di Hong Kong, ci sia anche lo zampino del produttore americano nella creazione di questo suono così tridimensionale, rotondo e avvolgente che davvero caratterizza ogni singolo istante di Instant Confort.
La ricetta della band è perfettamente aderente a un gusto molto orientale del dream pop: melodie eteree (affidate alla voce di zucchero filato di Kim Ho), paesaggi sonori quasi sempre dilatati, chitarre che virano spesso o volentieri su stilemi canonici dello shoegaze (Faux Sweetness per dire è un esercizio di Mybloodyvalentine-izzazione riuscito al 100%), synth atmosferici sempre baluginanti sullo sfondo, ritmiche che si fanno volentieri torrenziali, e un'idea sottesa a tutto che ogni momento, anche quello più sfumato o carico elettricamente, deve risultare morbido e piacevole. Il che spiega in fondo anche il titolo del disco...
Ne scaturiscono alcuni pezzi di raffinata e sfrigolante bellezza - Aster su tutti - che dimostrano quanto il gruppo sia maturato e quanto comunque voglia restare immune da tentazioni eccessivamente catchy o apertamente pop.
21 febbraio 2026
05 febbraio 2026
Nadadora - Mañana y Siempre EP REVIEW
30 gennaio 2026
LISASINSON - Desdse Cuàndo Todo ALBUM REVIEW
24 gennaio 2026
Rocket Rules - Dearden's Number ALBUM REVIEW
Baxter Barnham (che suona tutto, scrive e produce) e Rachael Lam (che canta) hanno fin dagli esordi un'idea molto chiara e lineare del proprio stile: melodie di raffinata dolcezza che si depositano morbidamente su una vigorosa e curatissima stratificazione di chitarre e synth, dove il primo layer è sempre jangly e l'ultimo sfrigolante e distorto.
Non c'è un momento, dalla splendida Tiptoe in avanti, che non possieda una scenografica e a suo modo romantica e luminosa immediatezza, sia nei pezzi più lunghi (Quicken) che in quelli più compatti e dal respiro apertamente pop (Chapel St e In my Room hanno un tiro formidabile), con la voce di miele di Rachael come vero tratto distintivo della band.
Solo otto pezzi nel complesso - ne avremmo davvero desiderati di più - ma abbastanza per convincerci che i due di Melbourne possono sedere comodamente allo stesso tavolo con i grandi del dream pop di questi anni.
17 gennaio 2026
Waving Blue - The Infinite Sea ALBUM REVIEW
A un anno quasi esatto dal precedente, che avevamo ampiamente lodato su queste pagine e che consisteva in una poderosa raccolta di pezzi pubblicati in 15 anni di carriera, arriva il nuovo album di Waving Blue, intitolato The Infinite Sea.
Da lungo tempo Michele Cingolani produce la sua musica vantando una purezza DIY pressoché totale: "giusto un laptop e dei pedali a buon mercato in una cantina maledettamente umida" riferisce lui stesso nella presentazione del suo progetto.
In verità nell'ampio e ambizioso pezzo che apre il disco, All The Lost Years, alla voce soffice e filtrata di Cingolani - che conosciamo già bene - si aggiunge anche quella suggestiva di Matilde Talamelli, costituendo una piccola e graditissima novità.
Per il resto la dimensione paesaggistica di Waving Blue è quella consueta che abbiamo imparato ad amare: morbida e fluttuante, piena di crescendo e di sfumature. I muri di chitarre che troviamo in episodi emozionanti e spettacolari come Waves e The Infinite Sea ritraggono in modo perfetto l'approccio stilistico di Cingolani, che percorre da sempre una strada sospesa a metà fra l'immediatezza melodica del dream pop più etereo e le nebbie elettriche di uno shoegaze che comunque preferisce sempre il dinamismo alla distorsione puramente atmosferica.
Tutto molto bello e molto centrato, con una sensazione di luminosa malinconia che sembra sottendere ogni episodio e che i tanti riferimenti al mare (Cingolani vive sull'Adriatico) valorizzano in modo metaforicamente efficace.







