Non so quanti di voi abbiano mai sentito nominare una band argentina chiamata bizzarramente El Matò A Un Policia Motorizado, che per molti versi stilisticamente assomiglia ai primi Jesus & Mary Chain. Uno dei loro pezzi più celebri si intitola Nuevos Discos (lo trovate in questo disco del 2012) e, sopra il muro di chitarre d'ordinanza, ripete ossessivamente la frase "nuovos discos nuevas drogas".
Per Angelina Herrera e Ismael Càmara quel gruppo è stato un punto di ispirazione importante e non è un caso se il loro quinto album si apre con una chiarissima citazione di quel pezzo: chitarre inquiete, carillon elettronico e quel medesimo ipnotico inciso: nuovi dischi, nuove droghe - nuovo disco, nuova droga. Il che - per chi i dischi li fa e per chi aspetta, li ascolta, li consuma - è dannatamente vero.
Todos Quieren Ser Los Campeones è per gli Apartamentos Acapulco un po' una celebrazione della propria carriera decennale: non hanno perso occasione negli ultimi tempi per farcelo capire. E hanno ragione. Ho detto spesso che la band di Granada, se provenisse dall'area anglosassone e cantasse in inglese, sarebbe riconosciuta a livello mondiale non diversamente da gruppi come Alvvays, Beths o Say Sue Me. Non è così ma poco importa: restando nella natìa Granada hanno ugualmente tracciato un solco profondo nella storia dell'indie pop e il fatto che dopo tanti anni non abbiano perso un grammo di entusiasmo, anzi, è già di per sè un traguardo da festeggiare.
I tredici pezzi (tredici!) del disco descrivono alla perfezione quello che è stato lo stile peculiare della band sin dagli esordi.
La dolcezza romantica di Sólo Quiero Descansar, ampia ballata che luccica di dolorosa introversione ("i giorni passano e tutto resta uguale" insiste Ismael) rappresenta bene lo schema-canzone che gli AA hanno in mente da sempre: apertura delicata, crescendo di chitarre e synth, chiusura epica.
In Fiesta Trasparente ritroviamo invece la magia della commistione delle voci di Angelina e Ismael in un pezzo che mette insieme carezze e lame post punk. "Questa è la notte, la notte finale, e non voglio rimproveri, nella notte finale".
Paracadistas en la Playa è una magnifica synth-driven pop song, con una delle linee melodiche più belle dell'intero disco che gioca continuamente sull'alternanza vuoto - pieno e termina con un magnifico duetto.
L'anima punk gentile della veloce 21 Versiones precede il grande affresco elettro-acustico di La Ciencia Son Palabras, pezzo di stampo cantautorale che rappresenta un po' il centro emozionale, esistenziale, filosofico di tutto l'album e si allarga a poco a poco come onde in uno stagno, spalancando una finestra di pura luce in uno di quei finali larghi e sognanti che gli AA amano alla follia da sempre. "E quando il sole entrerà dalla mia finestra, piangerò di riconoscenza, tu sei la ragione per continuare a vivere, e la scienza sono solo parole e il mondo è infinito...".
BB è l'ennesimo contributo di Ismael e Angelina alla ricerca della perfect pop song: schema di programmatica facilità, melodia che vuole essere cantata, handclapping di prammatica, liriche d'amore e nostalgia. "Perchè il mio mondo smette di girare? Perchè tutto deve per forza cambiare? L'unica cosa che desidero è tornare a quel momento, quando ci siamo conosciuti, quando tutto era perfetto, quando mi dicevi che questa sarebbe stata la vita intera".
Con Gato siamo in un territorio affine ai The Cure dell'epoca Wish: tappeto di synth di squillante morbidezza, ritmo largo, orizzonti che si aprono piano piano in una distanza baluginante, un chorus che le due voci costruiscono a poco a poco in una di quelle catartiche scalate al cielo che sono uno dei marker stilistici principali degli Apartamentos da sempre.
Santos Martires edifica layer su layer una battente ed enigmatica cantilena, un fondo di elettronica umanistica, delle chitarre che partono sinuose ed esplodono gioiose nel finale. Ironia giocosa e grande energia.
Lo Que No Quieria Oir ha un'intro electropop e ci accompagna verso uno dei chorus più potentemente liberatori del disco: mañana todo estarà mejor, nada importa, podemos empezar de nuevo.
Scarlett è un pezzo che conosciamo già a memoria: è un monumento alla carriera degli AA e sta qui, in una nuova versione, proprio per celebrare i dieci anni da quando è stata pubblicata nel maggio 2016 ed ha segnato allora la prima vetta artistica della band. E' un dolce-amaro classico del dream pop contemporaneo di cui è impossibile stancarsi. Come è impossibile stancarsi del film (Lost in Translation) a cui è ispirata.
Da sempre Ismael e Angelina amano scrivere liriche ipnoticamente ripetitive e scarne (lo sono anche quelle iconiche di Scarlett: "mi dicevi che mi amavi, che volevi passare la vita con me, ed era una bugia". Lo sono anche quelle della inquieta, obliqua e quasi ruvida Siempre Es De Noche.
Il finale è affidato alla dolce e minuscola ballata cantautorale Quien Tiene Pena No Entiende, che contiene in fondo la morale dell'intero album: "perchè di vita non ce n'è che una, perchè questa vita è molto corta, vale la pena viverla, con meno dolore e molta gloria".
Rispetto a La Reconcicliacion forse questo quinto album è meno vario, più compatto e usa in misura maggiore i synth. Rispetto a El Año Del Tigre mancano alcuni pezzi davvero devastanti che lì abbondavano. Rispetto a El Resto del Mundo ci sono meno momenti puramente atmosferici, però qui c'è davvero tanta poesia. Ma in fondo stare a comparare i dischi passati è poco utile, davanti ad una band che stilisticamente è così definita da sempre e che è sempre stata su livelli eccelsi.
Tigres, leones, todos quieren ser los campeones" recitavano i versi di una vecchia canzone per bambini celebre nel mondo iberico, che evidentemente si è impressa nella mente dei due musicisti di Granada. In fondo di tigri e leoni è piena la scena musicale, e tutti per forza di cose vogliono essere i campioni. Gli Apartamentos dentro quella scena ci sono da tanto, anche se probabilmente nemmeno in Spagna sono un nome così conosciuto (ed è un delitto!). Da quando esistono fanno musica loro, fanno cover, pubblicano cose con una frequenza a dir poco costante e sono consapevoli di essere (molto) bravi. Tuttavia hanno conservato una purezza primigenia da cultori assoluti del genere che suonano che pochi possono vantare: insomma, non sono nè tigri nè leoni, nè sono diventati campioni, e probabilmente - come tanti altri artisti bravissimi di cui parliamo in queste pagine - non riescono nemmeno a mantenersi del tutto con la musica. Ma non c'è un solo segnale di cedimento nelle canzoni che continuano a regalarci: gli AA sono e restano una certezza assoluta ed una fonte apparentemente inesauribile di musica gioiosamente catartica.


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