02 giugno 2020

Happy Accidents - Sprawling ALBUM

I britannici Happy Accidents appartengono da anni a quella schiera di pop-punk gentili che hanno i Martha e i Fresh come portabandiera: band che da queste parti teniamo in massima considerazione.
Sprawling è il loro terzo album, il primo come duo dopo la separazione dallo storico bassista, e sembra un deciso passo in avanti da parte di Phoebe Cross e Rich Mandall. 
Fin dall'iniziale, obliqua e quasi mesmerica Whole, si capisce che i due londinesi vogliono allontanrsi dai clichés del genere e allargare lo spettro della loro proposta musicale ad un'idea di indie pop che rinuncia a qualche facile uptempo e lavora sodo sulla scrittura e sulla cura dei particolari nella levigatissima produzione.
Il risultato è una sequenza di pezzi di grande eleganza e bellezza, in cui morbidezza di tocco e melodia hanno decisamente la meglio sull'energia, con un parallelo allungamento dei tempi medi oltre i quattro minuti (fatto che da solo dovrebbe automaticamente cancellare la parola "punk", che rimane solo nel loro pedigree) ed un intelligente e piacevolissimo gioco di alternanza e sovrapposizione delle voci di Phoebe e Rich. 
Uno degli album più interessanti della prima parte del 2020. 


 

29 maggio 2020

Sweet Whirl - How Much Works ALBUM

Non è facile percorrere una via "classica" al cantautorato, senza finire vittima della logica del "somiglia a". L'australiana Esther Edquist ha iniziato così qualche anno fa, prendendo canzoni da altri e spogliandole fino a lasciare al centro la sua voce, che è indubbiamente bella, profonda, sensuale, matura. 
La scrittura ovviamente è una faccenda più complicata, e comporta anche una scelta del campo in cui si vuole giocare: quello del pop, per quanto raffinato, oppure quello più frequentato e più difficile della musica per appassionati. Le potenzialità di Sweet Whirl sono indubbiamente pop, per capacità e fascino immediato, tuttavia How Much Works, il suo album di debutto, percorre la strada più impervia. Quella che parla in fondo la stessa lingua musicale di tante artiste delle chart (che non nomino), ma lo fa sottovoce, con un'intima ricerca leggermente obliqua, e non cerca mai il ritornello memorabile.
Le dieci canzoni dell'artista di Melbourne sono altrettante piccole perle da scoprire piano piano, senza fretta, accompagnati dalla voce splendida di Esther e da arrangiamenti di elegantissima essenzialità (il pianoforte, un'acustica gentile, una elettrica effettata, un organo, una ritmica di densa delicatezza). 



19 maggio 2020

Jetstream Pony - Jetstream Pony ALBUM

A tutti gli effetti questo omonimo dei Jetstream Pony è un album di debutto. Ma come si fa a parlare di debutto davanti al curriculum pazzesco dei membri della band? Beth Arzy (Aberdeen, Trembling Blue Stars, Luxembourg Signal...), Hannes Mueller (The BV's), Kerry Boettcher (Turbocat), Shaun Charman (The Wedding Present, Popguns...). C'è praticamente un pezzo di storia (e di presente) dell'indie pop nel quartetto ora basato a Brighton, e i singoli ed EP già usciti nei mesi scorsi avevano fatto presagire che i quattro veterani hanno in realtà ancora lo spirito dei ragazzini. 
E anzi, gli 11 pezzi del disco spingono ancora di più sull'acceleratore, metendo insieme con un dinamismo vigoroso trame jangly e muri elettrici, melodie di luminosa rotondità e armonie vocali, ruvide memorie post punk e carezze dream pop. Quello che sorprende - ma forse non dovrebbe - è la freschezza con cui i Jetstream Pony riescono a fare tutto. Tuttavia quando siamo davanti a gente che maneggia l'indie pop con tanta esperienza, e insieme con tanto entusiasmo, il risultato non può che essere eccezionale.

 

13 maggio 2020

Eve Owen - Don't Let The Ink Dry ALBUM

Non è facile cogliere in poche parole la complessità dell'album di debutto della londinese Eve Owen. Ad un primo approccio potrebbe essere accostata a cantautrici dal forte intimismo emozionale, come Sharon Van Etten, Gemma Hayes o Julien Baker, a tratti persino a Florence (Mother per esempio). Poi però, nelle variegate trame del disco, prodotto da Aaron Dessner dei The National con un lavoro durato pare tre anni (e 40 pezzi, quindi quella che abbiamo davanti è davvero una selezione del meglio), sono presenti tante anime che punatano in direzioni leggermente diverse.
Il punto di raccordo è ovviamente la voce intensa di Eve, che riesce ad emergere luminosa qualsiasi sia la soluzione sonora che le viene costruita intorno, che sia l'essenzialità nuda di un pianoforte, delle chitarre ruvide di ascendenza indie, un sobrio impianto elettronico o una elaborata quinta orchestrale. Le canzoni stesse sono di alto livello, per scrittura e per efficacia. Più riuscite - a mio personalissimo parere - dove il lato sperimentale viene lasciato da parte e possono brillare della loro quieta energia espressiva. Lì, al di là della meraviglia per la ambiziosa confezione musicale, viene fuori con evidenza il talento di un'artista che mostra fin dal suo esordio una personalità vigorosa. 

28 aprile 2020

Anna Järvinen - Vestigia Terrent ALBUM

Per molto tempo, più di un decennio fa, il blog che state leggendo era quasi esclusivamente scandinavian-oriented. Non starò oggi a spiegare perchè, tuttavia in quegli anni ho scoperto artisti nordici straordinari che altrimenti non avrei mai conosciuto. Di tanti ho perso le tracce nel tempo, per colpa mia, più che altro. 
Nel 2007 avevo incoronato come album dell'anno un disco intitolato Jag Fick Feeling, esordio solista di una musicista metà svedese metà finlandese chiamata Anna Järvinen, che già conoscevo come cantante dei Granada. Era un album interamente cantato in svedese. Ed era semplicemente splendido. Una sorta di pop intimo e atemporale, intriso di un romanticismo timido ma al contempo fortissimo, un po' folk e un po' jazz, con la voce di seta e cristallo di Anna al centro.
Con il tempo ho perso di vista Anna Järvinen - che ha pubblicato altri quattro album, con cadenza temporale molto ampia - per poi imbattermi per caso nel suo nuovo lavoro, Vestigia Terrent. Che, diciamolo subito, è un disco disco meraviglioso come e più del suo debutto.
Se supererete lo scoglio delle liriche in svedese (il che, davvero, io non ho mai percepito come un problema) scoprirete una delle cantautrici più brave e sconosciute d'Europa. 
I dieci pezzi di Vestigia Terrent fotografano Anna al suo meglio e si sente anche al primo ascolto la cura appassionata e maniacale per la scrittura, per la ricerca di una struttura dei pezzi che gioca a deviare impercettibilmente dalla convenzionalità, per i dettagli minuti e scintillanti di ogni arrangiamento, per la rotonda morbidezza di ogni melodia. 
Difficile fare confronti o esempi con altre artiste: la quieta e intensa delicatezza di ogni singolo istante musicale prodotto dalla Järvinen è assolutamente personale e irripetibile. Prendete Melodifestival, con la sua insistita leggerezza contrappunatata dal flauto, oppure la commovente circolare semplicità di Psalm, talmente perfetta nel suo sereno girotondo di piano, chitarra acustica, batteria spazzolata, armonica e voce che sembra spezzarsi da un momento all'altro. O ancora la densità sinfonica di Bara Du Kommer, l'elettronica gentile ed elegantissima di Ljuset, la confessione nuda, emozionante ed emozionata di Vestigia Terrent. Non c'è episodio che non abbia una veste orchestrale (più o meno sontuosa) perfettamente aderente all'intenzione della canzone, con un equilibrio che sembra a tratti miracoloso. 
Se volete scovare un tesoro nascosto, eccolo qui. 


23 aprile 2020

Crisman - Crisman ALBUM

C'è uno strano e piacevole magnetismo nelle canzoni dei Crisman. La band, nata attorno a Madeline Dowd in una periferica cittadina del Texas, in modo superficiale potrebbe essere catalogata come slowcore (i ritmi rallentati e un certo gusto per le dilatazioni e le atmosfere soffuse in effetti ci sono), tuttavia il suo omonimo album d'esordio ha una forza gentile che va oltre i generi.
I dieci pezzi del disco, dal titolo programmaticamente quasi monosillabico, vivono di bagliori notturni e di riverberi elettrici sapientemente addomesticati, in una dimensione di pensosa introversione, ma possiedono anche una forza espressiva che cresce attorno alla voce tenue di Madeline e si radica tanto nella delicatezza cantilenante dei momenti più morbidi quanto in quelli più indie ed elettrici (il crescendo obliquo di Rain è davvero bello). Il tutto con una sobria timidezza di fondo che rende la musica dei Crisman confortevole e inquietante al tempo stesso.

18 aprile 2020

Ellis - Born Again ALBUM

Già due anni fa, con un EP di sei pezzi ricco di una luminosa eleganza, Linnea Siggelkow aveva indicato la sua personale via al dream pop più soffice e dolcemente malinconico, che all'epoca mi era sembrato un ponte ideale fra i concittadini (di Hamilton, Ontario) Alvvays e Basement Revolver, tra il gusto melodico dei primi e la scenograficità dei secondi.
Ritroviamo Ellis oggi con il suo vero album di debutto, intitolato Born Again, un lavoro di per sè ambizioso, prodotto con una evidente preoccupazione per la forma oltre che per il contenuto. 
Le canzoni di Linnea, costruite attorno alla sua voce delicata, vanno costantemente alla ricerca di un effetto quasi catartico nei crescendo di chitarre, riverberi e synth, dando una dimensione più ampia ad un impianto che, nel suo profondo, resta cantautorale, introverso e "da cameretta". 
Il risultato è ovunque piacevole, mai del tutto coinvolgente forse, ma sempre forte di una fragile raffinatezza che a tatti (Fall Apart soprattutto) brilla di una leggerezza pop davvero pregevole. 

13 aprile 2020

Sunbathe - Somewhere In Between ALBUM

Maggie May Morris non è precisamente una debuttante nella scena indie della West Coast americana. E' in verità in giro, da solista e con altre band, da molti anni - e la notevole dose di esperienza si sente nell sicuro e coerente eclettismo del suo songwriting - e tuttavia la cantante e chitarrista basata a Portland Oregon non ha purtroppo raggiunto mai una reale notorietà, nemmeno con il suo ultimo progetto Sunbathe, inaugurato nel 2017 con l'omonimo disco di debutto.
Somewhere In Between, splendida opera numero due a nome Sunbathe, dovrebbe davvero essere destinata a conquistare a Maggie il riconoscimento che merita. 
Il guitar pop della Morris è infatti uno dei più eleganti che si sentano in giro da un pezzo, sotto tutti i punti di vista, tanto che i dieci corposi pezzi dell'album dimostrano, con declinazioni diverse, un dominio del mondo indie pop quasi impressionante: ci sono inflessioni surf e illuminazioni dream pop, momenti che ricordano gli Alvvays e i Beths, un alternarsi di malinconica soffusa dolcezza e di distorta ed elettrica inquietudine, di luci e di ombre, di orecchiabile leggerezza (PMA su tutte) e di dilatata introspezione, il tutto esaltato dalla voce potente ed ispirata di Maggie, vero magnetico centro attrattore di tutto il progetto. 



 

08 aprile 2020

Don't - Lightning Slow ALBUM

Chitarre sfrigolanti e melodie terribilmente catchy. E' la formula perfetta scelta dai don't (d minuscola) di Frances Ma e Jared Sparkes per il loro album di debutto, sèguito di un EP che data addirittura al 2016.
Con uno spirito assolutamente da garage pop, artigianale e risoluto, la band di Detroit dispensa otto canzoni piene di elettricità buona che fanno subito primavera: garbate e vigorose al tempo stesso, arricchite da un synth solare, da un luminoso dinamismo e da semplici ed efficaci armonie vocali. 
Con uno stile ruvido e piacevole che mi ricorda un po' i Bats ma non è molto lontano da quello dei Seablite, che abbiamo lodato di recente.


 

03 aprile 2020

Honey Cutt - Coasting ALBUM

Ho scritto spesso e volentieri che Molly Rankin è il vero genio indie pop di questi anni. Ed è senz'altro così, ma è altrettanto indubitabile che emergano a poco a poco artiste/i in grado di rivaleggiare con la signora Alvvays. 
Tra tanti, al momento la poll position se la conquista alla grande Kaley Honeycutt, che con il secondo album a nome Honey Cutt dimostra di avere tutte le carte in regola per sedere nell'olimpo del nostro genere preferito.
Cresciuta in una famiglia numerosa e poverissima nella Florida centrale e trasferitasi a studiare a Boston, Kaley si è ritrovata senza una lira a comandare una band che in origine si chiamava Baby! (Sunny, F.L. uscito nel '17 era già un gioiellino in potenza) e che ora porta, spezzato a metà, il suo cognome. 
Fin dalle prime frizzanti note di Vacation, il pezzo che apre Coasting, ogni riferimento stilistico ai citati Alvvays o ai compianti Allo Darlin sembra quasi dichiarato. Ma in realtà il guitar pop solare e profumato di surf di Honeycutt si dipana nei dieci brani del disco con diverse efficaci e personali sfaccettature, mettendo al centro da una parte la voce sicura e versatile di Kaley e dall'altra la sua scrittura di profonda travolgente leggerezza. Per il resto è tutto un trionfo di chitare jangly e tremule, di cori floreali, echi, accelerazioni e ritornelli che ti si incollano addosso al primo ascolto con uno zuccheroso mastice melodico e che possiedono però un retrogusto sottilmente amaro che rende il tutto ancora più interessante. 
Formidabile!