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30 dicembre 2020

(just another) pop song ALBUM OF THE YEAR 2020



12

Sunbathe - Somewhere In Between 

Ha la West Coast nelle vene la musica di Maggie May Morris: è evidente nel suono liquido delle chitarre, nell'ariosa malinconia di fondo di molti pezzi, nella dimensione quasi psichedelica del suo guitar pop. Le canzoni di Sunbathe  ruotano intorno alla voce della Morris con algida grazia, circondandola di suggestive spirali elettriche. 

11

Katie Malco - Failures

Descritto da lei stessa come un "coming of age album", Failures è il vero esordio della musicista inglese: dieci pezzi di vigorosa introversione e timido romanticismo, pieni di brume acustiche e di crescendo emozionanti, dove è normale ritrovare una disarmante dolcezza persino nei più fragorosi muri di chitarre.

 

10

Phoebe Bridgers - Punisher

Punisher è stato per la cantautrice californiana l'album della consacrazione, facendola conoscere anche al pubblico più vasto. Eppure si tratta di un disco complesso,  pieno di dolore e di fantasmi, fatta eccezione per pochi episodi inaspettatamente catchy (Kyoto è un piccolo miracolo). Tuttavia la forza comunicativa di Phoebe è talmente straripante e coinvolgente da accendere la luce anche nell'oscurità più fitta.

9

Beach Bunny - Honeymoon

Lili Trifilio è giovanissima ma sembra saperla lunga. Le nove canzoni di Honeymoon straripano letteralmente di energia dall'anima quasi punk, ma la convogliano in un guitar pop quasi sempre uptempo, catartico ed esplosivo come dinamite post-adolescenziale, semplice e immediato in superficie fino alla sfrontatezza, ma in realtà raffinato nella scrittura e coinvolgente come pochi.  

8

Emma Kupa - It Will Come Easier

Lasciate in stand by band e collaborazioni varie, la prolifica musicista inglese ci regala una collezione di canzoni a cuore aperto, lontane stilisticamente dal power pop che le è consueto ma non dalla scrittura intelligente e di impatto che è naturalmente nelle sue corde. Undici pezzi dall'anima acustica, pieni di un'inaspettata e intima dolcezza.

 

7

The Beths - Jump Rope Gazers

Un paio d'anni fa abbiamo diplomato i neozelandesi come debuttanti dell'anno. Ora, al secondo album, non possiamo che laureare i Beths come veri maestri del power pop contemporaneo. Beth Stokes e compagni suonano sempre con quello spontaneo travolgente divertito entusiasmo che è il loro marchio di fabbrica, e in Jump Rope Gazers provano anche a rallentare i ritmi e a rendere ancora più effervescente il colorato mix di chitarre e backing vocals che li ha fatti amare in giro per il mondo.

  

6

Honey Cutt - Coasting

Il campo dell'indie pop più rinfrescante, spigliato e catchy - quello che di solito appartiene agli Alvvays per intenderci - quest'anno è dominato da Kaley Honeycutt. La musicista basata a Boston maneggia con sorniona naturalezza un guitar pop frizzante (ma ironicamente inquieto) dalle tinte surf, solo apparentemente "leggero", che riesce comunque in ogni episodio ad appiccicarti addosso un ritornello killer. 

5

Soccer Mommy - Color Theory

Quanti artisti riescono ad essere intensi di una fitta densità emozionale ed insieme luminosamente leggeri? Pochi, forse pochissimi, e Sophie Allison è indubbiamente una di loro. Le canzoni di Color Theory trasudano rabbia e sofferenza in modo non differente da quelle di altre straordinarie cantautrici di oggi, ma Soccer Mommy ha scelto di trattenerle nelle scintillanti maglie elettro-acustiche che contengono ogni pezzo come un baluardo di bellezza in un mondo complicato. Un album non facile, dove non c'è un vero pezzo "immediato" ma trapela una forza quieta, diffusa, liquida, umanistica e inarrestabile. 

4

Jetstream Pony - Jetstream Pony

Oltre ai raffinatissimi Luxembourg Signal (vedi sotto), Beth Arzy è al centro anche di quest'altra super-band di veterani dell'indie pop (con lei Shaun Charman, Kerry Boettcher e Hannes Mueller), che però spinge più sul pedale dell'uptempo ed ha un'attitudine maggiormente ruvida e dinamica, tra ricordi C86 e lo stile dei gruppi della mitica Flying Nun: melodie di miele e chitarre sfrigolanti, ritmiche essenziali e incalzanti strutture circolari. Strano a dirlo, considerando il pedigree da sogno dei musicisti, ma è un disco d'esordio! 

3

Hazel English - Wake Up!

Primo vero album dopo una fenomenale infilata di ep, Wake Up! fotografa Hazel English in una consapevole transizione dal dream pop etereo, diafano e scampanellante degli esordi, ad una forma canzone più classica e programmaticamente orecchiabile, che travalica i generi e si nutre di storia del pop, da Bacharach in giù, con rispetto ed intelligenza. La musicista australiana, ormai californiana d'adozione, ha lavorato duro nella scrittura e nella produzione senza nascondere le proprie ambizioni, ed il risultato riesce a mettere insieme eleganza retrò e quella timida e sognante leggerezza che è da sempre il suo segno distintivo. 

2

Pillow Queens - In Waiting

C'è un'esigenza di raccontare così densa e travolgente nelle loro canzoni, che le Pillow Queens potrebbero fornire energia elettrica all'intera Dublino. Con gli spinotti delle chitarre ben infilati negli ampli sfrigolanti dell'indie anni novanta e l'attitudine ruvidamente gentile del cantautorato femminile di oggi, Sarah, Rachel, Cathy e Pamela fanno deflagrare la loro personalità in un disco di debutto quasi incredibile per forza comunicativa. Tutte e quattro cantano e si dividono le parti per ricomporle poi in un tutto in cui ogni chorus, ogni crescendo sembrano fatti apposta per sparare fuori una rabbia primigenia in modo a tratti drammatico ma mai mai retorico. Nelle pieghe di In Waiting c'è davvero di tutto: carezze e pugni, melodie e distorsioni, un romanticismo spontaneo e viscerale, e soprattutto un pugno di pezzi (li nominiamo: Holy Show, Handsome Wife, Liffey, Gay Girls, Brothers) di commovente purezza. 

1

The Luxembourg Signal - The Long Now

Tra mille band che si muovono tra le declinazioni più diverse dell'indie pop, The Luxembourg Signal possiedono da sempre una marcia in più: la capacità di conoscerle tutte in profondità, quelle declinazioni, e di poterle utilizzare tutte insieme, fondendole in un unico oceano sonoro, dalla superficie appena increspata e baluginante di luce. Beth Arzy, Betsy Moyer e compagni, da fuoriclasse assoluti, quando pubblicano un album puntano alla perfezione, e The Long Now è semplicemente un disco fatto di canzoni perfette: eleganti ed emozionanti al tempo stesso, ampie e dinamiche, sensuali, morbide ed elettriche, essenziali nella loro ricercata e levigata immediatezza.  



23 dicembre 2020

SOAR - Soft Dial Tone ALBUM

Mi capita tutti gli anni, in questo periodo, di tornare indietro a riascoltare dischi usciti nei mesi precedenti che avevo infilato nella lista "da ascoltare" senza poi avere il tempo di farlo davvero. Tra i tanti (tanti davvero), quello che mi pento maggiormente di avere trascurato è questo Soft Dial Tone delle californiane SOAR. 

Le quattro musiciste basate a San Francisco hanno già un album alle spalle e mostrano, in questo loro secondo lavoro, una sicurezza nei propri mezzi più che evidente. Il nucleo della musica delle SOAR potrebbe essere definito come un ibrido tra l'essenzialità del garage pop e la ricerca di strutture inusuali del math rock (un po' lo stesso milieu dei Great Grandpa): non c'è un pezzo che cerchi di essere apertamente orecchiabile, e su tutto aleggia una sensazione di obliqua inquietudine, tuttavia c'è anche - in ognuno degli episodi dell'album - una grande immediatezza comunicativa. Immediatezza che passa soprattutto dalle armonie vocali che le SOAR  dispiegano ovunque, forti del fatto - per nulla scontato - di non avere una cantante ufficiale, ma di poter usare le voci di tutte e quattro indistintamente. 

A mio gusto personale, preferisco quando le ragazze virano su un guitar pop più lineare alla Hinds, dove davvero sanno essere irresistibili nella semplicità dei due minuti (Corner Of A Room, Just Dirt, Lottery, Ghost), però è chiaro il loro talento anche e soprattutto quando alzano l'asticella. 

19 dicembre 2020

Smokescreens - A Strange Dream ALBUM

Per una band presentarsi prima di tutto come fans della mitica etichetta neozelandese Flying Nun e dei Go Betweens è già un biglietto da visita perfetto. Cosa ci si può aspettare da un endorsement così esplicito se non un jangly pop nostalgicamente cristallino. 

E in effetti è esattamente quello che i tre musicisti californiani sanno fare al meglio. Gli otto pezzi di A Strange Dream risuonano luminosi di quell'indie pop timidamente catchy e risolutamente midtempo che è stato (ed è) il marchio di fabbrica dei loro modelli. Con in più un'aria di malinconia acustica in bianco e nero (Nighttime Skies) che sembra uscita da un disco degli East River Pipe o da qualche altro singolo della primissima Sarah Records. 

I numeri migliori? La più rotonda, dinamica On And On, con le sue chitarre che più californiane di così non si può. L'immediatezza obliqua à la The Bats di I Want To Know. E la conclusiva I Love Only You, dove recitativo e armonie vocali accompagnano un ipnotico crescendo. 

15 dicembre 2020

Hamburger - Teenage Terrified EP

Capita a volte che una canzone sia talmente bella, emozionante e complessa che ogni tentativo di definizione per parole ed etichette sia del tutto inutile e superfluo. E' il caso di All Hai Zebulon!, il favoloso, adorabile, gentilmente spacca-cuore, dolcissimo e cattivissimo pezzo che apre il primo EP di questa band di Bristol dallo stravagante nome Hamburger. Capita meno spesso che la suddetta canzone sia seguita da altre cinque di pari potenza, ed è il motivo per cui Teenage Terrified mi ha letteralmente steso già al primo ascolto come pochi altri dischi quest'anno. 

Il sestetto fondato dai chitarristi Feargal Kilkenny e Tom Kelly in effetti della stravaganza fa una forma d'arte, che si esprime prima di tutto nelle liriche "su alieni tristi e umani tristi" che impreziosiscono ogni episodio, e poi soprattutto in un approccio che è programmaticamente e onestamente "fuori": dai generi, dalle mode, dai clichés, dall'esigenza di dare un nitore formale a una musica che è già luminosissima e perfetta nella sua artigianale essenziale imperfezione.

Se c'è un filo rosso che lega insieme i 6 pezzi di Teenage Terrified, è la loro sincera e deflagrante immediatezza, che sembra sempre partire da un confortevole, morbido e intimista milieu folk per muovere con costante e delicata determinazione verso un guitar pop velatamente inquieto che - per molti molti motivi - ricorda da vicino mostri sacri come i Grandaddy e gli Sparklehorse, ma cammina agevolmente di fianco a band di oggi che amiamo come i Martha o i Beths. 

Poche band possono suonare così dannatamente convincenti cantando versi come "It's no good i'm fucking miserabile" (in un pezzo che si intitola niente di meno che Supersad), proprio perché gli Hamburger lo fanno con una limpidezza di sguardo, di suono, di scrittura che, a mio parere, ha del miracoloso. 

Probabilmente la più bella e inaspettata scoperta del 2020. 

11 dicembre 2020

First Responder - Earth Angel ALBUM

Non succede spesso che una band dia alle stampe due album nello stesso anno. E' il caso dei First Responder che, dopo l'interessante Courage, fa uscire oggi otto nuovi pezzi - si tratta quindi di un mini-album, 20 minuti la durata complessiva - che a mio parere superano in qualità quelli usciti a marzo.

La band di Columbus suona un guitar pop elegante e levigato, che alterna momenti ariosamente jangly (il singolo Route 23 è il gioiello del disco ed ha una limpidezza da college rock dei bei tempi andati) ed altri più notturni ma di pari immediatezza, con un coté a tratti sognante ed ipnotico (Swimming In The Olentangy)  Si percepisce, nelle nuove canzoni di Sierra Mollenkopf e compagni, una grande ricerca di pulizia del suono ed una scrittura che in parte sembra più semplice ed urgente ma al contempo non rinuncia a strutture inusuali e ondivaghe (One Time). Il risultato è davvero convincente e riporta giustamente l'attenzione su un gruppo dal notevole potenziale che forse rischiava di non spiccare tra le tante cose ascoltate nel 2020. 

07 dicembre 2020

The Reds Pinks & Purples - You Might Be Happy Someday ALBUM

 

La critica musicale, che ama inventare etichette un po' per tutto, ha definito la musica di Glenn Donaldson "depresso pop", cercando di descrivere in sintesi il mix di malinconica gentilezza e di introspezione tipica del suo progetto The Reds Pinks & Purples. Che poi depresso non sembra affatto, a giudicare dai toni pastello che pervadono ogni sua composizione (e anche la copertina dell'album, che ritrae uno squarcio della sua San Francisco) e che invece si sposano alla grande con un'ironia raffinata e per nulla nascosta (vedi un titolo come Sex Lies & Therapy). 

Come già avevamo detto l'anno scorso in occasione dell'uscita del suo disco precedente, lo stile di Donaldson affonda le sue radici nel twee pop della Sarah Records e della Flying Nun  più che nel jangly scenografico degli Smiths (come ha scritto qualcuno che forse dovrebbe fare un po' di ripasso). Gli otto pezzi dell'album, realizzati in una dimensione assolutamente casalinga e artigianale, scampanellano quieti e tenuemente luminosi come i migliori Go Betweens, con una cristallina semplicità dal potere splendidamente catartico (e il titolo del disco allude proprio a questo). 

Da non perdere anche gli altri singoli ed ep che The Reds Pinks & Purples disseminano con lodevole frequenza.

03 dicembre 2020

Anna McClellan - I Saw First Light ALBUM

Anna McClellan ha già una storia artistica abbastanza lunga alle spalle, fin da quando nel 2014 cominciò a muovere i primi passi da singer songwriter a Omaha sotto l'egida dei concittadini Conor Oberst e Mike Mogis, due icone del cantautorato obliquo del Midwest americano.

Da allora ha pubblicato tre dischi, compreso questo I Saw First Light, che hanno conquistato qualche cuore soprattutto nella ristretta cerchia degli indie poppers che seguono quella galassia di musiciste "intellettuali" che vanno da Phoebe Bridgers a Frankie Cosmos, attente all'ironia fine delle liriche come e più del lato sonoro. 

L'album nuovo, a suo modo, ci mostra un'ambizione nuova nel mettere insieme canzoni che cercano programmaticamente di sovrapporre spontaneità libera e idee produttive diverse. I pezzi di Anna sono da sempre un po' sghembi e hanno quell'aria da improvvisazione mai del tutto intonata che sarebbe perfetta nel demo di un debuttante. Lo sono anche gli undici episodi di I Saw First Light, alcuni davvero belli e toccanti (Veronica la riascolterei venti volte di seguito) - ed è il loro fascino distintivo in definitiva - però quello che colpisce è la strada che imboccano per arrivare a destinazione: ora quella elettro-acustica che sembra la più congeniale alle sue corde, ora invece quella, decisamente meno "facile", che va ad utilizzare il piano, gli archi, i fiati, un violino folk, inserendoli però sempre in una dimensione da registrazione live a bassa fedeltà che dà una doppia sensazione di straniamento. 

29 novembre 2020

Lavender Blush - The Garden Of Inescapable Pleasure ALBUM

Per ogni vero amante del dream pop, i californiani Lavender Blush sono in fondo la band ideale. Hanno tutto quello che ci si può attendere dal genere: un retroterra da shoegazer che rimanda al miele elettrico degli Slowdive, muri di chitarre sfrigolanti e synth pronti a sciogliersi davanti a melodie che sembrano uscite dal timeless pop dei primi sessanta (Oh Anna), e su tutto quell'idea di psichedelia noise dannatamente essenziale, quella che non esce mai dal quadro, ispirata a Jesus & Mary Chain e a tutto quello che è venuto dopo. 

Ryan Lescure e compagni, per il loro primo album dopo una serie di interessanti EP, hanno messo insieme dieci pezzi di sognante ed eterea bellezza, dolci e pieni di brezza leggera come un tramonto primaverile della natia San Francisco e confortevolmente graffiati come un vecchio prezioso vinile. Dieci pezzi che non sembrano avere soluzione di continuità nella loro magica successione di dense brume e soffi di vento tiepido, delicatamente ondeggianti come una marea calma ma inarrestabile. 

25 novembre 2020

The Bats - Foothills ALBUM

Sono passati 38 anni - sì, 38 anni - da quando Robert Scott e Paul Keane, seguiti di lì a poco da Kaye Woodward e Malcolm Grant, fondarono i Bats nella natia Christchurch. In mezzo, da allora fino all'odierno Foothills, ci sono dieci album che hanno fatto la piccola ma inesorabile gloria di una di quelle band che l'indie pop non l'hanno solo fatto, ma praticamente fondato.

Composto e suonato in un buen ritiro montano sulle alpi neozelandesi - rimettendo insieme i componenti del gruppo sottratti per qualche settimana alle proprie normalissime vite - il nuovo album sembra essere nato da sé, con quell'automatismo naturale e spontaneo che solo musicisti che si conoscono da quattro decenni possono mettere in pratica. 

Non ci sono quindi particolari sorprese nei dodici episodi del disco, ma non è certo quello che ci si può aspettare dai Bats. I quattro neozelandesi maneggiano un guitar pop che è "il loro" da sempre, quello sanno fare, e grazie a quello hanno influenzato almeno un paio di generazioni di band in tutto il mondo. Le canzoni si succedono con una grazia sorniona e sorridente, alternando ritmi pacatamente uptempo e momenti semi-acustici di struggente delicatezza folksy (Scrolling è la mia preferita), con una semplicità e una leggerezza che sono davvero da sempre il loro marchio di fabbrica. E con l'idea, mai abbandonata, che la produzione non debba aggiungere assolutamente nulla a quanto può essere suonato insieme dal vivo: una coerenza che da un lato non ha mai concesso alla musica dei Bats dei veri salti in avanti, ma al contempo li ha conservati splendidamente coerenti. 

21 novembre 2020

The Luxembourg Signal - The Long Now ALBUM

Diciamolo subito, poche band possiedono l'eleganza senza tempo dei Luxembourg Signal. Tutto nei loro tre album è raffinato e ineccepibile, dalle copertine che giocano con il neon e la monocromia fino, ovviamente, ai suoni.

The Long Now già nel titolo dice in qualche modo la dimensione in cui la band si muove: un adesso che attraversa il passato (Joy Division, Brian Eno, New Order, il C86, i Cure, i Jesus & Mary Chain, la Sarah, lo shoegaze) e illumina di quella stessa luce presente e futuro. 

Beth Arzy, Betsy Moyer, Ginny Pitchford, Brian Espinosa, Daniel Kumiega e Kelly Davis - e parliamo di musicisti che sono in giro da tanto tanto tempo - non fanno propriamente dream pop, ma potrebbero esserne, loro stessi e i loro dischi, una perfetta definizione. Pur con un mood diverso, che può variare dalla più notturna malinconia ad una leggerezza sorridente, i pezzi dei Luxembourg Signal condividono la ricerca maniacale per la perfezione di ogni elemento: non c'è nei dieci episodi di The Long Now (e non c'era in quelli dei vecchi album) un solo dettaglio in più del necessario. Le chitarre jangly e quelle che si dilatano nelle distorsioni, le voci suadenti, misuratamente sensuali, di seta e velluto, di Beth e Betsy, i synth che disegnano il paesaggio intorno, una sezione ritmica che impone sempre una dinamica delicatamente squadrata, la sensazione di essere sempre immersi un mare di riflessi baluginanti. 

Pezzi come 2:22, Lost Hearts, Cut The Bridle (ma si possono tranquillamente nominare tutti) hanno quella formidabile immediatezza melodica che ti arriva direttamente addosso ma senza travolgere, come un abbraccio morbido e inestricabile. 

Straordinari. Come sempre. 

17 novembre 2020

Egoism - On Our Minds EP

Scout Eastment e Olive Rush suonano da quando erano a scuola insieme nella natia Sydney, mettendo in comune voci e strumenti e iniziando nel luogo in cui tutte le band hanno cominciato, in cameretta. 

L'armonia tra i due riflette questa simbiosi, sempre più evidente a partire dagli splendidi singoli che ce li hanno fatti scoprire (Sorry ed Enemies) ed ormai pienamente consolidata nel loro nuovo EP. I cinque episodi possiedono la corrusca luminosità del dream pop più dinamico, arioso e melodico, quello di Hatchie, della prima Hazel English (giusto per citare altri australiani) o dei Night Flowers, per intenderci: tutto gira intorno all'intreccio delle voci e delle chitarre, con un'idea base di sognante leggerezza che si lega perfettamente alla struttura circolare di ogni pezzo e si esalta nella ripetizione ipnotica dei ritornelli. 

Dagli esordi gli Egoism sono cresciuti tantissimo, ma senza abbandonare né la dimensione auto-prodotta e artigianale, né la entusiastica freschezza dei debuttanti. Oggi il loro innato talento di scrittura è potenziato da un'attenzione ai particolari che rende ogni pezzo dell'EP un piccolo gioiello dream pop. 

13 novembre 2020

Terry vs Tori - Heathers ALBUM

In una terra, quella spagnola, che ha dato sempre tanto all'indie pop, i Terry vs Tori sembrano essere oggi - anche grazie all'uso dell'inglese nelle liriche - la band più internazionale dell'intera scena iberica. 

La band di Siviglia è in giro da diversi anni e si è fatta le ossa con una serie di singoli ed ep di notevole fattura, e Heathers è il suo vero album di debutto. Il guitar pop di Terry vs Tori si colloca con un orizzonte ampio davanti a sé, utilizzando le sue immancabili chitarre jangly con intenzioni diverse a seconda dell'episodio del disco: ora in un senso più dreamy, etereo e psichedelico, ora con un attitudine nostalgica (ed esplicitamente pop oriented) dei sixties e di tutta una galassia degli ottanta-novanta che va dai synth al C86, dai Teenage Fanclub allo shoegaze, talvolta dipingendo le proprie linee melodiche di malinconia, più spesso illuminandole di una tiepida luce meridiana. 

Su tutto, in ogni produzione del gruppo di Erica Pender, trionfa comunque un'eleganza atemporale e quasi algida nella sua ricerca del suono perfetto. Frutto evidente di un lavoro di cesello che si percepisce in ogni singolo dettaglio di ogni pezzo e che fa scintillare l'intero album di un impressionante nitore formale, senza rinunciare ad una piacevole immediatezza. 

08 novembre 2020

No Thank You - Embroidered Foliage

I No Thank You di Kaytee Della Monica si definiscono in modo piuttosto laconico "adulti contemporanei che fanno indie rock contemporaneo". In realtà conosciamo bene da anni la band di Philadelphia e sappiamo con quale passione porti avanti la sua personale idea di power pop.

Embroidered Foliage vede il trio della Pennsylvania salire un ulteriore ampio gradino della propria carriera, producendo dieci pezzi di poderosa, energica, sfrigolante, elettrica, drammatica immediatezza. Da sempre il talento di Kaytee e compagni è stato quello di sovrapporre con straordinaria naturalezza muscoli e delicatezza, rabbia e slancio melodico. Con l'urgenza travolgente che fin dagli esordi li muove, i No Thank You oggi hanno raggiunto un equilibrio di scrittura formidabile: hanno sfrondato ogni possibile orpello e ridotto la durata di ogni canzone a due minuti, poco meno o poco più (l'unica eccezione è il denso e devastante pezzo che dà il titolo all'album, dove fanno capolino anche piano e archi), e hanno lavorato duro perché ognuno degli episodi del disco arrivasse subito alle orecchie e al cuore dell'ascoltatore come un benefico schiaffo, mettendo insieme luce e buio, attimi di (apparente) eterea quiete acustica e squarci di cupa distorsione. 

Da non perdere!

03 novembre 2020

Supercrush - SODO Pop ALBUM

Nella storia del rock i Teenage Fanclub sono stati un fondamentale anello di trasmissione fra i '60 dei Byrds, i '70 dei Big Star e dei T Rex, gli '80 dei Pixies e tutto l'indie che è venuto dopo di loro. In fondo alla catena oggi ci sono (per fortuna) band come i Supercrush, che portano avanti l'arte dei maestri con una freschezza ben più entusiastica ed attuale che realmente retrospettiva.

Mark Palm, il signor Supercrush, ha alle spalle una carriera piuttosto eclettica in diversi gruppi della West Coast, e fino a SODO Pop il suo era un progetto laterale cui dedicava giusto qualche singolo ogni tanto (sono raccolti in Never Let You Drift Away, uscito nel '19). Spostato finalmente il focus sul suo coté power pop, Palm ha dato vita ad uno degli album più luminosamente energetici dell'anno, dedicandoci tempo, forze e financo una produzione di scintillante finezza.

I dieci pezzi del disco - con l'ago della bussola ben puntato verso un territorio a metà tra Bandwagonesque dei Teenage e le cose più melodiche dei Dinosaur Jr - sono una consapevole celebrazione del guitar pop più fragoroso e al contempo colorato e cantabile, pieno di elettricità gentile, ritornelli memorabili e arrangiamenti di nostalgica classe. Un nineties indie non rivissuto come omaggio intellettuale ma vissuto in diretta, con quella spontanea sfrontatezza che a Mark Palm non sembra davvero mancare.

Una delle più belle sorprese dell'anno. 


30 ottobre 2020

Peach Kelli Pop - Stupid Girl EP

Allie Hanlon non è certo una debuttante sulla scena indie pop. Ha all'attivo almeno 4 album e diversi singoli ed EP con il nome Peach Kelli Pop. Da almeno un decennio la musicista di Ottawa si dedica ad un guitar pop artigianale e colorato, venato da una primigenia energia punk e sempre delicatamente ironico.

Quando era adolescente - dice la Hanlon - non andava per nulla bene a scuola, e Stupid Girl, il pezzo che dà il titolo al suo nuovo EP, è in fondo un modo per esorcizzare la sensazione di essere stata la classica loser del liceo, interessata più a quelle che gli altri definivano "stupide canzoni" che alla moda e al "successo". 

Rispetto anche all'ultimo album, uscito due anni fa - che era comunque pieno di pezzi spigliati e piacevoli - la qualità della scrittura e della produzione di Peach Kelli Pop sembra sensibilmente migliorata. Tutti i 4 episodi dell'EP sono super orecchiabili nel modo più intelligente, solare e sincero possibile e ti rimangono incollati addosso dopo un paio di ascolti. 

26 ottobre 2020

Flying Fish Cove - Viridian EP

Seguo la band di Dena Zilber (oggi in sostanza un duo con Jake Jones) da diverso tempo e conosco bene le sue doti di raffinato artigianato indie pop dalla dimensione assolutamente casalinga (l'album uscito l'anno scorso mi era piaciuto molto).

I quattro pezzi del nuovo EP quindi non mi sorprendono affatto con la loro deliziosa, assolutamente adorabile e un po' sghemba essenzialità. Viridian, il pezzo che dà il titolo alla raccolta, è forse il più complesso e oggettivamente pregevole del lotto, ma a mio gusto personale sono gli altri tre che ascolto e riascolto e riascolto ancora più volentieri. 

La voce di Dena non è mai perfettamente intonata, ma questo non è per nulla un difetto, anzi: è uno dei tratti caratteristici e personali dei Flying Fish Cove, insieme alle chitarre jangly, all'uso un po' bizzarro dell'omnichord e in generale alla struttura cantilenante e irresistibile di ogni loro canzone. Magic 8 Ball, che sembra uscito da una session dei primissimi Belle & Sebastian, è uno dei miei pezzi-ossessione di quest'anno.

22 ottobre 2020

Hazel English - Wake UP! ALBUM

Mi capita a volte - tra i tanti ascolti che mi occupano ogni settimana - di dimenticare qualche album per strada. E' il caso di Wake UP!, disco d'esordio di Hazel English uscito la primavera scorsa - che poi vero esordio non è perché un paio d'anni fa aveva già messo insieme i due EP Just Give In / Never Going Home, raccogliendo una serie di singoli vecchi e nuovi di straordinario fascino.

Hazel, ne abbiamo già parlato all'epoca con entusiasmo, è una musicista australiana trapiantata in California e fin dal suo debutto ha lavorato a perfezionare una sua personale via al dream pop, fatta di atmosfere ariose e riflessi baluginanti, dense e delicate trame di synth e chitarre, sulle quali la sua voce di seta si deposita come una piuma portata dalla brezza. 

Per il nuovo album, che rifulge di un'ambizione evidente, la English ha abbandonato la dimensione artigianale degli esordi e ha optato per una produzione pop di livello. L'anima gentile e sognante delle sue prime cose non se n'è affatto andata, anzi, ma le canzoni di Wake UP! si esaltano oggi con arrangiamenti di una eleganza ricercata e levigatissima, che non eccede mai la misura ma riveste la spontanea immediatezza di ogni pezzo con l'abito più adatto. 

Il risultato è così sorprendente che - nel complesso - si fa quasi fatica a riconoscere la stessa timida ragazzina la cui voce un tempo quasi scompariva dietro lo scampanellare delle chitarre e che oggi veste come Audrey Hepburn in copertina, balla nel video di Five And Dime e si muove a perfetto agio ricopiando il proprio stile nella cornice scintillante di un sixties pop rivissuto con un esplosivo misto di autoironia e voglia di stupire. 

Funziona davvero tutto, nei dieci episodi dell'album, quasi a dimostrare che - quando la scrittura è così sicura e disinvolta e il talento usato con intelligenza - si può giocare con il concetto stesso di pop attraversandone pezzi di storia e schemi di genere e riuscendo ugualmente a risuonare di onestà ed emozione. Con in più una sfrontata e sorridente immediatezza che quasi ovunque - nei singoli Wake UP! e Off My Mind è chiaro e lampante - travalica i confini dell'indie propriamente detto e va a sfidare a testa alta il pop radiofonico. 

18 ottobre 2020

You, Nothing - Waves SINGLE

Ad ascoltare Waves - che è il primo singolo dei You, Nothing - verrebbe naturalmente da pensare ad una tarda estate californiana venata di malinconica psichedelia jangly. Ed invece, felice sorpresa, le palme e la luminosa riviera che li circondano nel video che hanno realizzato per il pezzo sono quelle del Lago di Garda. 

Gioia Podestà e compagni in effetti sono originari di Verona e ci ricordano giustamente che ci sono tante band in Italia che si muovono tra shoegaze, dream pop e post punk, non ultimi i notturni e mesmerici Be Forest la cui You, Nothing ha ispirato il nome del gruppo. 

Waves, che anticipa un album in attesa di pubblicazione, sta proprio a cavallo dei generi appena citati: possiede una innegabile leggerezza melodica, ma la trattiene sapientemente in una circolare trama di chitarre capace di mettere insieme luce ed ombra, tra Day Wave e Fear Of Men.

13 ottobre 2020

The Proctors - Summer Lane ALBUM

Ogni volta che ascolto del buon twee pop mi viene da pensare che potrebbe essere possibile un mondo in cui le persone si trattano con la stessa sorridente gentilezza che è la vera anima del twee. Un'anima che The Proctors possiedono da quel lontano 1993, in cui Gavin e Christina Priest cominciarono a registrare le loro prime canzoni in cameretta, ispirate ai dischi della Sarah Records. Divenuti una band, i Proctors pubblicarono alcuni singoli e un album, Pinstripes & Englishmen, nel 1997, per poi scomparire fino ad un nuovo album nel 2013 ed un singolo l'anno scorso con la Sunday Records.

Ed è proprio la Sunday a far uscire oggi questo Summer Lane, che raccoglie 14 canzoni datate 1993-97, gli anni d'oro della band inglese, alcune già conosciute ed altre sinora inedite, prodotte all'epoca da Pete Williams dei Dexys. 

Per chi non conosce la band dei fratelli Priest, è un'occasione imperdibile per immergersi nel caldo abbraccio dell'indie pop più delicato e morbidamente malinconico di quegli anni magici. Pezzi come  Sunlight Satin, Moon Song, Baby Blue, Wish Your Day Away, Live Forever, Shooting Star, con il loro alternarsi di voci maschile e femminile, le chitarre jangly, le melodie di rotonda semplicità, la dimensione di onesto artigianato a bassa fedeltà, sono dei classici senza tempo che io personalmente riascolterei a nastro per venti volte consecutive. 

Lunga vita al Twee! 

08 ottobre 2020

Ailbhe Reddy - Personal History ALBUM


Nonostante la giovanissima età, l'irlandese Ailbhe Reddy ha già all'attivo un EP uscito ben quattro anni fa, che riuscì all'epoca a conquistarsi una certa attenzione sia dal pubblico che dalla critica. 

Ailbhe muove da un retroterra dichiaratamente alt-folk, che nella natia Dublino ha sicuramente una tradizione consolidata, e il suo background è evidente in diversi episodi dell'album (soprattutto la nuda ed emozionante Late Bloomer). 

Tuttavia Personal History supera di slancio la dimensione acustica degli esordi e vira quasi ovunque verso un guitar pop spigliato, che a tratti spinge su ritmi piacevolmente uptempo e melodie immediate e sottilmente oblique (prendiamo ad esempio l'ultimo singolo Looking Happy, dove tutto fa l'occhiolino ad un indie alla Strokes, ma anche la jangly ed elegantissima Time Difference) mentre in altri momenti si richiude in un intimismo capace di non perdere mai la leggerezza.

Il risultato è un album che da un lato manifesta una sicura maturità di scrittura e di esecuzione - testimoniata dalla voce davvero bella e versatile della Reddy - e dall'altra conserva una freschezza di tocco quasi sorprendente.