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25 giugno 2026

Anyone Else Isn't You But The Field Mice COMPILATION REVIEW

Spesso da questi parti parliamo di Indonesia e di quanto stia vivendo un'ondata di indie pop super interessante. Volete la prova definitiva? Procuratevi questa raccolta uscita fresca fresca da quei folli entusiasti indie-nerds della Shiny Happy Records di Tangerang e resterete a bocca aperta. 

L'idea è tanto semplice quanto geniale: prendere sedici band indonesiane e sedici canzoni dal vasto repertorio dei The Field Mice, e vedere che cosa succede. 

Perchè proprio il gruppo di Bobby Wratten? Spiegano dalla label: perchè possiedono quella fragile e inspiegabile grazia e sincerità che in qualche modo rappresenta tutto lo spirito twee originario della Sarah Records. Uno spirito che, dicevamo poco fa, da quelle parti è davvero più vivo che mai, nelle voci un po' sghembe, nelle chitarre ovunque scampanellanti e nelle registrazioni a bassa fedeltà di una miriade di band giovani e meno giovani.

Premesso il fatto che sì, troverete fra le altre anche la monumentale Emma's House - la canzone da cui idealmente tutto l'indie pop di tutti i tempi germina - affidata però alla gentile voce femminile e al jangly essenziale dei Mountain Moves di Bandung, vi immergerete in un piacevolissimo flusso di cover che hanno un doppio pregio: quello ovviamente di farvi riascoltare canzoni immortali, e quello di farvele interpretare da una serie di gruppi che le trattano con l'amore e il rispetto che si deve ai veri classici del nostro genere preferito, senza aggiungere nulla che non fosse necessario. 

Cover tutte davvero riuscite, ma segnalo che mi sono sciolto soprattutto ascoltando Sensitive dai Poplar Tree, If You Need Someone dai The Silent Love, Fabolous Friend dai The Lousy Pop Group, September Not So Far Away (altro monumento pazzesco!) dai Vanishing Muffins, una spettacolare e travolgente Below The Stars dai Tossing Seed (che, diciamolo, sono forse i più bravi di tutti in Indonesia, come abbiamo spesso sottolineato, e qui suonano in modo incredibile!), una elegantissima e morbidissima Between Hello & Goodbye dai Pastel Badge. 

Cercate il disco di questa estate 2026? L'avete trovato: è questo! 

28 marzo 2026

Meraung - Change EP REVIEW

Da qualche tempo mi capita sempre più spesso di ascoltare band indonesiane. Lo sostengo già da parecchio: il presente (e forse il futuro) dell'indie pop sta da quelle parti. Si avverte chiaramente che laggiù c'è un fermento di piccole label curiose e di gruppi usciti dalle cantine che suonano le loro chitarre come potevano fare tante band della provincia inglese o americana tra fine '80 e inizio '90.

I Meraung, che sono basati a Bogor (nei dintorni della gigantesca Giacarta), hanno - rispetto a tanti altri connazionali che ho sentito - una marcia in più. Pur venendo, come è giusto, da esordi del tutto DIY e lo-fi (il primo acerbo ma promettente ep Merah Di Tiga lo testimoniava in pieno), la band di Nadya Roshalina suona oggi con un livello di forza, qualità e confidenza per nulla lontano dai grandi del dream pop di oggi come i Bleach Lab, i Rocket Rules, gli Swim School, gli Apartamentos Acapulco o i Say Sue Me più elettrici.

I cinque pezzi di Change sono davvero una compatta e liberante sferzata di energia intrisa di dolcezza shoegazer, e sembrano quasi generarsi l'uno dall'altro in un flusso unico di luminosità cosmica. Every Little Light, non a caso l'episodio centrale del disco, può essere un ottimo esempio del dream pop dei cinque indonesiani: chitarre sature, morbido dinamismo, la delicatezza vocale di Nadya che mette al centro una melodia di studiata e cantilenante semplicità, una struttura perfettamente circolare in cui strofa, bridge e chorus si invorticano l'uno dentro dentro senza soluzione di continuità. L'effetto è una luminosa immediatezza che riverbera in ogni singola nota dell'ep, dall'incalzante inizio Moment With You fino allo scenografico, esaltante e quasi sopra le righe finale di Together We Thrive.

Fino a questo momento, la cosa più bella uscita nel 2026. 

09 gennaio 2026

Tre band indonesiane: The Fabulous Friends, Candy Kisses, The Interpretation Cultures

In questi primi giorni del 2026 - sarà un caso, ma forse no - tutta la musica nuova (e bella) che mi è capitato di ascoltare viene dall'Indonesia. Abbiamo già avuto modo di dirlo e lo ripetiamo: il fermento indie dopo che c'è da quelle parti è davvero paragonabile alla scena britannica originaria di fine '80, quella della Bristol della Sarah Records e della Glasgow della Postcard, per intenderci. C'è, da quelle parti, tutto un fiorire di piccole etichette che da anni fanno uno splendido lavoro di scouting pubblicando i dischi di band che in sostanza registrano davvero tra la cameretta e la cantina con mezzi a dir poco di fortuna e tengono viva un'idea di post punk essenziale e melodico, che a quella scena che dicevamo si ispira in modo diretto. 

Cominciamo allora con The Fabulous Friends, band di cui non so assolutamente nulla ma che nel suo album A Little Spring Of Gentile Pop interpreta alla perfezione quella che potrebbe essere la definizione da dizionario della musica del termine "twee pop". Nove pezzi di una delicatezza jangly quasi naïf, voci maschile e femminile come canone vuole, tamburines e glockenspiel come piovesse, un senso della melodia totalmente fuori dal tempo ma assolutamente adorabile.


L'ep Truth We Avoided è invece il disco di debutto dei Candy Kisses, che sono un quartetto ed hanno un'anima più rock, decisamente tangente allo stile catchy spontaneo e arrembante dei gruppi C86. Sei pezzi di guitar pop ruvido nei mezzi ma dal cuore morbidissimo.


La band più interessante del terzetto di oggi è però The Interpretation Cultures, un collettivo nato molti anni fa intorno a Fadhli Rafq Al-Fath che ha già in verità pubblicato diverse cose. Fra le tante band indonesiane che mi è capitato di sentire, mi sembra quella con la cultura di base più vasta e la personalità più forte. Lo stile della band parte senz'altro da Jesus & Mary Chain e Ride, ma si allarga di volta in volta saccheggiando l'intero canone indie pop degli '80-'90 ed arrivando volentieri a citare la scena di oggi.

Se volete scoprirli, consiglio di partire da questo ep intitolato The Interpretation Of Indiepop Cultures, che contiene un pezzo formidabile come The Molly Pop Song (sì, il riferimento è a Molly Rankin, chi altri!) ma anche altre gemme come Distraction e My Life Is Better With Indiepop (cover di Anselmus, altro artista artista locale, e titolo a dir poco programmatico a cui ci sentiamo di aderire).


L'album di debutto di The Interpretation Cultures, uscito fresco fresco, si intitola invece There's A Light That I Will Never Have, con citazione evidentissima ed ironica degli Smiths (che ritroviamo poi nelle chitarre alla Marr di Walzing Out In Blue, più che citazione in questo caso). Fadhli e compagni sono potenzialmente la band indie pop perfetta: hanno un senso melodico immediato e obliquo (e vagamente stonato), le chitarre sempre croccanti e sapientemente intrecciate, un misto di energia pura ed umore crepuscolare, un'attitudine super artigianale ma al contempo una cura produttiva non esibita ma evidente. Ben 14 pezzi nell'album, senza un momento debole. 

05 agosto 2025

Sourmilk - A Collection Of Absurd Ideas ALBUM REVIEW

Lo dico già da qualche tempo: teniamo sott'occhio l'Indonesia perchè da quelle parti c'è un fermento indie pop pazzesco. 

Lo dimostrano alla grande i Sourmilk, che vengono da Bali e con questa "collezione di idee assurde" sono al proprio album di debutto (li abbiamo già segnalati in passato in occasione dell'uscita di precedenti singoli). 

La band, che è un trio, sembra girare in tutto e per tutto attorno alla personalità vocale e di scrittura di Jessica Ria, e suona un guitar pop di grande morbidezza, con un'attitudine decisamente catchy, un gusto melodico che a tratti suona molto brit (alcune cose mi ricordano una via di mezzo fra Sundays, Catatonia e Sleeper) e al contempo un coté leggermente spigoloso ed elettrico.

Tra tanti altri gruppi di quella scena che mi è capitato di sentire, i Sourmilk emergono proprio per l'ambizione di costruire pezzi rotondi e prodotti, pur in una onesta economia di mezzi, mischiando episodi più veloci e arrembanti a ballate acustiche in cui la voce di Jess emerge ancora più cristallina. 

Sick Girl, di per sé, è una delle canzoni dell'anno. 

21 agosto 2023

Tossing Seed - When You Come Around EP REVIEW

Sembra sempre strano parlare di band indonesiane, ma ho l'impressione crescente che da quelle parti (aggiungiamo la Singapore dei Subsonic Eye) ci sia una scena indie pop che ancora sta fiorendo nei garage, con pochi mezzi e tanta voglia. Una scena che una label come la meritevole Paska Records di Surabaya ci testimonia in tutto il suo spontaneo rigoglio, con un'adesione al genere tanto coerente (i gruppi si assomigliano perfettamente l'un l'altro: chitarre e voce femminile sono il must) quanto entusiastica. 

Curiosando tra i vari gruppi dell'etichetta, ho scoperto con estremo piacere gli Shrine (dream pop molto scenografico e shoegazer in purezza nel loro ep Sacred Limbo), i Lunarways (indie pop surfeggiante e decisamente twee, Say Sue Me prima maniera, le loro cose migliori qui), The Caroline's (il loro ep dell'anno scorso è davvero delizioso!), i mmmarkos! (le loro chitarre alla Cure qui) e drizzly (la grazia totale di Bitter To See You è a dir poco sorprendente).

Ma in verità è dei Tossing Seed che mi sono innamorato all'istante. 

Come dicevamo, lo schema è sostanzialmente quello dichiarato: due chitarre super frizzanti, una cantante dalla voce delicata, una sezione ritmica che bada davvero al sodo, una produzione pulita ed essenziale. In più rispetto a tutti gli altri, i cinque di Magelang - che sembrano portare il nome di un album dei Superchunk, altro punto a favore! - possiedono una forza sfrontata e trascinante che ricorda davvero alcuni gruppi dell'ondata C86 che sono loro stessi a menzionare: Soup Dragons e The Primitives (ma allora menzioniamo anche gli Shop Assistants e i Pastels). Ed assomigliano anche a band scandinave di oggi che amiamo come No Suits In Miami, Kindsight, Westkust o Makthaverskan (non chiedetemi che legame ci sia tra Surabaya e Malmoe, ma evidentemente...). 

Pezzi arrembanti come The Flower Still Remains o Fall Of Sweet Pea, dichiariamolo a voce alta, sono piccoli grandi alternative anthems che meriterebbero di diventare nuovi classici della storia del post punk. Provate a mettere un prodigio di indie anni '90 come Memory Capsule: finirete col volume al massimo nelle cuffie senza nemmeno che ve ne accorgiate. E provate a non commuovervi dentro una lunga ballata elettrica in crescendo come Can I Still Shine, che sembra uscita dalle cose migliori degli Allo Darlin' (brividi quando Esse canta "I'm home again, and i'm home again"). 

Davanti a questo ep di debutto dei Tossing Seed (o mini album, sono 6 pezzi), la sensazione è veramente la stessa che provai davanti alle prime canzoni pubblicate dai Say Sue Me o dagli Alvvays, cioè quella di essermi imbattuto in dei fuoriclasse destinati a un luminoso futuro. 

Fatevi un regalo: procuratevi questo piccolo capolavoro!

21 gennaio 2022

The Bunbury - Alius Malicious EP REVIEW

Ogni volta che mi capita tra le mani una band che viene dall'estremo oriente, ho sempre l'impressione di vedere solo la minuscola vetta di un poderoso iceberg indie pop, visto che è noto che da quelle parti il nostro genere preferito è da sempre molto frequentato, anche se da qui ci accorgiamo solo di quello che pubblica qualche etichetta coraggiosa. 

The Bunbury, per esempio, è una band proveniente da Yogyakarta, nell'isola di Giava, in Indonesia e già da un paio d'anni produce con grande personalità un post punk che ti aspetteresti da un gruppo di una periferia inglese o della Brooklyn dei Pains Of Beeing Pure At Heart, e non da uno che vive nella patria del batik. 

Le quattro canzoni di Alius Malicious sembrano altrettante lenti di ingrandimento sulle sfaccettature stilistiche dei ragazzi indonesiani: il floreale ma solido guitar pop uptempo di Hide Me From The Sun, il rasoio melodico un po' alla Placebo di Blue Haze, l'adesione piena al culto di Jesus & Mary Chain di Act Of Treason, le spire decisamente dark della lunghissima Hallelujah. 

Come spesso accade per le band indie pop asiatiche, un respiro di freschezza a pieni polmoni. 

22 dicembre 2018

12/2018 DICEMBRE [Sharesprings, Io e La Tigre, Bed., Just Like Honey]

ALBUM DEL MESE
 
Sharesprings - Paraparlor
Non sono riuscito a scoprire molto degli Sharesprings, se non che sono originari dell'Indonesia (è l'anno dell'Oriente, quante volte l'abbiamo ripetuto!) e che Paraparlor sembra essere il loro primo album.
Non avessi letto le poche note che in rete accompagnano il disco, avrei scommesso che il guitar pop spigliato ed elegante di questi 8 pezzi (solo 20 minuti in totale, peccato) venisse da una nuova band scandinava: una sorta di Alpaca Sport con meno colori pastello ed una simili attitudine twee, ma leggermente più ruvida e uptempo. E invece siamo davanti all'ennesimo piccolo grande miracolo dell'indie pop asiatico di quest'anno, forse quello che mi ha colpito di più, oltre ai celebratissimi Say Sue Me. Disco imprescindibile.



Io e la Tigre - Grrr Power
Aurora Ricci e Barbara Suzzi, chitarra/voce e batteria, suonano insieme da diversi anni nel sottobosco indie italiano e hanno già pubblicato alcuni album ed ep, votati ad un pop punk di intelligente ed elettrica spontaneità. Grrr Power, uscito da poco per Garrincha Dischi, è l'unico disco italiano che quest'anno ho davvero amato.
Senza allontanarsi dalla ruggente essenzialità del loro stile, le ragazze hanno trovato la quadratura del cerchio mettendo insieme una dimensione quasi cantautorale (le liriche testimoniano una scrittura di notevole livello) e una vigorosa esigenza comunicativa, in grado di caricare ogni pezzo di un'immediata e coinvolgente freschezza. Se entrambi i nostri aerei cadessero è un gioiellino pop impagabile.





GLI ALTRI ALBUM

Bed. - Replay 
Un paio di anni fa l'esordio dei coniugi Haager, da Portland, Oregon, si era sicuramente fatto notare. Arrivati al primo album, i Bed. mettono ancora più a fuoco il loro stile fatto di luci ed ombre: chitarre jangly inusualmente notturne, melodie orecchiabili ma inquiete, elettricità statica trattenuta ed un'interessante sovrapporsi delle voci di Alex e Sierra.


Just Like Honey - The Weight Of The Stars
Secondo disco in un anno per la band newyorchese. Il dream pop di Bianca Yang, Darlene Jonasson e compagni è sempre morbido e raffinatissimo, vellutato e sognante.

24 settembre 2018

09/2108 SETTEMBRE [Alpaca Sports, Basement Revolver, Waxahatchee, Subsonic Eye, The Goon Sax, Rådjuret, Ghost Thoughts, Canadians]

ALBUM DEL MESE

Alpaca Sports - From Paris With Love

Andreas Johnson, Amanda Åkerman e Lisle Mitnik sono delle colonne del twee pop dell'ultimo decennio. Gli svedesi hanno pubblicato numerosi singoli ed EP ma, strano a dirsi, From Paris With Love è solo il loro secondo album. Lo stile Alpaca Sports è comunque ormai un marchio di fabbrica: canzoni dolci e variopinte come caramelle - una tira l'altra - che sono tangibili dichiarazioni d'amore verso un'idea di pop gentile e nostalgica. Oltre alla formidabile piacevolezza di ogni episodio, è la produzione (di Ian Catt) che qui fa davvero la magia, rivestendo ogni singolo momento di una scintillante patina di luce, dalle immancabili chitarre jangly alle armonie vocali, ed evocando la raffinata leggerezza di un pop sixties che per la band di Goteborg è una vera ragione di vita. 


Basement Revolver - Heavy Eyes 

Più di due anni sono passati da Johnny, primo esplosivo singolo della band canadese. All'epoca ci aveva lasciato a bocca aperta per la spettacolare e poderosa declinazione del dream pop che avevano mostrato di dominare Chrisy Hurn e compagni. In Heavy Eyes, album di debutto attesissimo, ritroviamo giustamante quel pezzo memorabile, contornato da altri undici episodi, alcuni già editi, alcuni completamente nuovi. Lo stile della band di Hamilton, Ontario punta tutto sull'effetto emozionale di ogni pezzo, mettendo insieme morbidezza melodica e potenza strumentale: chitarre di sfrigolante densità shoegazer e una sezione ritmica che picchia con torrenziale dovizia, con qualche saggia pausa di dilatazione quasi folk. Sono davvero bravi i Basement Revolver, e l'album non poteva che essere uno dei must dream pop di quest'anno. 


Waxahatchee - Great Thunder

Sarò subito sincero: faccio parte di quella schiera di fans che amerebbe Katie Crutchfield anche se si mettesse a incidere sigle di cartoni animati. Quindi, vi avverto, tendo ad essere poco lucido ad ogni sua produzione.
 Great Thunder doveva essere il nome di un side project di Waxahatchee, subito messo nel cassetto e lasciato lì per molti anni. Nell'aftermath del suo disco più prodotto ed elettrico, Katie ha ripreso in mano quelle canzoni dimenticate (sei, poche purtroppo), si è chiusa in uno studio con Brad Cook e le ha letteralmente rimesse in vita, rivestendole  giusto con un pianoforte, una chitarra acustica e poco altro. In tanta nuda essenzialità, emergono in modo potente (e a tratti davvero commovente) la struggente bellezza di ogni pezzo e soprattutto l'unicità graffiante e dolceamara della sua voce. Brividi garantiti dall'inizio alla fine.
 

GLI ALTRI ALBUM

Subsonic Eye - Dive Into

E' l'anno dell'estremo oriente nella scena indie-pop? Sembra di sì: Say Sue Me, Sobs, e ora questi Subsonic Eye, che vengono da Singapore e rispetto alle band citate sono quelli che puntano più sull'elettricità. Il passato da shoegazer è evidente nella propensione alle chitarre sature e a qualche coda strumentale, ma Wahidah e i suoi quattro compagni hanno lavorato molto per asciugare le loro canzoni e renderle dinamiche e frizzanti. 


The Goon Sax - We're Not Talking

Al suo esordio, il giovanissimo trio di Brisbane aveva giustamente stupito tutti e suscitato legittimi paragoni con i Go-Betweens (beh, in effetti Louis Forster è il figlio di Robert, e i geni non mentono). Al secondo album, gli australiani mostrano eclettismo, capacità di scrittura e una solidità strumentale molto cresciuta. Tante canzoni di intelligente freschezza, con una obliqua e sorridente leggerezza. 


Rådjuret - Rådjuret

Scelta bizzarra quella della svedese Veronika Nilsson: chiamare il proprio progetto musicale "Cervo". C'è in effetti un'atmosfera da foresta incantata in ogni pezzo dell'artista di Stoccolma, che canta e suona la cetra. Ed è proprio quest'atmosfera a rendere magico il suo disco d'esordio, che evoca un'avvolgente intimità nordica, morbida e colorata come una vecchia ma comodissima sciarpa di lana. Il disco migliore per accogliere l'autunno.


Ghost Thoughts - No Chill

Chi ha amato Purple Period, il debutto di Davina Shell con il progetto Ghost Thoughts, non può assolutamente perdersi la sua seconda fatica. Se l'anno scorso l'artista di Vancouver affidava a voci amiche i suoi pezzi, quasi nascondendosi per timidezza, ora ha preso interamente in mano la situazione. Ed è un bene. La base è puro cantautorato folk, di ottimo livello,ma sempre in cerca di uno stralunato quanto efficace dinamismo indie pop. 


Canadians - Mitch

In ritardo di un paio di mesi scopro che l'unica band indie pop italiana che abbia amato si è rimessa insieme (almeno per tre quinti) e ha pubblicato un album nuovo dopo tanto (troppo) tempo. Graditissima sorpresa! Il suono oggi è più scabro e diretto, ma restano le melodie cantabili e i muri di chitarre alla Ash. Muscoli e leggerezza, come un tempo.

16 febbraio 2017

Secret Meadow - Same Old Fear [EP Review]

E' proprio vero che le vie dell'indie pop sono infinite, se quattro ragazzi che non più di un anno fa hanno cominciato a suonare insieme dopo essersi conosciuti in un negozio di musica di Jakarta, sono arrivati a incidere il loro EP di debutto per la sempre benemerita Jigsaw Records di Seattle. 
Nessuna novità che esista una solida scena indie pop in Indonesia (negli ultimi anni mi è capitato di ascoltare qualche bnd di buone speranze), ma effettivamente i Secret Meadow sembrano avere la marcia giusta per farsi conoscere a livello internazionale. 
Come spesso accade per i gruppi dell'estremo oriente, anche i quattro di Jakarta prediligono il lato twee del genere, ma ad una programmatica gentilezza di tocco (molto evidente nello stile vocale) aggiungono una misurata energia dream pop che si nutre tanto di chitarre jangly quanto di elettricità statica e avvolgenti coperte di synth. Il risultato sono cinque pezzi dinamici e di presa immediata che cercano di conciliare atmosfere sonore cariche e freschezza melodica, centrando decisamente l'obiettivo in tutti gli episodi di Same Old Fear.