A un anno quasi esatto dal precedente, che avevamo ampiamente lodato su queste pagine e che consisteva in una poderosa raccolta di pezzi pubblicati in 15 anni di carriera, arriva il nuovo album di Waving Blue, intitolato The Infinite Sea.
Da lungo tempo Michele Cingolani produce la sua musica vantando una purezza DIY pressoché totale: "giusto un laptop e dei pedali a buon mercato in una cantina maledettamente umida" riferisce lui stesso nella presentazione del suo progetto.
In verità nell'ampio e ambizioso pezzo che apre il disco, All The Lost Years, alla voce soffice e filtrata di Cingolani - che conosciamo già bene - si aggiunge anche quella suggestiva di Matilde Talamelli, costituendo una piccola e graditissima novità.
Per il resto la dimensione paesaggistica di Waving Blue è quella consueta che abbiamo imparato ad amare: morbida e fluttuante, piena di crescendo e di sfumature. I muri di chitarre che troviamo in episodi emozionanti e spettacolari come Waves e The Infinite Sea ritraggono in modo perfetto l'approccio stilistico di Cingolani, che percorre da sempre una strada sospesa a metà fra l'immediatezza melodica del dream pop più etereo e le nebbie elettriche di uno shoegaze che comunque preferisce sempre il dinamismo alla distorsione puramente atmosferica.
Tutto molto bello e molto centrato, con una sensazione di luminosa malinconia che sembra sottendere ogni episodio e che i tanti riferimenti al mare (Cingolani vive sull'Adriatico) valorizzano in modo metaforicamente efficace.
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