Se c'è al mondo una band che merita di avere un membro dei Teenage Fanclub come special guest, non c'è dubbio alcuno che siano gli Hurry. Da sempre Matt Scottoline dichiara a gran voce che senza le canzoni del mitico gruppo scozzese la sua musica non esisterebbe nemmeno, ed eccolo qui, Gerard Love (uno che ha scritto Ain't That Enough, per dire...), a cantare nello splendido singolo Moving After You, che è uno di quei classici pezzi degli Hurry di cui all'inizio pensi "mamma mia, sembrano davvero i Teenage Fanclub di Songs Form Northern Britain", ma poi ti dici che no, questa enorme tenerezza catchy è davvero farina del sacco di quella vecchia volpe di Matt.
Zoned Out è il sesto album degli Hurry, ma in verità potrebbe essere il primo, o il terzo, o il decimo, e non lo dico come se fosse un difetto, anzi l'esatto contrario. Quello che ho scritto in passato per Don't Look Back, per Fake Ideas, per Every Little Thought, vale in fondo perfettamente anche per il nuovo disco: Scottoline ha un tocco nella scrittura tanto definito quanto riconoscibile - un po' come Glenn Donaldson, per intenderci - e tutto quello che produce con i suoi Hurry ha quel sapore distinto che ti piace da morire ritrovare ogni volta.
Le canzoni della band di Philadephia sono dei deliziosi oggetti di modernariato pop, che pescano a piene mani dall'estetica della metà dei Novanta, con una programmatica predilezione per l'era brit pop nella sua declinazione più morbida e melodica e, ovviamente, per il songwriting rotondo e sognante della sacra triade Blake-Love-McGinley.
Nei dieci episodi di Zoned Out c'è esattamente quello che ci aspetta da Scottoline e compagni: melodie di delicata immediatezza (tutte, ma davvero tutte!), chitarre jangly e croccanti, soffici armonie vocali ed un piacevole e luminoso dinamismo che fa scorrere tutto con una freschezza totale.

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