L'estate se ne sta andando. La salutiamo insieme con una piccola scelta di singoli belli, usciti giusto in queste ultime settimane.
08 settembre 2024
SONGS FOR (THE END OF) THE SUMMER PART 1
03 settembre 2024
Sungaze - Sungaze ALBUM REVIEW
Torniamo alla band di Cincinnati. Ian Hilvert e Ivory Snow, che sono marito e moglie, hanno fondato il gruppo qualche anno fa e, prima di questo album omonimo, ne hanno già pubblicati due. Che cosa suonano, beh, l'abbiamo già anticipato poco fa. Nell'ampio novero delle band che potremmo catalogare come dream pop, i Sungaze si sono ritagliati da anni un posto a parte: a un primo approccio potrebbero assomigliare un po' ai Bleach Lab o ai Wolf Alice (come loro sono levigati e scenografici), ma in definitiva fanno davvero qualcosa che nessun altro fa. Innanzitutto il modo in cui prendono ispirazione dal canone del genere è decisamente fuori dagli schemi: le chitarre sono dense e sovrapposte come ci si aspetta, certo, ma più svettanti che liquide; i synth non sono mai preponderanti; e soprattutto la voce splendida e limpida di Ivory non funziona da strumento come shoegaze / dreampop vorrebbe, ma da motore ideale attorno a cui tutto gira (solo quando la traccia vocale è affidata a Ian torniamo in una dimensione più elettrica e onirica alla Ride).
Se prendiamo un pezzo bellissimo e ipnotico come So Light, l'impressione è di essere più vicino ai Mazzy Star che agli Slowdive, ma l'insieme è comunque difficile da accostare veramente a qualcosa di già sentito. E davanti (o meglio dentro) una canzone lunghissima e avvolgente come New Twang troviamo probabilmente l'impronta più perfetta dei Sungaze: l'anima profondamente folk e americana, l'eleganza quasi estenuata della produzione, l'ampiezza sconfinata dei paesaggi, la bellezza corrusca delle chitarre e la grazia infinita della voce. Stesso discorso che potremmo fare per una Freer That I Could Be, di morbida solennità o per la conclusiva World Won't Wait, intrisa di malinconico country, che ci riporta dalle parti dei Sun June.
30 agosto 2024
Chime School - The Boy Who Ran The Paisley Hotel ALBUM REVIEW
Fondendo idealmente i modelli dovremmo ottenere un jangle pop di canone abbastanza byrdsiano, programmaticamente orecchiabile, raffinato nella confezione. Ed è esattamente il modo in cui suona il secondo lavoro della band di San Francisco. Inoltre, giusto per dar ragione in toto ad Andy, l'evoluzione rispetto al passato è pure chiaramente leggibile, proprio in un affinamento stilistico e produttivo che ha oltrepassato decisamente l'attitudine tutta artigianale degli esordi, da un lato si fa più aderente ai modelli sixties, dall'altro incamera anche un forte ascendente brit pop (Words You Say ha un evidente sapore oasisiano).
Inutile ribadire come Pastalaniec sappia bene come si scrive una canzone indie pop e nell'album ce ne sono undici di ottimo livello, scampanellanti, orecchiabili, freschissime e sempre dinamiche, fin dall'iniziale The End e passando per potenziali singoli alternativi piacevolmente retrò come Give Your Heart Away e Wandering Song, dove l'ombra dei Teenage (ma anche un po' quella dei Lemonheads) si scorge chiaramente all'orizzonte.
26 agosto 2024
Hazel English - Real Life ALBUM REVIEW
Al di là di queste faccende di mera compilazione discografica, Real Life è un disco chiaramente pensato per fotografare, con una unica ampia posa, la musica dell'artista australiana/californiana degli ultimi due-tre anni, il che ha perfettamente senso ed è un'operazione indispensabile per noi fan.
A proposito degli episodi già usciti nel '22, dicevamo già - con dichiarata gioia - come Hazel avesse pienamente ripreso tra le mani lo stile dream pop così personale che fece innamorare tutti fin dai suoi esordi, merito anche di una perfetta fusione con l'intelligenza produttiva di Jackson Phillips (a.k.a. Day Wave), che del suono inimitabile e riconoscibile di Hazel è il vero artefice.
Gli altri sei episodi li abbiamo raccolti in buona parte come singoli nei mesi scorsi e riprendono alla perfezione - forse con ancor maggiore forza comunicativa e immediatezza catchy - quel formidabile misto di intima narratività (quasi sempre concentrata su fallimenti di relazioni sentimentali: è una costante tematica consueta per Hazel) e di cristallina, eterea, splendidamente diafana catarsi emotiva, che si innesta sempre e comunque sui carillon delle chitarre e dei synth, su un'ariosità melodica di intangibile bellezza, sulla voce timida e ipnotica di Hazel, sul sottile e fragile abbraccio corale che la circonda.
Difficile citare qualche canzone che spicchi sulle altre, perché in verità, da Heartbreaker in giù, è tutto davvero intriso di quella magia che solo English e Phillips riescono a produrre quando si mettono insieme a suonare: un morbido e scintillante mondo di chitarre jangly intrecciate e linee melodiche soffici che trasformano l'amarezza in miele stillante. E' esattamente la dimesione onirica in cui Hazel vuole che ci muoviamo fluttuando insieme a lei, e non è un caso che la conclusiva, quasi neworderiana Hamilton, racconti esattamente questo: un sogno in cui tutti possiamo danzare insieme in un parco di LA al tramonto, ma da cui ci dobbiamo comunque risvegliare per rientrare nella "vita vera" (la Real Life del titolo).
Abbiamo spesso soprannominato Hazel la "regina del dream pop". E' un nomignolo giocoso, certo, però a ben vedere credo che sia davvero difficile trovare un'altra artista che riesca ad incarnare l'essenza di un genere da un lato con una simile adesione poetica e dall'altro con questa capacità eccezionale e innata di (ri)creare lei stessa dei canoni formali, che tanti negli ultimi tempi hanno più o meno imitato.
22 agosto 2024
Campfire Social - They Sound The Same Underwater ALBUM REVIEW
Non diversamente dai nomi sopra citati, il gruppo di Wrexham, che si autodefinisce collettivo emo/indie ed è sulla scena da quasi dieci anni (numerosi singoli ed ep in catalogo), possiede quella leggerezza ironica ed entusiastica che gli permette di essere muscolare e programmaticamente catchy in ogni cosa che suona.
I pezzi di questo disco d'esordio - bellissima copertina, tra parentesi - si succedono senza soluzione di continuità con una coinvolgente, corale e sorridente potenza comunicativa: Swim Sam Sum, We Need To Talk About Peter, Patsy Decline... da un lato scorrono via e trascinano con sfrontata freschezza, e dall'altro si fanno apprezzare per una cura nella scrittura che è evidente nell'uso di tanti strumenti (piano, fiati, una pedal steel country nella ballata I'm Not Scared), nell'alternarsi e sovrapporsi corale delle voci, nell'intreccio davvero sapiente delle chitarre, nell'intelligente narratività delle liriche, nello svolgimento stesso delle canzoni, piene di rallentamenti e crescendo (prendete come esempio i quasi 8 minuti di sapore math rock di Living o la poderosa larghezza antemica di Breathe Out Slowly).
Scrivono i Campfire Social di credere fortemente che la musica sia la migliore terapia e che farla insieme lo sia in modo infallibile. È un bel messaggio e insieme un'ottimo manifesto ideale del loro stile: energico ed energetico, scenografico, esplosivo e motivazionale ("can you say you lived a life worth living" cantano accorati Thomas e Carrie Hyndman in Wendy).
In definitiva They Sound The Same Underwater è il giusto coronamento di una carriera già piuttosto lunga per una band che merita davvero di avere molta più attenzione di quanta ne abbia avuta finora.
17 agosto 2024
Quivers - Oyster Cuts ALBUM REVIEW
Nel panorama indie pop, i Quivers da sempre fanno categoria a sé. I motivi sono diversi: non assomigliano a nessun altro gruppo in particolare, hanno dei riferimenti differenti dalla media dei gruppi che trattiamo da queste parti ('80 e '90 sì, ma poco britannici e molto americani: parliamo di una band che ha pubblicato un'intera rivisitazione personale di Out Of Time dei REM) e probabilmente da un punto di vista tecnico sono davvero una spanna sopra chiunque. Probabile che non sia nemmeno indie pop quello che suonano, almeno non come lo intendiamo di solito: però sono senz'altro indie e sono sicuramente pop.
13 agosto 2024
Ferri-Chrome - Under This Cherry Tree ALBUM REVIEW
Sempre più spesso ultimamente mi capita di ascoltare band provenienti dall'estremo oriente (giusto di recente abbiamo parlato del monumentale album degli Stomp Talk Modstone e del twee pop dei Cinéma Lumière, ma abbiamo lodato volentieri anche i Coming Up Roses e i Moon In June, senza contare un pezzo da novanta come i Say Sue Me). Il dato comune fra tanti gruppi che in realtà appartengono a culture diverse - Giappone, Filippine, Indonesia, Corea... - a me sembra risiedere in una appassionata, entusiastica, a tratti quasi ingenua adesione ad un'idea di guitar pop programmaticamente catchy, gentile e luminoso. Insomma, che si tratti di uno stile più votato allo shoegazing oppure all'essenzialità del trio chitarra basso batteria, si respira davvero un'aria diversa in tante produzioni indie asiatiche. Un'aria libera e leggera, che non si preoccupa di nulla se non di essere fresca, elettrica e cantabile.
09 agosto 2024
Cinéma Lumière - Wishing It Was Sunday ALBUM REVIEW
05 agosto 2024
april june - baby's out of luck again EP REVIEW
Personalmente amo lo stile catchy e super raffinato di april june da quando l'ho scoperta nel 2021, e da queste parti ho segnalato quasi tutti i numerosi singoli usciti negli ultimi anni.
L'EP in uscita oggi si è fatto davvero attendere, ma ovviamente non tradisce affatto le attese. Da sempre april june si muove in un paesaggio dream pop dai contorni assolutamente personali e - passatemi il termine - ben più "contemporanei" di tante band dream pop. Insomma, non c'è alcuna nostalgia per i canoni del genere e - elemento fondamentale - non sono le chitarre il perno attorno a cui tutto gira, ma i synth e la voce (e, in definitiva, l'impasto sonoro complessivo: sappiamo bene come nella musica pop di oggi la produzione è il 99% del lavoro), con un chiarissimo retrogusto anni '80 che oggi è la moda.
Victoria ha studiato cinema non è un caso che da sempre le sue canzoni possiedano una dimensione fortemente cinematografica, che si incarna in una narrazione fatta di suggestioni atmosferiche e in una morbidezza "cool", sensuale e crepuscolare, che richiama molto Lana Del Rey ma anche i Cigarettes After Sex. In questo, direi, quella "contemporaneità" di cui parlavamo. Per il resto emerge sempre una grande capacità di essere elegante ed orecchiabile, con alcuni episodi (baby's out of luck again, pretty like a rockstar e carry you on my broken wings su tutti) che sono veramente dei banger alternativi in attesa di esplodere.








