"Pensavo di migliorare, ma sono tornata da dove sono partita. E la linea retta era un cerchio. Penso che prenderò la strada lunga, perchè tutte le strade in fondo sono la strada lunga, ed io non so se posso girarmi intorno ancora" canta Liz Stokes nel pezzo che apre il nuovo, quarto disco dei suoi Beths.
30 agosto 2025
The Beths - Straight Line Was A Lie ALBUM REVIEW
"Pensavo di migliorare, ma sono tornata da dove sono partita. E la linea retta era un cerchio. Penso che prenderò la strada lunga, perchè tutte le strade in fondo sono la strada lunga, ed io non so se posso girarmi intorno ancora" canta Liz Stokes nel pezzo che apre il nuovo, quarto disco dei suoi Beths.
07 maggio 2025
SONGS & EPs MAY EDITION
Nella collezione di maggio un sacco di singoli favolosi: il ritorno dei mitologici The Bats sta davanti a tutti per lignaggio, poi il nuovo delizioso dei Beths e quello dei Blue Herons si prendono il podio, ma credetemi, stavolta c'è davvero tanta roba!
A chiudere un minuscolo ep di cui mi sono innamorato, quello degli indonesiani Darlivie.
28 dicembre 2022
(Just Another) Pop Song ALBUM OF THE YEAR 2022
12
Jeanines - Don't Wait For A Sign
I tredici pezzi del secondo album di Alicia Jeanine e Jed Smith sono altrettante miniature, perfettamente compiute nei loro due minuti di durata (o meno!), depositarie dello spirito artigianale dell'indie pop delle origini, twee nell'anima e deliberatamente retrò, adorabili in ogni scampanellio di chitarra e in ogni armonia vocale.
11
Snow Coats - If It Wasn't Me I Would've Called It Funny
Tra tante band di "punk gentile" di oggi, gli Snow Coats sono quella che spinge di più sul pedale pop. Gli olandesi sanno come scrivere una canzone orecchiabile e sono sempre terribilmente efficaci. Il loro secondo disco è un notevole passo in avanti: una infilata di pezzi di energetica piacevolezza, dolci e frizzanti come una bibita ghiacciata nel caldo estivo.
10
Roller Derby - Singles Collection
Con al centro dei riflettori una cantante, Philine Meyer, che sembra una Nico rinata in veste indie pop, i tedeschi Roller Derby ambiscono ad essere la band più raffinata dell'anno e ci riescono in pieno: grazie ad un afflato pop che parte dall'epoca dorata dei Sixties, attraversa paesaggi post punk ed arriva idealmente alla modernità degli Alvvays, la band piazza - come da titolo - una serie micidiale di singoli di irresistibile piacevolezza.
9
No Suits In Miami - Nothing Ever Happens
Non può mancare la quota svedese nella lista dei dischi dell'anno. Quest'anno tocca alla band di Michelle Dzegoeva che, giunta al secondo album, conferma il fascino crepuscolare di un guitar pop che ama le ombre di inquietudine post punk, ma alla fine dà il meglio di sé nelle aperture di sognante gentilezza e di sfrigolante energia catchy.
8
The Reds Pinks & Purples - Summer At Land's End + They Only Wanted Your Soul
Le colorate row houses di San Francisco, un profluvio di chitarre jangly e una fresca brezza di malinconia. La musica di Glenn Donaldson da sempre si muove su queste strade consuete, e lo fa con il tocco unico, tenero, a tratti disarmante, di un musicista che racconta la vita nelle proprie canzoni. Fra le tante uscite di quest'anno (è nota la inarrestabile prolificità di Glenn), due album che un po' si completano e che meritano di essere ascoltati insieme.
7
Kindsight - Swedish Punk
L'esordio del quartetto danese è un mix esplosivo di leggerezza e raffinatezza, in nome di un guitar pop che ama tanto i ritmi uptempo quanto la morbidezza melodica e le tessiture jangly. Un po' primi Cardigans, un po' The Sundays, la band di Nina Hyldgaard Rasmussen non disdegna qualche soluzione inusuale nella scrittura dei pezzi e sovrappone delicatezza ed elettricità per ottenere una formula personale di suggestiva immediatezza.
6
Ex-Vöid - Bigger Than Before
Rinati come l'araba fenice dalle ceneri dei Joanna Gruesome, i londinesi giocano nello stesso campionato di band come Fresh, Martha ed Happy Accidents, che quest'anno pure hanno pubblicato album validissimi (menzione d'onore per tutte, anche se non sono nella top 12!). Cosa possiedono allora in più le canzoni di Bigger Than Before? Innanzitutto un'urgenza comunicativa fuori dall'ordinario, e poi una capacità di utilizzare stilemi punk con eclettica libertà, una intelligente rilettura della lezione dei Big Star e dei primi Teenage Fanclub e, in definitiva, dieci canzoni di bruciante potenza.
5
Castlebeat - Half Life
Josh Hwang conosce la formula della perfect pop song: una fresca pioggia di chitarre jangly e synth anni '80, melodie di sognante tenerezza, diffuse memorie dei New Order e dei Cure più melodici, il tutto con un cuore palpitante di essenzialità lo-fi. Le canzoni di Half Life sono il perfetto riassunto di quello che sono da sempre i suoi Castlebeat, talvolta quasi algide e geometriche, ma più spesso illuminate da una sfolgorante leggerezza.
4
The Beths - Expert In A Dying Field
I Beths, non c'è dubbio, sono una band che si diverte da matti a suonare insieme. E così Elizabeth Stokes e i suoi tre compagni, arrivati al terzo album con la sicurezza nei propri mezzi tipica dei veterani, fanno alla grande (con quel misto di spontaneità e cura dei dettagli che da sempre li contraddistingue) ciò che sanno fare meglio: sfornare canzoni power pop intessute di chitarre energetiche, armonie vocali e una coinvolgente luminosa ironia. Se non ci fossero, bisognerebbe inventarli!
3
Basement Revolver - Embody
E' sempre notte negli album del gruppo canadese: una notte che è metafora di un profondo disagio in cerca di riscatto, satura dell'elettricità statica di chitarre quasi shoegaze, illuminata dal bagliore caldo della strepitosa voce di Chrisy Hurn e trascinata con forza inarrestabile verso la luce del giorno dai quei poderosi crescendo immersivi che da sempre sono il vero marchio di fabbrica della band. Un disco emotivo ed emozionante, di intensa, vissuta e liberatoria introspezione, etereo e rumoroso insieme, sostenuto dall'ambizione di costruire prima di tutto un'esperienza totalizzante e catartica.
2
Say Sue Me - The Last Thing Left
1
Alvvays - Blue Rev
18 settembre 2022
The Beths - Expert In A Dying Field ALBUM REVIEW
03 marzo 2022
SINGOLI: The Beths, Beach Vacation, Sea Lemon, Teen Idle, Flying Fish Cove, Crystal Eyes, Roller Derby, Moscow Apartment, Lucy Dacus
Nella nostra nuova selezione di singoli, copertina ovviamente per i Beths, che ci regalano un pezzo fresco fresco nello stile muscolare e super-catchy ormai inconfondibile della band.
Il dream pop elegantissimo e senza parole di Beach Vacation e quello arioso e cantabile di Sea Lemon.
Un altro pezzo intenso e convincente di Teen Idle, direttamente da Asbury Park, NJ.
Una canzone deliziosamente twee dei Flying Fish Cove.
Ancora dream pop con un deciso tocco di nostalgia neworderiana dai canadesi Crystal Eyes.
Post punk dal fascino melodico e sensuale con i tedeschi Roller Derby.
La splendida morbidezza delle canadesi Moscow Apartment.
E, per chiudere, una nuova bellissima canzone della veterana Lucy Dacus.
17 settembre 2021
The Beths - Auckland New Zealand 2020 ALBUM REVIEW
In un periodo davvero avaro di nuove uscite interessanti (arriveranno con l'autunno, ne siamo certi) vengono a confortarci i Beths con questo atteso album live (ripreso anche in un film corredato di interviste e backstage disponibile su YouTube), che di questi tempi è una deliziosa caramella dal retrogusto amaro.
La registrazione risale a un anno fa - Jump Rope Gazers era uscito da pochi mesi - in un momento in cui nella natia Nuova Zelanda la pandemia sembrava scongiurata e 1500 persone festanti potevano assieparsi sotto il palco della Auckland Town Hall per omaggiare Beth Stokes e compagni.
Ascoltare e vedere oggi il live dei Beths da un lato ci entusiasma (per la forza travolgente e sempre sorridente di una delle band che da queste parti amiamo di più), ma dall'altro ci inonda anche di malinconia perché la sorte dei concerti live (quelli veri) per lo meno in Europa è al momento ancora piuttosto traballante.
Per i quattro ragazzi di Auckland il live in questione è stata un po' la celebrazione di quanto conquistato nel giro di soli due album, e la scaletta mette in fila ed alterna con elettrica voglia di divertirsi e divertire tutte le hit del gruppo, dal pop punk uptempo di I'm Not Getting Excited fino al crescendo quasi emo di River Run, tracciando anche idealmente il breve ma significativo percorso di una band che ha saputo costruirsi un'identità indie riconosciuta in tutto il mondo e che, obiettivamente, maneggia un talento gigantesco.
Unica pecca - ma è un'osservazione personale - non c'è Lying In The Sun, che è un capolavoro assoluto. Ma c'è tutto il resto...
30 dicembre 2020
(just another) pop song ALBUM OF THE YEAR 2020
12
Sunbathe - Somewhere In Between
Ha la West Coast nelle vene la musica di Maggie May Morris: è evidente nel suono liquido delle chitarre, nell'ariosa malinconia di fondo di molti pezzi, nella dimensione quasi psichedelica del suo guitar pop. Le canzoni di Sunbathe ruotano intorno alla voce della Morris con algida grazia, circondandola di suggestive spirali elettriche.
11
Katie Malco - Failures
Descritto da lei stessa come un "coming of age album", Failures è il vero esordio della musicista inglese: dieci pezzi di vigorosa introversione e timido romanticismo, pieni di brume acustiche e di crescendo emozionanti, dove è normale ritrovare una disarmante dolcezza persino nei più fragorosi muri di chitarre.
10
Phoebe Bridgers - Punisher
Punisher è stato per la cantautrice californiana l'album della consacrazione, facendola conoscere anche al pubblico più vasto. Eppure si tratta di un disco complesso, pieno di dolore e di fantasmi, fatta eccezione per pochi episodi inaspettatamente catchy (Kyoto è un piccolo miracolo). Tuttavia la forza comunicativa di Phoebe è talmente straripante e coinvolgente da accendere la luce anche nell'oscurità più fitta.
9
Beach Bunny - Honeymoon
Lili Trifilio è giovanissima ma sembra saperla lunga. Le nove canzoni di Honeymoon straripano letteralmente di energia dall'anima quasi punk, ma la convogliano in un guitar pop quasi sempre uptempo, catartico ed esplosivo come dinamite post-adolescenziale, semplice e immediato in superficie fino alla sfrontatezza, ma in realtà raffinato nella scrittura e coinvolgente come pochi.
8
Emma Kupa - It Will Come Easier
Lasciate in stand by band e collaborazioni varie, la prolifica musicista inglese ci regala una collezione di canzoni a cuore aperto, lontane stilisticamente dal power pop che le è consueto ma non dalla scrittura intelligente e di impatto che è naturalmente nelle sue corde. Undici pezzi dall'anima acustica, pieni di un'inaspettata e intima dolcezza.
7
The Beths - Jump Rope Gazers
Un paio d'anni fa abbiamo diplomato i neozelandesi come debuttanti dell'anno. Ora, al secondo album, non possiamo che laureare i Beths come veri maestri del power pop contemporaneo. Beth Stokes e compagni suonano sempre con quello spontaneo travolgente divertito entusiasmo che è il loro marchio di fabbrica, e in Jump Rope Gazers provano anche a rallentare i ritmi e a rendere ancora più effervescente il colorato mix di chitarre e backing vocals che li ha fatti amare in giro per il mondo.
6
Honey Cutt - Coasting
Il campo dell'indie pop più rinfrescante, spigliato e catchy - quello che di solito appartiene agli Alvvays per intenderci - quest'anno è dominato da Kaley Honeycutt. La musicista basata a Boston maneggia con sorniona naturalezza un guitar pop frizzante (ma ironicamente inquieto) dalle tinte surf, solo apparentemente "leggero", che riesce comunque in ogni episodio ad appiccicarti addosso un ritornello killer.
5
Soccer Mommy - Color Theory
Quanti artisti riescono ad essere intensi di una fitta densità emozionale ed insieme luminosamente leggeri? Pochi, forse pochissimi, e Sophie Allison è indubbiamente una di loro. Le canzoni di Color Theory trasudano rabbia e sofferenza in modo non differente da quelle di altre straordinarie cantautrici di oggi, ma Soccer Mommy ha scelto di trattenerle nelle scintillanti maglie elettro-acustiche che contengono ogni pezzo come un baluardo di bellezza in un mondo complicato. Un album non facile, dove non c'è un vero pezzo "immediato" ma trapela una forza quieta, diffusa, liquida, umanistica e inarrestabile.
4
Jetstream Pony - Jetstream Pony
Oltre ai raffinatissimi Luxembourg Signal (vedi sotto), Beth Arzy è al centro anche di quest'altra super-band di veterani dell'indie pop (con lei Shaun Charman, Kerry Boettcher e Hannes Mueller), che però spinge più sul pedale dell'uptempo ed ha un'attitudine maggiormente ruvida e dinamica, tra ricordi C86 e lo stile dei gruppi della mitica Flying Nun: melodie di miele e chitarre sfrigolanti, ritmiche essenziali e incalzanti strutture circolari. Strano a dirlo, considerando il pedigree da sogno dei musicisti, ma è un disco d'esordio!
3
Hazel English - Wake Up!
Primo vero album dopo una fenomenale infilata di ep, Wake Up! fotografa Hazel English in una consapevole transizione dal dream pop etereo, diafano e scampanellante degli esordi, ad una forma canzone più classica e programmaticamente orecchiabile, che travalica i generi e si nutre di storia del pop, da Bacharach in giù, con rispetto ed intelligenza. La musicista australiana, ormai californiana d'adozione, ha lavorato duro nella scrittura e nella produzione senza nascondere le proprie ambizioni, ed il risultato riesce a mettere insieme eleganza retrò e quella timida e sognante leggerezza che è da sempre il suo segno distintivo.
2
Pillow Queens - In Waiting
C'è un'esigenza di raccontare così densa e travolgente nelle loro canzoni, che le Pillow Queens potrebbero fornire energia elettrica all'intera Dublino. Con gli spinotti delle chitarre ben infilati negli ampli sfrigolanti dell'indie anni novanta e l'attitudine ruvidamente gentile del cantautorato femminile di oggi, Sarah, Rachel, Cathy e Pamela fanno deflagrare la loro personalità in un disco di debutto quasi incredibile per forza comunicativa. Tutte e quattro cantano e si dividono le parti per ricomporle poi in un tutto in cui ogni chorus, ogni crescendo sembrano fatti apposta per sparare fuori una rabbia primigenia in modo a tratti drammatico ma mai mai retorico. Nelle pieghe di In Waiting c'è davvero di tutto: carezze e pugni, melodie e distorsioni, un romanticismo spontaneo e viscerale, e soprattutto un pugno di pezzi (li nominiamo: Holy Show, Handsome Wife, Liffey, Gay Girls, Brothers) di commovente purezza.
1
The Luxembourg Signal - The Long Now
Tra mille band che si muovono tra le declinazioni più diverse dell'indie pop, The Luxembourg Signal possiedono da sempre una marcia in più: la capacità di conoscerle tutte in profondità, quelle declinazioni, e di poterle utilizzare tutte insieme, fondendole in un unico oceano sonoro, dalla superficie appena increspata e baluginante di luce. Beth Arzy, Betsy Moyer e compagni, da fuoriclasse assoluti, quando pubblicano un album puntano alla perfezione, e The Long Now è semplicemente un disco fatto di canzoni perfette: eleganti ed emozionanti al tempo stesso, ampie e dinamiche, sensuali, morbide ed elettriche, essenziali nella loro ricercata e levigata immediatezza.
23 luglio 2020
The Beths - Jump Rope Gazers ALBUM
Per i Beths il secondo disco arriva dopo un debutto che era letteralmente una bomba atomica deflagrata nella scena indie mondiale: Future Me Hates Me era una antologia di pezzi talmente intelligenti, orecchiabili, coinvolgenti, gioiosi e potenti da sembrare quasi impossibile che questi quattro sorridenti ventenni neozelandesi riuscissero a suonare così perfetti.
Beth Stokes e i suoi compagni hanno giustamente lasciato decantare l'effetto sororesa del debutto per un po', ma si vede lontano un miglio che amano troppo quello che fanno per temporeggiare oltre.
L'attesa da fuori era forse quella di un Future Me Hates Me 2, ma i Beths hanno provato a percorrere strade leggermente diverse dal passato. Va bene, I'm Not Getting Excited ha il tiro garage pop che conosciamo, e quando ci esaltiamo per le dinamiche di Dying To Believe ecco che ci viene da imcollare subito il bollino di qualità "100% The Beths".
Poi però c'è questa ballata quasi dream pop, Jump Rope Gazers, che è una canzone d'amore di spontanea sincerità (ed evidente autobiografismo) che vira verso uno stile che è decisamente più consono agli Alvvays. E si capisce che i nostri ci tengono a farci capire che vogliono procedere in questa direzione, limando un po' l'elettricità e il profluvio di coretti che li ha da subito contraddistinti, per lavorare su suoni più levigati e vari. Resta ovviamente l'approccio power e catchy di sempre, ci mancherebbe, ma pezzi come Acrid, Out Of Sight, You Are A Beam Of Light (una sognante carezza acustica da brividi) ci mostrano una maturazione evidente della band, in grado oggi di sfruttare il proprio portentoso talento con un ventaglio di soluzioni ancora più ricco, anche se forse meno esplosivo.
In ogni caso, un album di straordinaria bellezza da uno di quei rari gruppi che, se non ci fossero, bisognerebbe inventarli.























