Trace, secondo ep dei Daydream, riparte dalle stesse atmosfere, ma rappresenta davvero un notevole movimento avanti per il songwriting intimista ed emozionale di Chloe. Il passo è lo stesso, lento, meditativo, vagamente ipnotico e vicino in fondo alle lezione dei Mazzy Star (altra band che ha interpretato il dream pop in un modo peculiare), ma la capacità di apertura che hanno le nuove canzoni è diversa. Dopo la dolce malinconia un po' radioheadiana dell'iniziale Every Time e la grazia solenne punteggiata dal pianoforte della lunghissima Trace, è soprattutto con la spettacolare, emozionante e catartica Proximity che i quattro scozzesi decollano, liberando la tensione e l'elettricità che gli altri quattro pezzi hanno trattenuto fino a quel punto.

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