(just another) pop song
23 dicembre 2025
(just another) pop song ALBUM OF THE YEAR 2025
11 dicembre 2025
Gap Year - In Light ALBUM REVIEW
Le radici ben fonde e ramificate dentro il fertile suolo dell'indie pop australiano (e neozelandese) sono molto evidenti nei pezzi del quintetto, che per molti versi può assomigliare da vicino a una band come i Quivers o un'artista come Hatchie, che sostanzialmente partono dalla stessa base e costruiscono in modo non così differente: melodie dinoccolate e un po' sornione, chitarre sempre squillanti, ampio uso dei synth di marca Eighties, peculiare propensione alle armonie vocali (la voce della bassista Maddy Blue è davvero un plus), una grande cura produttiva che non teme di puntare la rotta verso il pop e riesce sempre a strutturare superfici sonore morbidamente corrusche.
Tutti i pezzi di In Light - l'infilata iniziale da Old Races a Where I Came From specialmente - scivolano con colorata e appena malinconica leggerezza e possiedono quel dinamismo che ti fa venire voglia di alzarti sulla sedia e, quasi quasi, ballare. Nei momenti più larghi, rallentati e cantautorali - Across The Sea ad esempio - il debito verso Forster e McLennan è veramente scoperto, ma è soprattutto quando i ritmi si alzano, pur con prudenza, verso l'uptempo (la splendida The Bats-iana Slow Here) che i Gap Year danno il meglio.
Una sicura conferma!
07 dicembre 2025
Tulpa - Monster of the Week ALBUM REVIEW
Ritrovare oggi lo stesso spirito in tante band formate da ragazzi e ragazze che nei '90 non erano nemmeno nei pensieri dei loro genitori rende senz'altro meno bruciante la nostalgia per quell'epoca d'oro e forse indica che stiamo andando ancora nella direzione giusta.
I Tulpa, quartetto basato a Leeds, sono un ottimo esempio di questa rinascita dell'indie "classico". Monster of the Week, che è il loro disco d'esordio, ci riporta in un mondo di purezza indie in cui i riferimenti intorno sono band come Dinosaur Jr., Built To Spill, Lemonheads, Breeders o Pavement (il pezzo che dà il titolo all'album è un omaggio scopertissimo e perfettamente riuscito al mitico gruppo di Stephen Malkmus).
La band guidata da Josie Kirk si muove perfettamente a proprio agio fra equilibrata ruvidezza elettrica e obliqua e leggera catchyness, piazzando una serie di pezzi di ironica e trascinante immediatezza come PYOPs, Let's Make A Tulpa! e You're Living A Reverie, e mostrando fra l'altro notevolissime capacità tecniche e di scrittura. La ballata sghemba Whose Side Are You On? - anche qui la memoria non può che andare subito a Range Life dei Pavement - è un piccolo capolavoro.
03 dicembre 2025
Shapes Like People - Ticking Haze ALBUM REVIEW
29 novembre 2025
SINGOLI NOVEMBRE 2025
22 novembre 2025
CIEL - Call Me Silent ALBUM REVIEW
Michelle Hindriks e Tim Spencer da sempre hanno abbracciato l'idea di un post punk a cassa dritta, un po' dark wave e un po' ballabile, che sta a metà strada fra i Garbage, i Blonde Redhead, le Breeders e persino i Cardigans del loro periodo hype: muri di synth e chitarre, energia statica sempre al massimo ma imbrigliata da un basso pulsante e dalla batteria squadrata, la voce delicata ma graffiante di Michelle, una produzione che cura il suono in modo certosino e soprattutto un tiro che è potentissimo e trascinante quasi ovunque.
La torrenziale infilata iniziale Call me Silent, Won't Obey, Thinking Of You, Hear Me Out, Will I Ever Feel Again mette subito in chiaro l'ambizione della band di Brighton di muoversi in un territorio che sta fra goth, shoegaze e pop, senza fare concessioni ad una superficiale immediatezza ma al contempo centrando uno dopo l'altro dei chorus di grande catchyness.
Hold Onto You, che è l'unico momento di rallentamento introspettivo, notturno e sinuoso con il suo contorno di archi e la sua ritmica quasi trip hop, è un tocco di grandissima scrittura.
18 novembre 2025
Sweet Nobody - Driving Off To Nowhere ALBUM REVIEW
Driving Off To Nowhere ci fa ritrovare i Sweet Nobody in una versione pienamente matura del gruppo, che ha iniziato dalle parti di un jangly pop con qualche tentazione psichedelica ed ora si muove in un campo in cui la dimensione cantautorale catchy sembra avere preso il dominio.
I pezzi dell'album condividono una confezione ricca ed equilibrata, chitarre sempre molto rotonde e soprattutto una forte personalità melodica incarnata perfettamente dalla voce elegante e versatile di Joy (nel pezzo che dà il titolo all'album è, diciamolo chiaro, meravigliosa).
Di base potremmo parlare di dream pop patinato. Il che ci toglie dall'imbarazzo di dover trovare somiglianze con i Bleach Lab o i Wolf Alice di turno e descrive bene le intenzioni di una band che da sempre ha il pallino di trovare una via intelligente e "indie" per il suo gusto bubblegum pop molto '80s oriented (un pezzo sornione come Home Sweet Hell lo testimonia in modo chiarissimo) e non lontano dalle cose di una Laura Stevenson.
Tutto molto poppy e sempre super piacevole. Ma - come già dicevamo quattro anni fa - i Sweet Nobody il meglio in realtà lo danno quando ritornano a spingere sui pedali delle chitarre e alzano i ritmi (Could You Be The One).
12 novembre 2025
Silk Cuts - Tell Me It's Not True ALBUM REVIEW
Non ho idea se ci sia in corso una vera onda di revival di indie pop originario nella scena europea e americana (ne sono certo invece per l'estremo oriente), però è un fatto che c'è in giro un fiorire di band che emergono magari da piccole scene locali e vanno in gire a spargere i semi di un genere che in verità non è mai tramontato.
08 novembre 2025
Swim School - Swim School ALBUM REVIEW
Se esiste un certo zeitgeist dell'indie pop di questi ultimi anni, probabilmente è quello perfettamente centrato dal quartetto di Edimburgo (ma anche dai Bleach Lab, dai Wolf Alice e da innumerevoli altre band): poderoso dinamismo, chitarre vigorose ma sapientemente domate, sensualità vagamente notturna che si raccoglie in paesaggi sonori cesellati da una produzione attenta ai dettagli e in una voce femminile carismatica, programmatica carica emozionale in ogni centimetro di canzone.
Non c'è dubbio che Alice Johnson e compagni abbiano fatto passi da gigante dal loro vero esordio, e che siano piuttosto consapevoli della propria bravura.
Swim School è in effetti un album pensato, suonato e cesellato da una band che vuole a tutti i costi far emergere la propria personalità (anche nell'immagine decisamente patinata ma assolutamente efficace) e farsi spazio fra tante proposte simili (ma non altrettanto valide).
I nove pezzi dell'album, dalla studiata aggressività di Heaven alla coda scintillante di Am I Good Enough Now, sono una sequenza a proprio modo torrenziale di potenziali hit alternative: hanno tutti un grandissimo tiro, aggrappato con le unghie e con i denti alla forza di chitarre urlanti e sfrigolanti, ma al contempo possiedono una obliqua immediatezza che li carica di un fascino sensuale, avvolgente e in definitiva sempre piacevole e catchy. On & On fra tutti gli episodi è il più memorabile ed è la perfetta cartina di tornasole dello stile dei Swim School: super melodico, elettrico, trascinante.
04 novembre 2025
Softsurf - Gazing at a Mind ALBUM REVIEW
Di questa scena fanno parte, da almeno dieci anni, i softsurf: quintetto guidato dai due chitarristi e cantanti Satomi Kitagawa e Nobuaki Kitamura. Da buoni dreampoppers innamorati tanto dello shoegaze quanto della delicatezza melodica, la band di Nagoya fa girare tutto attorno a muri di chitarre sfrigolanti e alla bella voce gentile di Satomi.
I nove ampi pezzi dell'album - che è un debutto piuttosto ritardato per un gruppo attivo da tanto - si dividono tra momenti più liquidi, elettrici e distorti ed altri (sono la maggioranza) dove prevale un'apertura ariosa e paesaggisticamente suggestiva, a tratti (Neonarium) pienamente pop nell'approccio, quasi ovunque memore della lezione dei My Bloody Valentine, che vengono però rivissuti in una chiave catchy che punta ad una sicura piacevolezza sonora (l'iniziale Momentrail è un ottimo esempio in questo senso e può assomigliare allo stile dei Night Flowers o dei Churchhill Garden).
Non diversamente dai più noti connazionali Stomp Talk Modstone, ma con un'attitudine più facile e meno sperimentale, i softsurf cercano una via personale allo shoegaze, variando intelligentemente mood da un pezzo all'altro (e in sostanza allontanandosene).
Ecco allora che Coming Color sembra più un pezzo, colorato e sorridente, dei Say Sue Me che un assalto sonico; la magnifica, dinamica, spettacolare e baluginante Nightfeel con il suo sapiente crescendo emozionale potrebbe venire dalla discografia dei Bleach Lab; le sfumature quasi estenuate di Hazy Dusk rimandano alla morbidezza elettrica degli Slowdive; la nuda ballata per pianoforte, voce e distorsione In The White Sands vira verso un romanticismo intimista e cinematografico.
Nel finale il romanticismo sognante di Cosmic Eyes, con il suo abile gioco di soffici rallentamenti ed esplosioni elettriche, e il power pop dai forti connotati spettacolari (e una traccia di Oasis) di Voyager riassumono in modo perfetta l'anima stilistica della band, programmaticamente sospesa fra potenza e melodia.













