04 agosto 2026

Atmos Bloom - Everythingness ALBUM REVIEW


Gli Atmos Blue sono una di quelle band che qui seguiamo davvero dal debutto e che abbiamo amato incondizionatamente fin da subito. A ben quattro anni di distanza dal mini album di debutto Flora che all'epoca abbiamo definito "un piccolo scrigno di meraviglie", Tilda Gratton e Curtis Paterson tornano con un seguito che si è fatto aspettare parecchio ma che ripaga l'attesa alla grande.

Da sempre i due londinesi fanno un jangle pop dalle note peculiari, che mette insieme una eterea e decisamente cinematica delicatezza ed una propensione melodica programmaticamente catchy: due anime che si intersecano in modo del tutto naturale e che danno ad ogni pezzo una dimensione "dream pop da cameretta" che però non ha nulla di twee e che oggi si è  sviluppata in qualcosa di più complesso e multi sfaccettato. 

Più che nelle uscite precedenti infatti Everythingness parte dall'approccio soffice tipico del duo e lo declina di volta in volta in soluzioni sempre leggermente diverse.

La splendida e morbida voce di Tilda è sempre il centro. Attorno però non ci sono solo chitarre scampanellanti, ma un'elettricità che è più libera di fluire e creare densità e dinamismo (Feel e Waiting ad esempio sono due numeri inquieti nella forma e nella sostanza), mentre i ritmi si alzano spesso e volentieri a creare carillon indie pop virati verso la distorsione che potremmo trovare in un disco di Castlebeat o dei compianti Night Flowers (Everything in questo senso è davvero una piccola bomba, ma Closer non è da meno!), ma addirittura degli ultimi Alvvays (It's Enough). 

La presenza di synth atmosferici (come quelli che reggono la ipnotica trama jangly di Island) è un altro fattore stilistico che gli Atmos Bloom usano con sapienza ed equilibrio, insieme a quella leggermente obliqua punteggiatura di matrice post punk che sta alla base di pezzi di sicuro effetto come l'iniziale Thorns o la trascinante Plain Sailing

Prima di scrivere l'album Tilda e Curtis hanno fatto un viaggio a Seoul e Tokyo, e non è difficile immaginare quanto il paesaggio urbano e umano delle due mega metropoli abbia influenzato lo sguardo musicale contemplativo e malinconico dei due. L'eccezionale outro In Its Place sembra raccontare esattamente questo, e lo fa con quel tocco cinematico e raffinatissimo che dicevamo all'inizio. 

A ben vedere, potremmo tranquillamente definire Everythingness il disco della piena maturità di Tilda e Curtis: immediato e introverso, colorato e notturno allo stesso tempo.

Un altro dei must have del 2026.