15 aprile 2026

Sea of Days - Traces ALBUM REVIEW

A solo un anno dall'uscita di Wound, Shane Speed ritorna con un un nuovo album che prosegue il racconto emotivo, introspettivo e scenografico al tempo stesso, del precedente.

E' lo stesso Shane a delineare un'ideale mappa dei suoi modelli, che tracciano una linea dream pop in grado di attraversare band molto diverse come Cure, Slowdive, Ride e The National. Niente da aggiungere: il panorama musicale di Sea of Days è esattamente questo, abilmente sospeso fra le suggestioni morbidamente dark di Robert Smith, lo shoegaze gentile di Neil Halstead, il dinamismo avvolgente di Andy Bell e il fascino in bianco e nero (e la vocalità) di Matt Berninger. 

L'esperienza di Shane, che scrive, canta, suona, produce in pressochè totale solitudine (c'è giusto la consueta apparizione di Maud Anyways nella sognante conclusiva Pride), è il vero marchio di garanzia di Sea of Days: tutto - dal suono denso e rotondo alla crepuscolare immediatezza melodica - è curato con mano sicura e grandissimo equilibrio. 

Un plauso anche per la splendida copertina! 

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