Cominciamo subito con una provocazione: potrebbero essere i Kindsight gli Alvvays europei?
25 aprile 2024
Kindsight - No Shame No Fame ALBUM REVIEW
Cominciamo subito con una provocazione: potrebbero essere i Kindsight gli Alvvays europei?
04 febbraio 2023
Appleseeds! - æblefrø ALBUM REVIEW
Esaurita la parentesi autobiografica, passiamo a questo æblefrø (che poi vuol dire "seme di mela" esattamente come il nome della band), che è una vera e propria porla che sembra uscita con uno strano incantesimo dal catalogo Sarah Records dei primissimi novanta. Ditte Duus e Kasper Clemmensen, con il loro indie pop vagamente stralunato e gentilmente uptempo, non possono non ricordare gli Heavenly: nei dieci pezzi dell'album ritroviamo in fondo il medesimo spirito artigianale, le chitarre scampanellanti, le melodie di sbarazzina immediatezza e quella naturale armonia fra le voci maschile e femminile che è stata uno dei marchi di fabbrica di Fletcher e Pursey. Ma gli Appleseeds - per loro stessa ammissione - rivendicano soprattutto di voler assomigliare a un'altra band dell'epoca d'oro dell'indie pop, quei Po! di Ruth Miller che troppo spesso vengono dimenticati ma sono stati uno dei gruppi più influenti della scena che amiamo.
Il duo di Copenhagen mostra un'adesione all'estetica twee tanto spontanea quanto di stretta ortodossia: tutto nelle loro canzoni possiede una delicatezza essenziale e sorridente, terribilmente catchy e priva di fronzoli (giusto il flauto di Friend), appena appena ruvida in superficie (come possono esserlo i Jeanines per intenderci) e con un cuore di adorabile tenerezza. Come si fa a non innamorarsi follemente di pezzi come The Lonely One, Anything Goes o Spinning 'Round?
Un piccolo scrigno di meraviglie, fra l'altro con una copertina (di Mamoru Yamamoto) di rara bellezza.
22 agosto 2022
Northern Portrait - The Swiss Army ALBUM REVIEW
Proprio all'inizio dell'estate, per non ricordo quale motivo, ho tirato fuori dallo scaffale i primi due EP dei Northern Portrait, The Fallen Aristocracy e Napoleon Sweetheart, e li ho riascoltati con uno strano senso di meraviglia per quanto fossero a loro modo perfetti. Tanto che ho pensato subito con rimpianto a quanto ci mancasse oggi un gruppo come quello di Stafan Larsen, che non pubblica un album dal 2010...
Poi, dono del destino, la sempre meritoria Matinée Recordings annuncia l'imminente uscita del disco nuovo, ed in breve eccoci qui, con dieci nuove canzoni dei Northern Portrait da commentare.
Credo si possa tranquillamente dire che la band di Copenhagen sia stata uno dei più importanti e al contempo misconosciuti gruppi indie pop di tutti i tempi: una voce (quella di Stefan) formidabile, una scrittura sopraffina, uno degli impasti di chitarre jangly più dinamici e brillanti che si siano mai sentiti ed una generosa manciata di grandi pezzi dall'elegante orecchiabilità retrò sono comunque bastati per rendere i NP una band di culto.
I dieci pezzi di The Swiss Army riprendono ovviamente il filo interrotto una decade fa: lo stile è quello peculiare della band, che parte dagli Smiths come pietra angolare per costruire attorno a partire soprattutto da una solida base Brit Pop, soprattutto quella più laterale che non ha conosciuto folle oceaniche (Gene, Suede, Bluetones, Doves, Embrace, Housemartins... per intenderci). Ci sono senz'altro episodi di immediato impatto (Long Live Tonight, oppure la morbida e sorniona Once Upon A Bombshell, e soprattutto Pool Cue Vigilante, che forse è la cosa più vicina ai NP degli esordi), ma prevale quel romanticismo quasi quasi sopra le righe che è così nelle corde di Larsen e compagni da trasparire quasi in ogni momento, sia quelli più veloci, sia quelli di ampio passo cinematografico, sia quelli dove prevale un'acustica delicatezza cantautorale (Business Class Hero, notevole).
Certo, se rimettiamo i NP di quasi quindici anni fa, emerge ancora una volta la forza debordante che avevano le canzoni di allora e che ahimè quelle di oggi non hanno, tuttavia stiamo sempre parlando di una band che non ha mai registrato un secondo di materiale meno che bello, e The Swiss Army in definitiva è un album di grande livello, piacevolemente fuori dal tempo.
30 marzo 2022
Kindsight - Swedish Punk ALBUM REVIEW
Dopo due anni di EP e singoli che hanno fatto venire l'acquolina in bocca agli appassionati, i Kindsight hanno dato finalmente alle stampe il loro album di debutto. Swedish Punk (il titolo ha molto di ironico, ed è di per sé geniale) mette insieme undici canzoni che rifulgono dell'ambizione del gruppo danese di fare un guitar pop raffinato che suoni immediato senza esserlo.
Nina Hyldgaard Rasmussen e Søren Svensson, i due fondatori della band, raccontano di essersi conosciuti grazie al comune amore per la musica degli Sugarcubes. E in effetti, a ben vedere, pur essendo distanti anni luce dalla seminale band di Bjork, i Kindsight ne condividono un cauto afflato sperimentale che insegue tanto le melodie cantabili e luminose quanto i tempi dispari e le soluzioni meno prevedibili (il pezzo che dà il titolo all'album o la mossa, inquieta e fragorosa Hi Life mi sembrano buoni testimoni di questa duplicità, echeggiando l'eleganza obliqua dei Say Sue Me).
Il tratto distintivo delle canzoni della band di Copenhagen sta comunque soprattutto nella loro ampia e ariosa leggerezza, che già dall'iniziale Weekend Thieves si respira a pieni polmoni, appoggiandosi su chitarre jangly, ritmi serenamente midtempo e sulla voce dolce e determinata di Nina (l'omonimia con la Nina Persson dei Cardigans può essere un'altra pista suggestiva per definire lo stile dei Kindsight).
I quattro danesi riescono in definitiva ad essere catchy in modo intelligente e sottile in ognuno degli episodi del disco: nella essenzialità vincente di una Party Time, ma anche e soprattutto nelle architetture più complesse e scenografiche di Sun Is Always In My Eyes, dove il paragone con la nobiltà degli Alvvays viene quasi naturale e per i Kindsight rappresenta davvero una laurea ad honorem, come band destinata a diventare una delle colonne della attuale scena indie pop. In fondo, esattamente come il gruppo di Molly Rankin, quello di Nina Hyldgaard Rasmussen evidenzia passo dopo passo non solo la volontà di alternare atmosfere diverse, mettendo uno dietro l'altro riverberi punk e intimismo, ma anche il desiderio di mostrare le propria capacità tecniche e di scrittura, dove elementi quasi math rock (Trampoline To Me) si sciolgono nella gentilezza in punta di plettro di una Laughing Wood, per poi esplodere nella sfrontata forza di una Don't You Grow Up, che è l'ariete melodico dell'intero album e finire tra le spire di una Queen Of Cowboys che, quanto a struttura e dinamismo, è un piccolo capolavoro piacevolmente inafferrabile.
Non so quanti di voi si ricordino un gruppo pure danese chiamato Northern Portrait: una decina di anni fa produssero qualche ottimo album che metteva insieme Smiths e Ah Ha con una cura dei particolari pazzesca e un gusto melodico splendidamente demodé. Ecco, i Kindsight mi sembra possano prendere idealmente lo scettro lasciato vacante dai loro (ahimè poco conosciuti) connazionali.
Se è vero questo Swedish Punk è arrivato come uno degli album più attesi dell'anno, è altrettanto vero che la band danese è andata addirittura oltre le aspettative, confezionando un disco di vivida e vitale bellezza.



