Nell'aftermath di quel disco, il gruppo si è ulteriormente dimezzato con l'allontanamento spontaneo di Paola Barberan, pertanto Desde Cuàndo Todo è in realtà il terzo album con il nome LISASINSON ed il primo solista di Miriam Ferrero.
Da sempre siamo grandi fan della band di Valencia, che agli inizi sembrava davvero una reincarnazione dei mitici Juniper Moon (o una versione più morbida delle Hinds) ma è poi riuscita a costruirsi una forte identità personale lavorando in modo caparbio e intelligente soprattutto sulla scrittura.
Desde Cuàndo Todo fotografa una nuova fase del progetto LISASINSON che potremmo facilmente definire "maturità artistica", etichetta senz'altro corretta ma che non rende giustizia all'enorme talento che Miriam ha dispiegato in questi dodici pezzi (più due remix molto divertenti).
Musicalmente l'album si piazza a metà fra l'urgenza uptempo degli esordi ed una dimensione profonda e cantautorale che, a livello di liriche, affronta tematiche fortemente legate alla crescita e al disagio.
Salgo A La Calle, la canzone che apre il disco, rappresenta bene il mondo LISASINSON allo stato attuale: grandissima finezza produttiva, chitarre sfavillanti che esplodono al momento giusto, una linea melodica che parte narrativa e a poco a poco attraverso un lungo bridge liberatorio si arrampica verso un ritornello catartico e micidiale ("no me escuchaba respirar") che ti si incolla in testa. Un po' la stessa cosa che accadrà anche nella sintetica e potente Desde Cuàndo.
Discorso simile vale per un pezzo avvolgente come Lanzarote, che si appoggia su un groove di raffinata morbidezza e centra un altro chorus splendido.
Se in Deberìamos Vernos Mas ritroviamo la forza spregiudicata delle prime LISASINSON, Quiero Que Perdamos La Cabeza (Otra Vez) è una prova incontestabile della capacità di Míriam Ferrero di scrivere canzoni pop. L'influenza pop punk è dichiarata, ma è trattata con una carica giocosa che smonta certi stilemi che si trovano in tante band di genere e li spacchetta in due metà, una acustica da cameretta ed una antemica che fa l'occhiolino all'ascoltatore mentre gli chiede esplicitamente di partecipare al coro.
La bravura della musicista valenciana risiede nella capacità di partire da un nucleo ispirativo intimo, introspettivo e spesso doloroso e di costruire su di esso con un intento che è apertamente liberatorio. In Me Acostumbré, che è probabilmente l'episodio più complesso (ed emozionante) dell'album, Miriam macina traumi infantili e li trasforma in materia indie pop con un'attitudine ed una scrittura libera e coraggiosa che ricorda da vicino quello che fa Elizabeth Stokes con i sui Beths.
Racconta volentieri la propria vita Miriam, e sia che lo faccia alzando ritmo ed elettricità e riducendo il minutaggio ai due minuti (Decidì Desaparecer, No Quiero Envejer), sia che si affidi ad una superficie più pop e patinata (Si Me Pierdo), la sua coerenza stilistica non cede nemmeno per un centimetro e il motore gira sempre a mille, fino al gran finale Si Todo Se Tuerce, dove la pensosa malinconia diffusa in tutto l'album trova la sua chiave di volta in quella paradossale leggerezza che dicevamo.
Desde Cuàndo Todo è in fondo un grande album proprio grazie alla sua vigorosa forza comunicativa ed alla perfetta convivenza di riflessività crepuscolare e luminosa catchyness.

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