Fare passare ben cinque anni fra il disco d'esordio (peraltro lodato da critica e pubblico) ed il suo seguito è una scelta sicuramente originale e coraggiosa. Tuttavia i Lucid Express, da buoni maniaci della forma e dei dettagli, hanno evidentemente preferito aspettare pazientemente e limare con cura i loro pezzi prima di pubblicarli, ed hanno anzi scritturato Kurt Feldman - già storico batterista dei Pains Of Being Pure At Heart, fra le tante cose che ha fatto e fa - per mixarli e masterizzarli.
E non c'è dubbio che, oltre al grande talento del quintetto di Hong Kong, ci sia anche lo zampino del produttore americano nella creazione di questo suono così tridimensionale, rotondo e avvolgente che davvero caratterizza ogni singolo istante di Instant Confort.
La ricetta della band è perfettamente aderente a un gusto molto orientale del dream pop: melodie eteree (affidate alla voce di zucchero filato di Kim Ho), paesaggi sonori quasi sempre dilatati, chitarre che virano spesso o volentieri su stilemi canonici dello shoegaze (Faux Sweetness per dire è un esercizio di Mybloodyvalentine-izzazione riuscito al 100%), synth atmosferici sempre baluginanti sullo sfondo, ritmiche che si fanno volentieri torrenziali, e un'idea sottesa a tutto che ogni momento, anche quello più sfumato o carico elettricamente, deve risultare morbido e piacevole. Il che spiega in fondo anche il titolo del disco...
Ne scaturiscono alcuni pezzi di raffinata e sfrigolante bellezza - Aster su tutti - che dimostrano quanto il gruppo sia maturato e quanto comunque voglia restare immune da tentazioni eccessivamente catchy o apertamente pop.
