Gli Heavenly, nell'annunciare il ritorno sulle scene esattamente dopo 30 anni di fermo, hanno promesso che Highway To Heavenly (titolo meravigliosamente spassoso, come sempre) sarebbe stata una raccolta di canzoni "di rabbia, dolore, empatia, amore, messe insieme in opposizione al ritorno del maschilismo che sta rendendo il mondo un posto miserabile e aggressivo". Cioè, come ben sappiamo noi fedeli del culto di Amelia Fletcher, un perfetto disco degli Heavenly.
(just another) pop song
15 marzo 2026
Heavenly - Highway To Heavenly ALBUM REVIEW
Gli Heavenly, nell'annunciare il ritorno sulle scene esattamente dopo 30 anni di fermo, hanno promesso che Highway To Heavenly (titolo meravigliosamente spassoso, come sempre) sarebbe stata una raccolta di canzoni "di rabbia, dolore, empatia, amore, messe insieme in opposizione al ritorno del maschilismo che sta rendendo il mondo un posto miserabile e aggressivo". Cioè, come ben sappiamo noi fedeli del culto di Amelia Fletcher, un perfetto disco degli Heavenly.
10 marzo 2026
Salt Lake Alley - Always Out Of Time ALBUM REVIEW
Diventati da duo un quartetto, il gruppo di Stoccolma prosegue lungo la sua strada di filologica riscoperta di un certo guitar pop che ha avuto la sua epoca d'oro tra '80 e '90 e che ha tra i suoi epigoni - li indicano gli stessi SLA come modelli - i Teenage Fanclub, gli Orange Juice, i Felt, i Popsicle, i McCarthy e ovviamente - basta sentire un pezzo come I Miss You - gli Smiths.
Le trine jangly elettro-acustiche delle chitarre sono ovviamente sempre il motore della band, come già in passato. In molti pezzi è evidente l'ambizione di costruire strutture e melodie non completamente convenzionali - e i SLA lo fanno bene perchè hanno sicure capacità tecniche e di scrittura - ma le cose migliori le troviamo comunque dove la leggerezza prende il sopravvento: l'ariosa All The Things You Are, con la sua dimensione byrdsiana e corale, su tutte.
03 marzo 2026
Lucid Express - Instant Comfort ALBUM REVIEW
Fare passare ben cinque anni fra il disco d'esordio (peraltro lodato da critica e pubblico) ed il suo seguito è una scelta sicuramente originale e coraggiosa. Tuttavia i Lucid Express, da buoni maniaci della forma e dei dettagli, hanno evidentemente preferito aspettare pazientemente e limare con cura i loro pezzi prima di pubblicarli, ed hanno anzi scritturato Kurt Feldman - già storico batterista dei Pains Of Being Pure At Heart, fra le tante cose che ha fatto e fa - per mixarli e masterizzarli.
E non c'è dubbio che, oltre al grande talento del quintetto di Hong Kong, ci sia anche lo zampino del produttore americano nella creazione di questo suono così tridimensionale, rotondo e avvolgente che davvero caratterizza ogni singolo istante di Instant Confort.
La ricetta della band è perfettamente aderente a un gusto molto orientale del dream pop: melodie eteree (affidate alla voce di zucchero filato di Kim Ho), paesaggi sonori quasi sempre dilatati, chitarre che virano spesso o volentieri su stilemi canonici dello shoegaze (Faux Sweetness per dire è un esercizio di Mybloodyvalentine-izzazione riuscito al 100%), synth atmosferici sempre baluginanti sullo sfondo, ritmiche che si fanno volentieri torrenziali, e un'idea sottesa a tutto che ogni momento, anche quello più sfumato o carico elettricamente, deve risultare morbido e piacevole. Il che spiega in fondo anche il titolo del disco...
Ne scaturiscono alcuni pezzi di raffinata e sfrigolante bellezza - Aster su tutti - che dimostrano quanto il gruppo sia maturato e quanto comunque voglia restare immune da tentazioni eccessivamente catchy o apertamente pop.
21 febbraio 2026
05 febbraio 2026
Nadadora - Mañana y Siempre EP REVIEW
30 gennaio 2026
LISASINSON - Desdse Cuàndo Todo ALBUM REVIEW
24 gennaio 2026
Rocket Rules - Dearden's Number ALBUM REVIEW
Baxter Barnham (che suona tutto, scrive e produce) e Rachael Lam (che canta) hanno fin dagli esordi un'idea molto chiara e lineare del proprio stile: melodie di raffinata dolcezza che si depositano morbidamente su una vigorosa e curatissima stratificazione di chitarre e synth, dove il primo layer è sempre jangly e l'ultimo sfrigolante e distorto.
Non c'è un momento, dalla splendida Tiptoe in avanti, che non possieda una scenografica e a suo modo romantica e luminosa immediatezza, sia nei pezzi più lunghi (Quicken) che in quelli più compatti e dal respiro apertamente pop (Chapel St e In my Room hanno un tiro formidabile), con la voce di miele di Rachael come vero tratto distintivo della band.
Solo otto pezzi nel complesso - ne avremmo davvero desiderati di più - ma abbastanza per convincerci che i due di Melbourne possono sedere comodamente allo stesso tavolo con i grandi del dream pop di questi anni.
17 gennaio 2026
Waving Blue - The Infinite Sea ALBUM REVIEW
A un anno quasi esatto dal precedente, che avevamo ampiamente lodato su queste pagine e che consisteva in una poderosa raccolta di pezzi pubblicati in 15 anni di carriera, arriva il nuovo album di Waving Blue, intitolato The Infinite Sea.
Da lungo tempo Michele Cingolani produce la sua musica vantando una purezza DIY pressoché totale: "giusto un laptop e dei pedali a buon mercato in una cantina maledettamente umida" riferisce lui stesso nella presentazione del suo progetto.
In verità nell'ampio e ambizioso pezzo che apre il disco, All The Lost Years, alla voce soffice e filtrata di Cingolani - che conosciamo già bene - si aggiunge anche quella suggestiva di Matilde Talamelli, costituendo una piccola e graditissima novità.
Per il resto la dimensione paesaggistica di Waving Blue è quella consueta che abbiamo imparato ad amare: morbida e fluttuante, piena di crescendo e di sfumature. I muri di chitarre che troviamo in episodi emozionanti e spettacolari come Waves e The Infinite Sea ritraggono in modo perfetto l'approccio stilistico di Cingolani, che percorre da sempre una strada sospesa a metà fra l'immediatezza melodica del dream pop più etereo e le nebbie elettriche di uno shoegaze che comunque preferisce sempre il dinamismo alla distorsione puramente atmosferica.
Tutto molto bello e molto centrato, con una sensazione di luminosa malinconia che sembra sottendere ogni episodio e che i tanti riferimenti al mare (Cingolani vive sull'Adriatico) valorizzano in modo metaforicamente efficace.
09 gennaio 2026
Tre band indonesiane: The Fabulous Friends, Candy Kisses, The Interpretation Cultures
In questi primi giorni del 2026 - sarà un caso, ma forse no - tutta la musica nuova (e bella) che mi è capitato di ascoltare viene dall'Indonesia. Abbiamo già avuto modo di dirlo e lo ripetiamo: il fermento indie dopo che c'è da quelle parti è davvero paragonabile alla scena britannica originaria di fine '80, quella della Bristol della Sarah Records e della Glasgow della Postcard, per intenderci. C'è, da quelle parti, tutto un fiorire di piccole etichette che da anni fanno uno splendido lavoro di scouting pubblicando i dischi di band che in sostanza registrano davvero tra la cameretta e la cantina con mezzi a dir poco di fortuna e tengono viva un'idea di post punk essenziale e melodico, che a quella scena che dicevamo si ispira in modo diretto.
Cominciamo allora con The Fabulous Friends, band di cui non so assolutamente nulla ma che nel suo album A Little Spring Of Gentile Pop interpreta alla perfezione quella che potrebbe essere la definizione da dizionario della musica del termine "twee pop". Nove pezzi di una delicatezza jangly quasi naïf, voci maschile e femminile come canone vuole, tamburines e glockenspiel come piovesse, un senso della melodia totalmente fuori dal tempo ma assolutamente adorabile.
L'ep Truth We Avoided è invece il disco di debutto dei Candy Kisses, che sono un quartetto ed hanno un'anima più rock, decisamente tangente allo stile catchy spontaneo e arrembante dei gruppi C86. Sei pezzi di guitar pop ruvido nei mezzi ma dal cuore morbidissimo.
La band più interessante del terzetto di oggi è però The Interpretation Cultures, un collettivo nato molti anni fa intorno a Fadhli Rafq Al-Fath che ha già in verità pubblicato diverse cose. Fra le tante band indonesiane che mi è capitato di sentire, mi sembra quella con la cultura di base più vasta e la personalità più forte. Lo stile della band parte senz'altro da Jesus & Mary Chain e Ride, ma si allarga di volta in volta saccheggiando l'intero canone indie pop degli '80-'90 ed arrivando volentieri a citare la scena di oggi.
Se volete scoprirli, consiglio di partire da questo ep intitolato The Interpretation Of Indiepop Cultures, che contiene un pezzo formidabile come The Molly Pop Song (sì, il riferimento è a Molly Rankin, chi altri!) ma anche altre gemme come Distraction e My Life Is Better With Indiepop (cover di Anselmus, altro artista artista locale, e titolo a dir poco programmatico a cui ci sentiamo di aderire).
L'album di debutto di The Interpretation Cultures, uscito fresco fresco, si intitola invece There's A Light That I Will Never Have, con citazione evidentissima ed ironica degli Smiths (che ritroviamo poi nelle chitarre alla Marr di Walzing Out In Blue, più che citazione in questo caso). Fadhli e compagni sono potenzialmente la band indie pop perfetta: hanno un senso melodico immediato e obliquo (e vagamente stonato), le chitarre sempre croccanti e sapientemente intrecciate, un misto di energia pura ed umore crepuscolare, un'attitudine super artigianale ma al contempo una cura produttiva non esibita ma evidente. Ben 14 pezzi nell'album, senza un momento debole.
23 dicembre 2025
(just another) pop song ALBUM OF THE YEAR 2025











