Già chitarrista della band punk-pop californiana Terry Malts, Corey Cunningham ha aperto i Business Of Dreams come side project personale, in cui sostanzialmente fa tutto da solo.
Rispetto al gruppo in cui suona, qui il musicista originario del Tennessee mantiene intatto il coté di immediatezza melodica, ma elimina ogni ruvidezza per puntare ad un synth pop programmaticamente piantato negli anni '80, impreziosito da eleganti chitarre jangly e reso semplicemente dinamico da una essenziale drum machine.
Fin dall'iniziale Repossessed, e poi attraverso gioiellini come Joyride e Born Of No Class, Cunningham mostra di conoscere bene la lezione del post punk di fine '80, e di apprezzare non poco lo sperimentalismo tenue degli ultimi The Field Mice. A tutto aggiunge un tocco acustico di misurata e intimistica malinconia (To Be Exact, Turning Away, She Grew And She Grew) e qualche paesaggistica pennellata di jangytronica nello stile di Azure Blue (Bottom Feeders).
Nel complesso non c'è un singolo episodio dell'album d'esordio di Business Of Dreams che faccia gridare al miracolo, ma si tratta senza dubbio di un lavoro intelligente, equilibrato, piacevole, convincente dal primo al nono pezzo del lotto.
Visualizzazione post con etichetta janglytronica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta janglytronica. Mostra tutti i post
02 marzo 2017
Business Of Dreams - Business Of Dreams [ALBUM Review]
Categorie:
album,
dream pop,
indie pop,
jangly,
janglytronica
02 agosto 2016
Red Sleeping Beauty - Kristina [ALBUM Review]
Appena ho letto che la Shelflife stava per pubblicare un nuovo album dei Red Sleeping Beauty ho pensato che fosse una raccolta di vecchi pezzi. Non stiamo parlando in effetti della classica band che si è presa il classico biennio sabbatico tra un disco e l'altro, ma di un gruppo che ha fatto la storia dell'indie pop svedese e che non pubblica niente da - attenzione - quasi vent'anni!
La malattia e la lunga e difficile guarigione di Kristina Borg (a lei è dedicato il disco) sembra essere stata la scintilla che ha fatto riunire Niklas Angergård (sì, uno dei due Angergård degli Acid House Kings) e gli altri membri della band attorno a dieci canzoni che sono al contempo nuove e "vecchie", perchè sembrano davvero essere uscite dal repertorio dei Red Sleeping Beauty dei primi anni '90.
I Nostri sono dei maesti in quella forma di indie pop tutta scandinava che mescola con onnivora eleganza e un tocco di ironia leggera elementi di elettronica (da quella più "popolare" ai Depeche Mode), chitarre acustiche e jangly, gusto per la melodia sixtie e di presa immediata, suggestioni esotiche, citazioni colte e meno colte. Artisti di adesso come Lost Tapes o Azure Blue, per dire, devono quasi tutto allo stile imbastito dai RSB due decenni fa.
Dal frullatore pop della band di Stoccolma escono oggi canzoni di grande fascino e piacevolezza come Cheryl Cheryl Bye e In The Darkest Hour e piccole gemme dal ritornello killer come Always e Tell Me More, dove i sinth convivono con naturalezza con gli strumenti analogici.
La malattia e la lunga e difficile guarigione di Kristina Borg (a lei è dedicato il disco) sembra essere stata la scintilla che ha fatto riunire Niklas Angergård (sì, uno dei due Angergård degli Acid House Kings) e gli altri membri della band attorno a dieci canzoni che sono al contempo nuove e "vecchie", perchè sembrano davvero essere uscite dal repertorio dei Red Sleeping Beauty dei primi anni '90.
I Nostri sono dei maesti in quella forma di indie pop tutta scandinava che mescola con onnivora eleganza e un tocco di ironia leggera elementi di elettronica (da quella più "popolare" ai Depeche Mode), chitarre acustiche e jangly, gusto per la melodia sixtie e di presa immediata, suggestioni esotiche, citazioni colte e meno colte. Artisti di adesso come Lost Tapes o Azure Blue, per dire, devono quasi tutto allo stile imbastito dai RSB due decenni fa.
Dal frullatore pop della band di Stoccolma escono oggi canzoni di grande fascino e piacevolezza come Cheryl Cheryl Bye e In The Darkest Hour e piccole gemme dal ritornello killer come Always e Tell Me More, dove i sinth convivono con naturalezza con gli strumenti analogici.
Categorie:
album,
indie pop,
janglytronica,
sweden,
twee
06 giugno 2016
Naps - The Most Beautiful Place On Earth [EP Review]
I Naps sono probabilmente una delle band più promettenti del panorama indie pop. Da qualche settimana The Most Beautiful Place On Earth, il secondo EP di questi quattro ragazzi di Tallahassee, Florida, è uno dei dischi che ascolto più spesso. Rispetto al loro già validissimo lavoro precedente, You Will Live In A Cool Box, che suonava grezzo e coinvolgente, un po' sulle piste dei Dinosaur Jr. e dei Buit To Spill, le nuove canzoni utilizzano in modo ragionato ma deciso drum machine, suoni elettronici e auto tune per ottenere un suono più rotondo e del tutto personale.
L'inziale Bad Vibrations, con le sue liriche ironicamente nichiliste, è già di per sè un piccolo capolavoro e mette subito in chiaro l'idea di fondo dell'EP, ovvero la creazione di una serie di canzoni circolari che funzionano come micidiali ed ipnotici loop melodici. E' il caso della formidabile Social Skills, con la sua delicatissima stratificazione di campionamenti e dell'attualissmo carillon elettronico di Aquarius, ma anche dell'unico momento più legato ad un noise pop fatto di chitarre fruscianti (The Most Beautiful Place On Earth Is The Moon, guidata dalla voce di Katryn Macko, in una nebbia luminosa che echeggia i Blonde Redhead).
Insomma, come spesso accade quando i generi si mischiano fino quasi a scomparire l'uno nell'altro, l'impressione è che siamo davanti a qualcosa che può diventare estremamente interessante, e che già oggi merita senz'altro una attenzione particolare.
L'inziale Bad Vibrations, con le sue liriche ironicamente nichiliste, è già di per sè un piccolo capolavoro e mette subito in chiaro l'idea di fondo dell'EP, ovvero la creazione di una serie di canzoni circolari che funzionano come micidiali ed ipnotici loop melodici. E' il caso della formidabile Social Skills, con la sua delicatissima stratificazione di campionamenti e dell'attualissmo carillon elettronico di Aquarius, ma anche dell'unico momento più legato ad un noise pop fatto di chitarre fruscianti (The Most Beautiful Place On Earth Is The Moon, guidata dalla voce di Katryn Macko, in una nebbia luminosa che echeggia i Blonde Redhead).
Insomma, come spesso accade quando i generi si mischiano fino quasi a scomparire l'uno nell'altro, l'impressione è che siamo davanti a qualcosa che può diventare estremamente interessante, e che già oggi merita senz'altro una attenzione particolare.
18 maggio 2016
Lost Tapes - Let's Get Lost [ALBUM Review]
Già da qualche anno, in quel di Barcellona, RJ Sinclair e Pau Roca hanno unito le due rispettive carriere (in verità piuttosto diverse; Roca lo conosciamo come membro dei veterani dell'indie spagnolo La Habitacion Roja) in questo progetto chiamato Lost Tapes. Alcuni singoli usciti nei mesi scorsi hanno concentrato una notevole attenzione attorno all'indie pop nostalgico e raffinatissimo prodotto dai due musicisti.
Let's Get Lost, l'album di debutto dei Lost Tapes uscito ora per Mushroom Pillow, conferma alla grande l'ottima impressione che avevamo davanti all'intrigante e avvolgente eleganza di canzoni come Girls e Go For The Round.
Sinclair e Roca sembrano conoscere bene la storia degli stili musicali che frequentano, dal C86 e dai New Order al pop formalmente ineccepibile degli Air, passando per la complessa delicatezza dei Field Mice, dei Blueboy, dei primi Primal Scream. Sovrapponendo con equilibrio chitarre jangly, elettronica essenziale, dinamiche linee di basso, drum machine e voci, i Lost Tapes spalancano dieci paesaggi di morbida, sognante e levigata leggerezza, non lontani da quelli dello scandinavo Azure Blue.
Bandcamp
Let's Get Lost, l'album di debutto dei Lost Tapes uscito ora per Mushroom Pillow, conferma alla grande l'ottima impressione che avevamo davanti all'intrigante e avvolgente eleganza di canzoni come Girls e Go For The Round.
Sinclair e Roca sembrano conoscere bene la storia degli stili musicali che frequentano, dal C86 e dai New Order al pop formalmente ineccepibile degli Air, passando per la complessa delicatezza dei Field Mice, dei Blueboy, dei primi Primal Scream. Sovrapponendo con equilibrio chitarre jangly, elettronica essenziale, dinamiche linee di basso, drum machine e voci, i Lost Tapes spalancano dieci paesaggi di morbida, sognante e levigata leggerezza, non lontani da quelli dello scandinavo Azure Blue.
Bandcamp
02 maggio 2016
A Novel Resort - Island Of Atlas [EP Review]
Succede indubbiamente qualcosa al secondo 25 di Everything We Ever Hoped, il pezzo che apre questo EP di debutto di A Novel Resort. Qualcosa che ha a che fare con aeree chitarre jangly, pennellate di sinth, vasti paesaggi che si spalancano, nuvole, leggerezza, romanticismo. La stessa sensazione che si ha ascoltando le canzoni di Tobias Isaksson / Azure Blue, che è il maestro di questa jangly-tronica cristallina e avvolgente al tempo stesso.
Come Azure Blue, anche Michael Kornbeck, il musicista che sta dietro al progetto A Novel Resort, è scandinavo, danese per la precisione, e non stupisce che sia un membro dei Northern Portrait, una delle band che nell'ultimo decennio ha meglio interpretato il lascito artistico degli Smiths, con eleganza e cura dei dettagli.
In effetti nei quattro episodi di questo Island Of Atlas ritroviamo la medesima temperie melodica raffinatamente nostalgica, immersa in un suono liquido di grande eleganza formale che si rispecchia perfettamente anche nello stile vocale accorato di Kornbeck.
Come Azure Blue, anche Michael Kornbeck, il musicista che sta dietro al progetto A Novel Resort, è scandinavo, danese per la precisione, e non stupisce che sia un membro dei Northern Portrait, una delle band che nell'ultimo decennio ha meglio interpretato il lascito artistico degli Smiths, con eleganza e cura dei dettagli.
In effetti nei quattro episodi di questo Island Of Atlas ritroviamo la medesima temperie melodica raffinatamente nostalgica, immersa in un suono liquido di grande eleganza formale che si rispecchia perfettamente anche nello stile vocale accorato di Kornbeck.
Categorie:
ep,
indie pop,
jangly,
janglytronica,
scandinavia
Iscriviti a:
Post (Atom)




