29 novembre 2025
SINGOLI NOVEMBRE 2025
22 novembre 2025
CIEL - Call Me Silent ALBUM REVIEW
Michelle Hindriks e Tim Spencer da sempre hanno abbracciato l'idea di un post punk a cassa dritta, un po' dark wave e un po' ballabile, che sta a metà strada fra i Garbage, i Blonde Redhead, le Breeders e persino i Cardigans del loro periodo hype: muri di synth e chitarre, energia statica sempre al massimo ma imbrigliata da un basso pulsante e dalla batteria squadrata, la voce delicata ma graffiante di Michelle, una produzione che cura il suono in modo certosino e soprattutto un tiro che è potentissimo e trascinante quasi ovunque.
La torrenziale infilata iniziale Call me Silent, Won't Obey, Thinking Of You, Hear Me Out, Will I Ever Feel Again mette subito in chiaro l'ambizione della band di Brighton di muoversi in un territorio che sta fra goth, shoegaze e pop, senza fare concessioni ad una superficiale immediatezza ma al contempo centrando uno dopo l'altro dei chorus di grande catchyness.
Hold Onto You, che è l'unico momento di rallentamento introspettivo, notturno e sinuoso con il suo contorno di archi e la sua ritmica quasi trip hop, è un tocco di grandissima scrittura.
18 novembre 2025
Sweet Nobody - Driving Off To Nowhere ALBUM REVIEW
Driving Off To Nowhere ci fa ritrovare i Sweet Nobody in una versione pienamente matura del gruppo, che ha iniziato dalle parti di un jangly pop con qualche tentazione psichedelica ed ora si muove in un campo in cui la dimensione cantautorale catchy sembra avere preso il dominio.
I pezzi dell'album condividono una confezione ricca ed equilibrata, chitarre sempre molto rotonde e soprattutto una forte personalità melodica incarnata perfettamente dalla voce elegante e versatile di Joy (nel pezzo che dà il titolo all'album è, diciamolo chiaro, meravigliosa).
Di base potremmo parlare di dream pop patinato. Il che ci toglie dall'imbarazzo di dover trovare somiglianze con i Bleach Lab o i Wolf Alice di turno e descrive bene le intenzioni di una band che da sempre ha il pallino di trovare una via intelligente e "indie" per il suo gusto bubblegum pop molto '80s oriented (un pezzo sornione come Home Sweet Hell lo testimonia in modo chiarissimo) e non lontano dalle cose di una Laura Stevenson.
Tutto molto poppy e sempre super piacevole. Ma - come già dicevamo quattro anni fa - i Sweet Nobody il meglio in realtà lo danno quando ritornano a spingere sui pedali delle chitarre e alzano i ritmi (Could You Be The One).
12 novembre 2025
Silk Cuts - Tell Me It's Not True ALBUM REVIEW
Non ho idea se ci sia in corso una vera onda di revival di indie pop originario nella scena europea e americana (ne sono certo invece per l'estremo oriente), però è un fatto che c'è in giro un fiorire di band che emergono magari da piccole scene locali e vanno in gire a spargere i semi di un genere che in verità non è mai tramontato.
08 novembre 2025
Swim School - Swim School ALBUM REVIEW
Se esiste un certo zeitgeist dell'indie pop di questi ultimi anni, probabilmente è quello perfettamente centrato dal quartetto di Edimburgo (ma anche dai Bleach Lab, dai Wolf Alice e da innumerevoli altre band): poderoso dinamismo, chitarre vigorose ma sapientemente domate, sensualità vagamente notturna che si raccoglie in paesaggi sonori cesellati da una produzione attenta ai dettagli e in una voce femminile carismatica, programmatica carica emozionale in ogni centimetro di canzone.
Non c'è dubbio che Alice Johnson e compagni abbiano fatto passi da gigante dal loro vero esordio, e che siano piuttosto consapevoli della propria bravura.
Swim School è in effetti un album pensato, suonato e cesellato da una band che vuole a tutti i costi far emergere la propria personalità (anche nell'immagine decisamente patinata ma assolutamente efficace) e farsi spazio fra tante proposte simili (ma non altrettanto valide).
I nove pezzi dell'album, dalla studiata aggressività di Heaven alla coda scintillante di Am I Good Enough Now, sono una sequenza a proprio modo torrenziale di potenziali hit alternative: hanno tutti un grandissimo tiro, aggrappato con le unghie e con i denti alla forza di chitarre urlanti e sfrigolanti, ma al contempo possiedono una obliqua immediatezza che li carica di un fascino sensuale, avvolgente e in definitiva sempre piacevole e catchy. On & On fra tutti gli episodi è il più memorabile ed è la perfetta cartina di tornasole dello stile dei Swim School: super melodico, elettrico, trascinante.
04 novembre 2025
Softsurf - Gazing at a Mind ALBUM REVIEW
Di questa scena fanno parte, da almeno dieci anni, i softsurf: quintetto guidato dai due chitarristi e cantanti Satomi Kitagawa e Nobuaki Kitamura. Da buoni dreampoppers innamorati tanto dello shoegaze quanto della delicatezza melodica, la band di Nagoya fa girare tutto attorno a muri di chitarre sfrigolanti e alla bella voce gentile di Satomi.
I nove ampi pezzi dell'album - che è un debutto piuttosto ritardato per un gruppo attivo da tanto - si dividono tra momenti più liquidi, elettrici e distorti ed altri (sono la maggioranza) dove prevale un'apertura ariosa e paesaggisticamente suggestiva, a tratti (Neonarium) pienamente pop nell'approccio, quasi ovunque memore della lezione dei My Bloody Valentine, che vengono però rivissuti in una chiave catchy che punta ad una sicura piacevolezza sonora (l'iniziale Momentrail è un ottimo esempio in questo senso e può assomigliare allo stile dei Night Flowers o dei Churchhill Garden).
Non diversamente dai più noti connazionali Stomp Talk Modstone, ma con un'attitudine più facile e meno sperimentale, i softsurf cercano una via personale allo shoegaze, variando intelligentemente mood da un pezzo all'altro (e in sostanza allontanandosene).
Ecco allora che Coming Color sembra più un pezzo, colorato e sorridente, dei Say Sue Me che un assalto sonico; la magnifica, dinamica, spettacolare e baluginante Nightfeel con il suo sapiente crescendo emozionale potrebbe venire dalla discografia dei Bleach Lab; le sfumature quasi estenuate di Hazy Dusk rimandano alla morbidezza elettrica degli Slowdive; la nuda ballata per pianoforte, voce e distorsione In The White Sands vira verso un romanticismo intimista e cinematografico.
Nel finale il romanticismo sognante di Cosmic Eyes, con il suo abile gioco di soffici rallentamenti ed esplosioni elettriche, e il power pop dai forti connotati spettacolari (e una traccia di Oasis) di Voyager riassumono in modo perfetta l'anima stilistica della band, programmaticamente sospesa fra potenza e melodia.
30 ottobre 2025
Pàlida Tez - Un Extraño Estado De Ànimo ALBUM REVIEW
Mancava da qualche tempo un grande album uscito dalla sempre fervida scena indie pop spagnola. Ed eccolo qui: è il disco di debutto - davvero attesissimo - dei Pàlida Tez di Albacete, una band che da queste parti seguiamo da molto tempo e che lodiamo ogni qualvolta pubblica un nuovo singolo.
Maria Virosta, Samuel Cuevas, Manuel Castano ed Elena Perales hanno cominciato a suonare insieme da circa cinque anni e, come altri gruppi spagnoli (la traiettoria può andare dai Juniper Moon agli Apartamentos Acapulco e ai Linda Guilala) hanno imboccato una strada che attraversa in modo efficace e creativo sia l'esperienza shoegaze che il dream pop e l'indie dei Novanta.
Fin dalle prime note di Dibujo Animado, primo episodio del lotto, è evidente che i Pàlida Tez amano i muri sonici di chitarre, le melodie limpide sorrette dai synth e dalla sovrapposizione della voce femminile e maschile e le ritmiche torrenziali. Una dimensione che potrebbe venire tranquillamente dall'insegnamento dei Lush.
Nella seguente Wong Kar-Wai, più squadrata ma anche più catchy, lo stile invece è davvero quello dei primi Pains Of Being Pure At Heart, con in più una capacità narrativa ironica e leggera che riflette una forte personalità e che ritroveremo ovunque nel disco.
L'atmosfera più obliqua e notturna di Magia Negra apparentemente apre un'atmosfera più tesa, ma in realtà le chitarre si arrampicano su un crescendo di sicuro effetto che ricorda le cose più elettriche dei Say Sue Me.
Ser Adulta Es Un Disfraz parla proprio un'altra lingua: è un pezzo pop che ha una dimensione assolutamente cantautorale e una confezione di grande eleganza intorno ad uno scheletro acustico.
Se Varoufakis (titolo bizzarro che le liriche non spiegano particolarmente) si impenna su spigoli distorti, la bellissima Ultimo Partido riporta tutto in un paesaggio più morbido che conduce ad un finale spettacolare e suggestivo.
A seguire l'ndie pop di marca Sarah Records nella avvolgente Lo Que Hay, prima di quello che è veramente un piccolo anthem ibrido di power pop e shoegaze, Mejor Al Revès, che ricorda molto da vicino i nostri amati Apartamentos Acapulco.
In chiusura un piccolo gioiellino fragile come La Dispersiòn, affidato alla voce di Samuel Cuevas, che è anche un bell'inno al desiderio di fuga.
In definitiva Un Extraño Estado De Ànimo è un album allo stesso tempo di grande compattezza stilistica ma anche ricco di di sfumature diverse, che tracciano alla perfezione la notevole maturità della band spagnola.
26 ottobre 2025
The Telephone Numbers - Scarecrow II ALBUM REVIEW
In un piccolo mondo musicale come la scena indie pop di San Francisco è probabile che ci si conosca più o meno tutti, e non è un caso allora se i membri dei Telephone Numbers li ritrovi a suonare anche in altre band della baia che da queste parti amiamo incondizionatamente, dai The Reds Pinks & Purples ai Chime School, dai Seablite ai The Umbrellas.
E' evidente che c'è un terreno comune in cui fioriscono tutti questi artisti - un terreno che ha radici negli anni '60 delle dodici corde e della psichedelia - ma poi ogni gruppo ha una sua particolare attitudine che lo rende particolare e riconoscibile.
Per quanto riguarda The Telephone Numbers, il tratto distintivo è senz'altro il songwriting colorato, leggero e intelligente di Thomas Rubenstein, che in passato ha guidato i Love Birds, ha lavorato spesso e volentieri con Glenn Donaldson e ha pubblicato l'album di debutto dei TN nel 2021.
Scarecrow II è quindi il secondo disco del quartetto californiano e conferma alla grande il tocco pop di Rubenstein e compagni. Le chitarre jangly ovviamente non mancano, ma i Telephone Numbers allargano volentieri i loro orizzonti ad una dimensione cantautorale che utilizza spesso e volentieri violino, tromba e organo e ama alternare tempi più mossi (Goodbye Rock n Roll, Ebb Tide...) e momenti di serena introspezione acustica di matrice folk (Falling Dream, This Job Is Killing Me...), senza mai abbandonare nemmeno per un secondo quel senso di piacevolezza catchy che è uno dei marker della band (e Telephone Numbers Theme, con la sua allegra e scanzonata aria alla Heavenly, vale da solo il biglietto!).
22 ottobre 2025
Motifs - If This House Was Bigger EP REVIEW
18 ottobre 2025
Massage - Coaster ALBUM REVIEW
"Siamo stati etichettati come jangle pop e incasellati come fog pop. Noi ci definiamo ancora college rock. Ma in realtà non rientriamo in nessuna definizione. Siamo un gruppo pop, chiaro e semplice. Non vogliamo ricordare altre band. Vogliamo semplicemente scrivere canzoni che non riuscirete a scrollarvi di dosso".
Così dice Andrew Romano, anima insieme ad Alex Naidus dei Massage, giusto per chiarire fin da subito come la band basata a Los Angeles abbia inteso il proprio terzo album come quello volutamente più immediato e "facile" della sua carriera.
Fin dagli esordi - e nonostante quello che si può pensare in superficie - i Massage non nascono come evoluzione dei Pains of Being Pure At Heart (Naidus ne è stato membro fondatore) ma come progetto jangle pop "tra amici" di Alex ed Andrew: un progetto che porta in profondità le impronte delle loro passioni musicali e che si è allargato a Gabrielle Ferrer (che è la cognata di Romano), Natalie de Almeida (la ragazza di Naidus) e David Rager.
Dopo un esordio fatto di elettricità e miele che già mostrava la potenzialità enorme del gruppo, il seguito Still Life già segnava la rotta che i Massage stanno coerentemente tenendo tuttora: da una dimensione poco più che lo-fi ad una produzione elegantemente essenziale, da canzoni che avevano ancora spigoli indie ad una apertura pop che vuole essere programmaticamente luminosa.
Può apparire strano definire Coaster il disco della maturità dei Massage, visto e considerato che si tratta di cinque musicisti che di strada sotto le scarpe ne hanno macinata tanta, ma in qualche modo è davvero così: è pieno di canzoni che per forza risentono delle traversie, belle e brutte, di persone che hanno quarant'anni e che usano la loro musica per ritrovare la freschezza dei vent'anni - una freschezza che è connaturata all'indie pop stesso.
Se prendete No North Star, la canzone che apre Coaster, vi imbatterete proprio nella sorridente, trascinante, cristallina freschezza di cui parlavamo: le chitarre scampanellano con gioioso dinamismo, le voci maschile e femminile si compenetrano in totale armonia, il ritornello è così catchy che è impossibile non ritrovarsi a canticchiarlo al primo ascolto.
Daffy Duck, che secondo la band potrebbe essere il loro singolo più commerciale, si apre con quel passo alla New Order a cui ci hanno abituati fin dagli inizi e poi si fa così giocoso nel ritornello da sembrare quasi sfrontato.
Ma è davvero il mood generale a caratterizzare questo terzo lavoro dei cinque di Los Angeles: un'atmosfera di brillante leggerezza e quieta dolcezza alla Teenage Fanclub che pervade ogni episodio del disco, dal romanticismo quasi commovente di When You Go alla suggestiva immersione quasi dream pop di We're Existential, dalla scintillante rotondità jangly di Whitout Your Love alla macchina del tempo targata Sarah Records di Perrots of Rome, fino al lungo soffice caldo abbraccio della sognante After All.
Coaster è in definitiva un album di solida coerenza stilistica e mostra ancora una volta, se ancora ce ne fosse bisogno, la capacità di scrivere e confezionare canzoni pop (perchè questo è l'intento) dei Massage. Ma mostra anche quanto le canzoni stesse possano avere un potere per così dire curativo e catartico, in grado di sollevare chi le suona chi le ascolta dalle noie della contingenza e dare quella sensazione inspiegabile ma tangibilissima che "tutto andrà bene".







