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23 luglio 2026

My Raining Stars - Toy Club AMBUM REVIEW

C'è una serie di musicisti che seguo da tempo immemore e che, nel momento in cui pubblicano qualcosa di nuovo, ho già la sicurezza che troverò cose belle. E' senz'altro il caso del francese Thierry Haliniak, che porta avanti il suo progetto My Raining Stars da almeno due decenni, in collaborazione con il danese Casper Iskov alla sezione ritomica e oggi nuovamente con il connazionale produttore E-grand (Didier Frahier), co-fondatore dei My Raining Stars.

Toy Club in effetti nasce sia per celebrare il nome del locale di Lione in cui i due musicisti mossero insieme i primi passi come Nothing To Be Done, ma soprattutto per ritrovare lo spirito originario che li ha spinti a tradurre nel proprio stile personale i tanti modelli di indie pop che in quel luogo avevano scoperto e fatti propri.

I nove pezzi che compongono l'album girano esattamente come devono girare: Haliniak da sempre maneggia la materia guitar pop con delicatezza e intelligenza e le sue canzoni possiedono intatto il sapore dell'indie pop canonico, quello della Creation, della Sarah, del C86, con in più un tocco dinamico e melodicamente rotondo che ricorda da vicino le cose più immediate dei Ride (e non è un caso che del master si sia occupato Mark Gardener, che della mitica band era seconda voce e chitarra). 

Rispetto ai lavori precedenti dei My Raining Stars, qui c'è però una cura produttiva più profonda e tridimensionale, che ha lavorato in modo raffinatissimo sulla nostalgica e morbida piacevolezza del songwriting di Thierry e ne ha estratto l'eleganza senza tempo attraverso una serie di arrangiamenti ricchi di piccoli inserti (un coro, un wurlitzer...) di vivida bellezza. 

Come sempre quando parliamo del musicista originario della Borgogna, ogni canzone ha una definita anima catchy ed è un potenziale singolo alternativo. Su tutte, la splendida Fine, la cui scrittura rimonta ai primi '90, quasi ipnotica nel suo avvolgente tessuto di chitarre e basso. 


29 marzo 2025

My Raining Stars - Momentum ALBUM REVIEW

Poi secondi dopo l'inizio di For Good, il pezzo che apre questo secondo atteso disco di My Raining Stars, l'impressione di trovarmi dentro una canzone degli Oasis del 1994 mi ha dapprima spiazzato, e immediatamente dopo mi ha fatto alzare sulla sedia. 

Che Thierry Haliniak fosse un appassionato cultore dell'indie dell'epoca d'oro (fine '80, primi '90) è comunque cosa nota fin dalle sue produzioni precedenti (non solo con questo suo progetto solista), e infatti nell'intero svolgimento di Momentum possiamo trovare una lunga lista di modelli da cui l'ottimo musicista francese - affiancato ancora dal produttore e multistrumentista danese Casper Iskov - ha tratto evidente ispirazione, citando stili e mood diversi. 

Ecco allora che troviamo uno psichedelico profumo di Stone Rose in Better Life, uno sfrigolante paesaggio dream pop nella suggestiva e davvero emozionante Stop The Time, memorie dei Ride più orecchiabili in Lost In The Wild, l'impasto chitarre voci melodia dei primi Teenage Fanclub in Lovers, e così via...

Ma sarebbe comunque riduttivo riassumere il talento di scrittura di Haliniak con la sua capacità citazionale: in verità in tutti i dieci episodi di Momentum c'è innanzitutto una delicata ma trascinate forza comunicativa che riesce sempre con estrema facilità ad usare la trama squillante delle chitarre, il dinamismo della sezione ritmica e la linearità melodica in modo perfettamente immediato ed efficace. Prendiamo ad esempio un gioiellino catchy come The Cost Within, che forse è la fotografia più a fuoco dello stile My Raining Stars, ma anche l'ambizione scenografica ed avvolgente della conclusiva Manhattan, che un po' ricorda gli Hurricane #1 di Andy Bell. 

Come già abbiamo avuto modo di dire in passato, i dischi di Thierry sono una carezza per gli appassionati di indie pop, e Momentum in questo senso è veramente un album imperdibile. 

10 dicembre 2022

My Raining Stars - The Life We Planned EP REVIEW

Abbiamo citato Thierry Haliniak giusto un anno fa a proposito dell'interessante disco di debutto dei Meyverlin, band spartita a metà con Philippe Lavergne. Ritroviamo volentieri oggi il musicista francese  impegnato con il suo progetto solista, My Raining Star, che esiste da più di vent'anni - con pause più o meno lunghe - e che quest'anno ci ha regalato un album che abbiamo molto apprezzato, 89 Memories, e ora un EP veramente imperdibile.

I cinque pezzi di questo The Life We Planned escono dalle stesse sessioni di registrazione dell'album e quindi in teoria sarebbero dei classici lati B, ma la qualità è talmente alta che non ci meravigliamo che Thierry abbia voluto dare seguito immediato a 89 Memories.

Abbiamo già avuto modo di parlare dell'amore di Haliniak per l'indie pop originario, quello fiorito tra fine '80 e inizio '90, e di lodare la sua capacità di introiettarne il linguaggio facendolo proprio e trasformandolo in uno stile personale. Non ritroverete quindi una definita traccia di una particolare band degli anni d'oro nelle canzoni di My Raining Star, ma un piccolo universo guitar pop in bottiglia, dove potrete sentire echi di Ride, Primal Scream, Field Mice, Cure, i primi Teenage Fanclub, Jesus & Mary Chain, e così via. 

Ovvio che per noi vecchi maniaci di chitarre scampanellanti e sfrigolanti è un po' come andare a nozze, e in pezzi di cristallino dinamismo come Mirror 2 (è in verità una riedizione di Mirror, che apriva un EP del 2020), Summer's Gone, What Can We Do e The Life We Planned, c'è davvero il piacere  non solo di ascoltare qualcosa di bello, ma di condividere con chi l'ha concepito la stessa idea di "perfect pop song". 

20 giugno 2022

My Raining Stars - 89 Memories ALBUM REVIEW

Alla fine del 2021 abbiamo parlato di Thierry Haliniak tessendo le lodi del suo progetto chiamato Mayverlin condiviso con Philippe Lavergne. Non può quindi che essere un piacere ritrovare il musicista francese impegnato con un altro moniker, My Raining Stars, questa volta un'esperienza sostanzialmente solista, coadiuvata dal polistrumentista danese Casper Blond e con un paio di precedenti piuttosto lontani nel tempo.

Quanto di bello c'era nei Mayverlin lo ritroviamo anche in My Raining Stars: Haliniak ha una passione evidente e sfrenata per l'indie pop più delicato ed arioso (suppongo che il titolo 89 Memories alluda a tutto quel mondo di gruppi ed etichette che a cavallo fra Ottanta e Novanta ha vissuto la sua età dell'oro) e i dieci episodi dell'album trovano una quadratura perfetta in un guitar pop melodico ed elegante di essenziale artigianalità, che mette insieme ricordi delle band Sarah Records e Creation con qualche piacevole coloritura britpop (la coda alla Oasis di diversi pezzi lo dichiara palesemente).

A dispetto della copertina un po' malinconica, un disco ideale per accogliere l'estate.