16 agosto 2018

07-08/2018 LUGLIO AGOSTO [Massage, Snail Mail, Young Scum, Sobs, The Smittens]

ALBUM DEL MESE

Massage - Oh Boy


Stando a quanto leggo in rete, i Massage sono nati quasi per gioco: Alex Naidus (bassista nella prima mitologica formazione dei Pains Of Beeing Pure At Heart) e il suo amico Michael Felix hanno riunito attorno a sè altri tre musicisti per suonare cover delle band Flying Nun e Sarah. Poi, siccome le cose funzionavano, hanno cominciato a fare cose loro, dividendo a metà l'onere della scrittura (come i Go Betweens, per dire) e affidando alla voce di Gabi Ferrer le armonie che in ogni gruppo che fa questo genere non possono mancare. 
Oh Boy, che è l'esordio dei Massage (e una rinascita per gente che in realtà ha già militato nella scena indie da tempo), in questo senso è un puro miracolo. Un miracolo che suona un po' come gli ultimi dischi dei Bats, splendido e quasi unico esempio di resilienza guitar pop, anche se qui in realtà abbiamo un pugno di bravi musicisti che non suonano insieme dal liceo ma si sono trovati insieme già "grandi". 
Dodici pezzi nell'album: programmaticamente jangly, semplici nell'assunto e nella confezione, qua e là uptempo, quasi sempre attenti a raccontare piccole storie a tinte pastello. Perfetti nella loro scintillante imperfezione, uno dopo l'altro, senza soluzione di continuità: 38 minuti di indie pop in purezza da lasciare a bocca aperta. 



Snail Mail - Lush

Da quando, appena diciassettenne, Lindsay Jordan esordì con il suo primo EP targato Snail Mail, si sono sprecati paragoni con Waxahatchee. Inevitabili, in fondo, tanto che - appena diplomata - la ragazza di Baltimore ci è pure andata in tour, con Katie Crutchfield, che qualche buon consiglio deve averglielo dato per forza. A due anni di distanza e con un contratto con una label che conta come la Matador, Snail Mail esce con un album di debutto (qualche pezzo era già presente nell'EP in verità) che sfida la bravura della sua "maestra" e, forse, addirittura la supera. 
Le canzoni di Lindsay sono stilisticamente molto definite: cantautorali nell'urgenza post-adolescenziale e nella generosa lunghezza, essenziali nell'intelaiatura di chitarre che partono soft e puntualmente si increspano di elettricità, fortemente incentrate sulla potente emotività della sua voce, equilibratissime nel mescolare forza e fragilità. Nel complesso un album magnifico, emozionante. 


GLI ALTRI ALBUM

Young Scum - Young Scum

Il primo album degli Young Scum? Vedi alla voce jangle pop. Il trio di Richmond, Virginia - che già abbiamo apprezzato in un EP di un paio d'anni fa - maneggia il genere con sapienza e leggerezza. Gli otto pezzi del lotto ricordano i migliori Math & Physics Club: uptempo, frizzantissimi, splendidamente orecchiabili.


Sobs - Telltale Signs

Dopo i recenti fasti dei coreani Say Sue Me, restiamo in estremo oriente con i Sobs, che sono di Singapore. In maniera simile i tre suonano, con notevoli capacità, un indie pop elegante e nostalgico che potrebbe essere una versione più elettrica dei Camera Obscura, chitarre, synth e voce femminile, dotato di un'immediatezza quasi spiazzante.


The Smittens - City Rock Dove

Non c'è bisogno di dirlo: gli Smittens sono un'istituzione dell'indie pop. Spesso si usa l'etichetta "twee" per definire lo stile di una band: ecco, la band di Burlington, Virginia non suona twee, è twee. Le canzoni degli Smittens sono programmaticamente gentili, naif, vagamente stralunate, piene di armonie vocali e ritornelli killer, tra Belle & Sebastian e Magnetic Fields. Indispensabili. 

28 giugno 2018

06/2018 GIUGNO [Avind, The Perfect Kiss, Why Bonnie, Petal, Tape Waves, Hatchie]

ALBUM DEL MESE

Avind - Eving Blenda
Capita spesso che i gioielli più preziosi si nascondano tra le pieghe di una scena indie di periferia e che ci voglia una botta di fortuna per scoprirli. E' il caso del disco di debutto degli Avind, band norvegese che ruota attorno alla cantante e chitarrista Tonje Tafjord. Evig Blenda non è certo destinato ad una distribuzione internazionale (le liriche per altro sono in norvegese) ed è persino difficile trovare tracce del gruppo online, ma gli otto episodi dell'album sono talmente convincenti da meritare la palma di disco del mese. Gli Avind suonano un guitar-pop elegante che muove da un nucleo intimista cantautorale di stampo folk e si apre ora ad una spensierata leggerezza melodica ("Dumrian" sembra scritta da Annika Norlin), ora a passaggi emozionali che non disdegnano chitarre più cariche (un po' Waxahatchie), con un finale acustico da lacrime e applausi. Il tutto con una onesta semplicità ed una immediatezza che colpiscono al cuore sempre. Senza dubbio la sorpresa dell'anno. 


GLI ALTRI ALBUM

The Perfect Kiss - Filter
 Side project di Joe Moore dei The Yearnings, The Perfect Kiss arriva giusto in tempo per essere la colonna sonora electro-pop dell'estate. La nostalgia per gli anni '80, lo sappiamo, è una moda piuttosto radicata oggi, però bisogna saperla trattare per non risultare stucchevoli. Gli otto pezzi di Filter - synth, drum machine e voce femminile - sono invece totalmente a fuoco nella loro sorridente, intelligente, irresistibile immediatezza.


Why Bonnie -  Nightgown
Secondo EP quest'anno per il quintetto di Austin, Texas, e passaggio in grande stile dalle registrazioni in cameretta ad un dream pop che, senza perdere le radici lo-fi, va a giocare con sicuro talento nel territorio degli Alvvays. Una band da tenere monitorata perchè ha un potenziale enorme ancora non del tutto espresso. 


Petal - Magic Gone
Che Kiley Lotz fosse brava ce n'eravamo già accorti dal suo album d'esordio un paio d'anni fa. Magic Gone per la ragazza di Scranton, Pennsylvania è davvero la consacrazione nella serie A del cantautorato indie femminile americano. L'album è costruito come un vero e proprio percorso emozionale: parte elettrico e inquieto e poco a poco si abbandona ad un intimismo di potente comunicatività. Il crescendo di "I'm sorry" da solo è da standing ovation. 


Tape Waves - Distant Light
I Tape Waves li conosciamo bene: Kim Weldin e Jarod Weldin sono maestri nel dream pop più etereo e raffinato, fatto di placide chitarre scampanellanti e melodie di soffusa morbidezza. Distant Light, terzo album per la coppia del South Carolina, non si discosta dallo stile consolidato della band. Non ha particolari impennate, ma è ovunque piacevole e avvolgente. 


Hatchie - Sugar & Spice
Ed eccolo, il primo atteso EP di Harriette Pilbeam da Melbourne, Australia. Ad aprire le danze c'è quel prodigio di canzone che è "Sure", giusto a mettere in chiaro di cosa parliamo: un dream pop letteralmente "ambientato" negli Eighties (già la copertina da "Bella in rosa" dice tutto), pieno di chitarre riverberate, synth e melodie di zucchero filato. Può non piacere, ma io lo trovo irresistibile. 
 

24 maggio 2018

05/2018 MAGGIO [Holy Now, Winter, Gentle Brontosaurus, Remember Sports, The Spectors, Middle Kids, Colour Me Wednesday]

ALBUM DEL MESE

Holy Now - Think I Need The Light

Non c'è dubbio che il quartetto di Goteborg sia una forza della natura. Ce n'eravamo già accorti ampiamente grazie ai due EP usciti nel 2016 e 2017: Julia Olander è una sorta di Molly Rankin più timida e al contempo più incazzata e la sua band macina alla grande un guitar pop melodico e tagliente al tempo stesso, semplicissimo nella sostanza e torrenziale nella forma. 
Non c'è un solo episodio, fra gli otto dell'album d'esordio degli Holy Now, che non abbia un suo obliquo e travolgente potenziale antemico, sia nell'uptempo (sostenuto da un drumming poderoso), che sembra essere la dimensione preferita degli svedesi, sia quando da dilatazioni crepuscolari esplodono i crescendo vocali di Julia. Segnatevelo: sarà uno dei dischi dell'anno.



Winter - Ethereality

Padre americano e madre brasiliana, Samira Winter è cresciuta succhiando dal biberon un misto di punk e musica carioca, poi al college a Boston ha scoperto lo shoegaze ed è diventatauna musicista fedele ad un'idea di dream pop colorata ed energica. 
Ethereality in effetti è già nel titolo il manifesto stesso del suo stile, capace di mescolare la concretezza di chitarre sature di elettricità e una sognante brezza melodica che tutto pervade: un album di per sè ambizioso, frutto di una produzione che ha riempito ogni spazio sonoro e mette in fila una serie di potenziali singoli di spontanea e trascinante luminosità. Una magnifica esplosione di forza e dolcezza.



GLI ALTRI ALBUM

Gentle Brontosaurus - Bees Of The Invisible

 Pensate a tutto quello che amiamo nella tipica indie pop band: melodie vivaci e chitarre brillanti, ironia, intelligenza e leggerezza, e la capacità di offrire graffi e carezze allo stesso tempo.
I Gentle Brontosaurus, da Madison, Wisconsin,corrispondono a pieno ai canoni: Bees Of The Invisible, che è il loro secondo album, è la prova che Huan-Hua Chye e i suoi quattro compagni maneggiano il genere con una splendida naturalezza e con una forte ed eclettica personalità, che rende difficile azzardare paragoni con altri gruppi. Nei dodici pezzi del disco troviamo davvero un po' di tutto, dall'uptempo di marca pop-punk al folk, con un'attitudine twee che trova la sua dimensione perfetta nell'alternarsi delle voci maschile e femminile e in una colorata varietà strumentale. 



Remember Sports - Slow Buzz

Come si fa a non amare i Remember Sports? Sono la classica band formata da nerd che ti capiterebbe di orecchiare mentre si impegna a far friggere gli amplificatori nascosta in un garage di una qualsiasi periferia, ironica depositaria di una disincantata poetica suburbana. All Of Something, l'album che li ha consacrati come piccolo prodigio indie lo-fi (quando ancora erano soltanto Sports), metteva a fuoco lo stile incofondibile di Carmen Perry e compagni: canzoni dall'approccio morbido, dimesso, quasi distratto, che all'improvviso esplodevano con un'allegra furia pop-punk regalando ritornelli memorabili. "Slow Buzz"  riprende il discorso dove era stato lasciato, senza cedere ad ogni tentazione di post produzione. Tutto quello che i R.S. suonano è così e ora: imperfetto, sferragliante, urlato a squarciagola, semplicemente irresistibile. Qui manca la sorpresa, certo, ma in fondo che importa. 



The Spectors - Ooh Aah Aah

Nati attorno alla carismatica cantante e chitarrista Marieke Hutsebaut, i belgi The Spectors suonano quel genere di dream pop muscolare e orecchiabile al tempo stesso che abbiamo amato in band come Kid Wave o Westkust (ma anche in Winter, per non andare lontano). Il loro secondo album li ritrae in un momento di passaggio e al contempo di grande fermento creativo, sulla strada verso una dimensione decisamente più pop rispetto al passato, tanto che gli episodiche conservano un'anima più rude e notturna sono tutto sommato quelli meno significativi, mentre l'energica morbidezza e canatbilità di pezzi come "When The Morning Comes" o "Only You" brillano della loro diretta semplicità.



Middle Kids - Lost Friends

Gli australiani Hannah Joy e Tim Fitz, coppia anche nella vita e titolari del progetto Middle Kids, in un paio d'anni hanno bruciato le tappe e in patria, al loro album di debutto, sono già trattati come un gruppo di primo livello. Il loro dream pop non è lontano da quello degli Spectors (vedi sopra) ma sembra avere un'ambizione antemica ben maggiore, un po' alla Arcade Fire, con un retroterra da Fleetwood Mac. Troppa ambizione forse, ma sono bravi.



Colour Me Wednesday - Counting Pennies In The Afterlife

Secondo album per la band di Jen e Harriet Doveton, sempre sotto il segno di un indie chitarristico semplice e vigoroso che potrebbe essere sintetizzato come una versione più pop delle Breeders. Quando le londinesi arrotondano un po' gli spigoli e innestano una marcia melodica ("Boyfriend's Car", "Edge Of Everything") sono semplicemente irresistibili.


21 aprile 2018

04/2018 APRILE [Night Flowers, Say Sue Me, Frankie Cosmos, No Thank You, Blush Response, Nah, The Rightovers, Stephen's Shore, Flying Fish Cove]

ALBUM DEL MESE

Night Flowers - Wild Notion
Dopo gli innumerevoli singoli, che negli ultimi anni hanno segnalato un talento tanto solido quanto regolare, finalmente la band inglese è arrivata all'album di esordio. Wild Notion è esattamente quello che ci si aspettava da Sophia Pettit e compagni: una onesta collezione di dieci pezzi che illustrano con entusiasmo quasi naif quel dream pop solare, dinamico, di elettrica delicatezza, che abbiamo imparato ad amare da tempo. Ci sono i muri di chitarre, la voce morbida di Sophia, i synth atmosferici, i coretti che ti si infilano direttamente in testa, una sezione ritmica che bada al sodo, e soprattutto quella propensione (o propulsione) melodica che tutto pervade e che è il vero marchio di fabbrica dei Night Flowers, tanto che sfido chiunque a trovare una sola delle dieci tracce che non sia un singolo potenzialmente letale. Una splendida conferma.


Say Sue Me - Where We Were Together
Diciamolo subito: i coreani Say Sue Me sono la band indie pop del momento. Il loro secondo album, seguito di un esordio che già ne segnalava la bravura, è (forse programmaticamente) una ricca e ampia antologia del genere. I quattro di Busan possiedono capacità e ambizione e si muovono con agio in un mondo apertamente nostalgico (dei sixties, del C86, del punk alla Ramones, dello shoegaze, dell'indie rock dei novanta...) e adattano le loro frequenze a seconda del bisogno. A tratti sembrano i Camera Obscura, a tratti gli Alvvays. Ora accelerano a forza di carillon jangly, ora rallentano in una dimensione acustica. Un momento aprono il distorsore e quello dopo si abbandonano a trame crepuscolari da west coast. Sfornano canzoni catchy e furbe senza soluzione di continuità e mostrano un'intelligenza fuori dal comune. Cosa vogliamo di più?



GLI ALTRI ALBUM 

Frankie Cosmos - Vessel
Al secondo disco, la band di Greta Kline conferma il suo stile personalissimo ormai immediatamente riconoscibile: canzoni (tante, 18) che sembrano sempre piccoli sketches improvvisati (ma non lo sono affatto), piene di cambi di ritmo, intimistiche e vigorose insieme, sospese tra anti-folk e indie, ovunque orecchiabili, di una stramba e intellettuale freschezza, rigorosamente lo-fi. Una piccola istituzione, ormai! 


No Thank You - All It Takes To Ruin It All
Avete amato il mese scorso il disco di Camp Cope? Bene, ad aprile l'album che fa per voi è quello dei No Thank You di Kaytee Della Monica. La band di Philadelphia spinge sui pedali dei suoi distorsori e produce una serie di canzoni di densa, travolgente, immediata e incazzatissima forza espressiva che lasciano letteralmente senza fiato. 


Blush Response -  Hearts Grow Dull
Ascolto spesso artisti che si rifanno apertamente allo shoegazer, ma raramente ne rimango colpito. I Blush Response di Alister Douglas sono una splendida eccezione. Gli stilemi del genere ci sono tutti e non li enumero. Il plus della band australiana è una capacità di scrittura di livello, che fa emergere melodicamente ogni pezzo dalla trama di eterea elettricità in cui è immersa. 
   


Nah - Summer's Failing EP
Dei twee-pop addicted come Sebastian Voss ed Estella Rosa, i due titolari dei Nah (lei gestisce il blog fadeawayradiate.com), non potevano che creare una piccola meraviglia. L'EP di esordio del duo è un piccolo scrigno di canzoni delicate e frizzanti al tempo stesso. La cover di "Linus"  dei Birdie ci fa riscoprire una canzone di una bellezza commovente.


Stephen's Shore - September Love
Un paio d'anni fa l'EP d'esordio Ocean Blue aveva segnalato le doti fuori dall'ordinario di questi ragazzi di Stoccolma, dediti ad un jangly pop che potremmo definire tranquillamente "classico". Il loro primo album è una fresca e salutare brezza di canzoni melodiche, morbide, brillanti e sempre piacevolissime, piene di magiche chitarre scampanellanti.


Flying Fish Cove - Flying Fish Cove EP
EP di debutto assoluto per la band di Seattle, che sembra una reincarnazione - molto spontanea e amabilmente stonata - dei primi Heavenly. Le quattro canzoni del lotto mettono davvero di buon umore. 


The Rightovers - Die Cruisin' 
Nel 2015 Blue Blood è stato uno dei miei album prefetiti. A distanza di tre anni tornano i Rightovers, di stanza oggi a San Diego, California, con un disco più "sporco" e decisamente meno jangly del precedente: la band ha abbracciato un suono nineties-indie meno immediato ma energico e diretto. 

22 marzo 2018

03/2018 MARZO [Camp Cope, Amaya Laucirica, Fuvk, The Keep Left Signs, Klass II, Geowulf, Just Like Honey]

ALBUM DEL MESE

Camp Cope - How To Socialise And Make Friends

Chitarra, basso, batteria e la voce di Georgia Maq: questo sono le Camp Cope, nude ed essenziali. Ma nel loro secondo album il risultato è sempre superiore alla somma delle parti: tutte le nove canzoni del trio di Melbourne hanno una forza espressiva travolgente, sono schiaffi e carezze, caramelle e polpette avvelenate. Gli strumenti a tessere trame di grezza delicatezza, a tratti quasi ipnotiche, con la sezione ritmica di Sarah Thompson e Kelly Dawn Helmrich sempre perfettamente a fuoco. Le pennate elettriche e il cantato di Georgia a spingere fin dove il fiato e le corde vocali possono portare le sue parole. 




Amaya Laucirica - Rituals

Quello di Amaya Laucirica non è un nome molto conosciuto nella scena indie, eppure l'artista australiana è in giro da dieci anni esatti e prima di oggi ha già pubblicato tre album (validissimi tutti, per altro), partiti dal folk e approdati col tempo ad un dream pop levigato, morbidamente psichedelico e gentilmente orecchiabile. "Rituals" per Amaya è la quadratura del cerchio della sua carriera: una raccolta di canzoni dai contorni ampi ed eleganti, terribilmente catchy dove serve e ricche di un suono rotondo e curatissimo, chitarre e synth a pacchi, che gettano con serena ambizione un ponte ideale (ma nemmeno tanto) tra l'immediatezza indie pop di oggi (Alvvays, Night Flowers...), l'immaginario eightees etereo dei Cocteau Twins e le dilatazioni crepuscolari degli Yo La Tengo.





GLI ALTRI ALBUM

Fuvk - Time Series
Nessuno conosce il vero nome della musicista di Austin, Texas che si nasconde dietro il nome Fuvk. Ma, in fondo, poco importa: il suo mini album è uno splendido ibrido di cantautorato intimista ed equilibrata sperimentazione indie, essenziale ed emozionante. 


The Keep Left Signs - Tomorrow
Forse qualcuno si ricorderà degli svedesi The Electric Pop Group e del loro jangly pop semplice, elegante e malinconico. Dopo quasi dieci anni, dalle ceneri della band nascono The Keep Left Signs, e pare davvero che il tempo non sia passato. Indispensabile per chi non ne ha mai abbastanza di chitarre scampanellanti e melodie gentili. 
 

Klass II - Klass II
Avete presente i Makthaverskan? Bene. La città, Goteborg, è la stessa. E pure l'etichetta, Luxury, è la stessa. I cinque Klass II picchiano esattamente come i più noti concittadini, con la medesima catartica e trascinante furia, poca forma e tanta sostanza. 


Geowulf - Great  Big Blue
Gli australiani Stark Kendrick e Toma Banjanin hanno tutto per avere successo: sono cool ma non se la tirano, e soprattutto hanno un pop-touch pazzesco. Le canzoni di Great Big Blue flirtano con il dream pop ma sono più che altro formidabili marchingegni catchy, variopinti di synth e chitarre, leggeri di una leggerezza solare e sensuale al tempo stesso. 
 

Just Like Honey - Dreamland
Il nome della band, lo sapete, viene dai Jesus & Mary Chain, ma a parte qualche chitarra appena ruvida, i newyorkesi si muovono su altre strade e sunonano (bene) un indie pop educato, sognante, sempre piacevole, melodicissimo e quasi romantico.
 
  

25 febbraio 2018

02/2018 FEBBRAIO (Dead Bedrooms, Wednesday, Popkiss, Totally Mild, Hurry, Math And Physics Club, Hatchie, Night Flowers, Frankie Cosmos, Jetstream Pony)

ALBUM DEL MESE

Dead Bedroooms - Bummer 
I Dead Bedrooms autodefiniscono la loro musica "feel-good, self-deprecating housewife pop driven by hopeless romanticism". Qualsiasi cosa significhi, la giovanissima band della Virginia (a trazione femminile) mostra, al debutto, una maturità e una sensibilità sorprendenti. 
Su essenziali fondamenta garage pop, Claire Merian e compagni stratificano chitarre ora morbide ora più sfrigolanti, soffici coltri di synth e cori, intimità e dinamismo,  e soprattutto melodie che partono sempre timide e alla fine colpiscono al cuore senza pietà. Il ritornello killer di Bummer (I am just a record skipping, skip skip skip skip...) è già una piccola pietra miliare. 



GLI ALTRI ALBUM

Wednesday - Yep Definitely
I Wednesday, da Asheville North Carolina, suonano un garage pop scaltro e artigianale che può assomigliare a quello degli Sports, con in più qualche incursione semi-elettronica e un divertito eclettismo che testimonia il loro talento.


Popkiss, TBTCI meets Sarah Recs.
The Blog That Celebrate Itself, porto sicuro per gli appassionati indie pop di tutto il mondo, ha messo insieme 21 band per altrettante cover tratte dal catalogo stellare della Sarah Records, dai Field Mice agli Heavenly. Operazione riuscitissima!
 

Totally Mild - Her
Opera seconda del quartetto australiano dopo il fulminante debutto di tre anni fa. La classe della band  è la stessa, il suo guitar pop levigatissimo, sensuale, liquido, elegante, la voce di Elizabeth Mitchell l'arma in più. Manca qualche canzone "forte" (eccetto Take Today), ma siamo ad alti livelli. 

Hurry - Every Little Thought
Ogni nuova uscita della band di Matthew Scottoline è un piccolo gioiello jangly pop, pieno di canzoni catchy di ariosa e spensierata leggerezza.
 

Math And Physics Club - Lived Her Before
Quarto album per i maestri indie pop di Seattle. Il tocco magico di Charles Bert e compagni è inconfondibile e il disco - pur non toccando le vette raggiunte agli esordi - è a dir poco godibile.


SINGOLI, EP, ETC.

Hatchie - Sure
Harriette Pilbeam, in arte Hatchie, è una ventiquattrenne di Brisbane innamorata del dream pop e delle sue radici eighties (come la connazionale Hazel English).Solo una promessa, per ora, ma "Sure", il suo secondo singolo, è letteralmente una bomba, da ascoltare e riascoltare all'infinito.



Night Flowers - Cruel Wind
Da queste parti i Night Flowers non hanno bisogno di presentazioni. "Cruel Wind" è il secondo singolo che anticipa l'album in uscita in aprile. E, ovviamente, è una meraviglia.
  

Frankie Cosmos - Beeing Alive
Ci è mancata la sgangherata geniale arguzia lo-fi di Greta Kline e dei suoi Frankie Cosmos. I cambi di ritmo e l'allegria catchie di Beeing Alive sono un marchio di fabbrica.


Jetstream Pony - Charms Around Your Wirst
La voce dei Jetstream Pony è quella di Beth Arzy (The Luxembourg Signal e Aberdeen tra gli altri). Basterebbe questo per ogni fan di C86 e dintorni. Ma il pezzo in sè spacca. 


25 gennaio 2018

01/2018 GENNAIO (ONBC, Unlikely Friends, Pale Lights, Apartamentos Acapulco, Linda Guilala, Night Flowers, Hinds)

ALBUM DEL MESE

ONBC - Travelmate  (Crounchy Frog)


Quartetto danese attivo da molti anni, gli ONBC portano a un livello superiore il loro dream pop etereo e malinconico, fatto di intrecci vocali, chitarre atmosferiche e glockenspiel. Travelmate potenzia l'attitudine timida e sognante della band con una serie di splendide canzoni di efficace ed elettrico dinamismo e in definitiva è un album dalla bellezza sorprendente, costruito come un ampio e scenografico crescendo, da scoprire ascolto dopo ascolto. 



GLI ALTRI ALBUM

Unlikely Friends - Crooked Numbers  (Swoon Records)
Secondo album per la band di Seattle animata, tra gli altri, da membri dei Math & Physics Club. I 15 arrembanti pezzi di Crooked Numbers sono gli ingranaggi perfetti di una allegrae colorata  macchina indie che mette insieme uno spirito artigianale garage pop ed un formidabile talento melodico. 



Pale Lights - The Stars Seemed Brighter  (Kleine Untergrund Schallplatten)
A quattro anni dal debutto tornano i Pale Lights, ancora alla ricerca della perfect pop song, sulle tracce dei gruppi della Sarah Records, della Flying Nun, dei Belle & Sebastian, dei Lucksmiths e dei Magnetic Fields. Non tutto memorabile, ma la classe è sopraffina. 



SINGOLI DEL MESE

Apartamentos Acapulco - Cancion De Angelina
I ragazzi di Granada sono in stato di grazia. Cancion de Angelina è il miglior pezzo della loro carriera: elettricità e miele. Sarà il loro anno.


Linda Guilala - Primavera Negra (Elefant)
La band più psichedelica dell'indie pop spagnolo non sbaglia un colpo e ci regala un magnifico pezzo alla Slowdive.


Night Flowers - Losing The Light 
Torna la band inglese, morbida, sognante e raffinata come sempre. In trepidante attesa del primo album...


Hinds - New For You 
E tornano pure le ragazze terribili con un nuovo irresistibile inno lo-fi.